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IL VESCOVO A JUINA
Mons. Ravinale, accolto da dom Dalla Valle insieme a don Italo, collabora alla dedicazione del Duomo “Forse mai come al termine di questo viaggio in Brasile sento il bisogno di condividere l’esperienza vissuta, perché ho la consapevolezza profonda di una esperienza che non riguarda unicamente la mia persona o quanti l’ hanno condivisa da vicino, ma è un avvenimento di Chiesa, avvio di una nuova tappa di cammino ecclesiale”. Così si esprime il vescovo appena tornato dal Brasile insieme con don Italo Francalanci. E spiega: “Si sapeva da tempo che don Roberto Zappino aveva offerto la propria disponibilità per una esperienza di vita missionaria e che il Vescovo lo avrebbe accompagnato a Juina, nel Mato Grosso, per fargli sentire la vicinanza di Asti, in questo momento così importante della sua vita e per sottolineare che la sua missione deve esprimere la scelta di proseguire in un impegno missionario, incarnato da numerosissimi uomini e donne di questa nostra terra e fatto proprio dalla Diocesi stessa, con la partenza, a suo tempo, di don Enrico Oddenino, don Luigi Binello e don Vincenzo Balsamo. E’ importante però far conoscere a tutti alcune circostanze che ritengo di grande significato e che possono orientare questa nuova esperienza di due Chiese sorelle”. Racconta dunque Padre Francesco: “L’aeroporto di Juina è sperduto nella foresta e l’atterraggio sotto la pioggia non appare un benvenuto particolarmente incoraggiante, soprattutto dopo diversi giorni di viaggio neppure troppo confortevole. Ma ad attenderci abbiamo trovato il sorriso dell’infaticabile dom Franco Dalla Valle, astigiano di Montechiaro, che il 6 gennaio 1998 è stato ordinato vescovo dal Papa Giovanni Paolo II, con l’incarico preciso di creare una Diocesi nuova per l’annuncio del Vangelo e per offrire la possibilità di esperienza ecclesiale in un territorio dimenticato e vastissimo, ad una popolazione per ora non molto numerosa, ma in costante crescita. Non si può negare che il dono di un sacerdote sia per lui di grande conforto, ma la sua preoccupazione prima rimane quella di valorizzare al massimo la collaborazione con noi. “Lascia un messaggio ai cristiani di Juina - mi dice – ora questa diocesi è anche un po’ tua”. Sapevo di essere Vescovo per la Chiesa universale, ma a questo punto ne percepisco la situazione concreta. Ero convinto che rimanere aperti all’esperienza di missione universale sarebbe stato prezioso per la Diocesi di Asti, ma mi vado convincendo che fin d’ora stiamo ricevendo arricchimenti preziosi. Quando il nostro Consiglio Presbiterale si era espresso a favore dell’invio di un sacerdote per il dono della fede, ci eravamo trovati concordi nella convinzione di poterne ricavare due grandi vantaggi per la nostra impostazione pastorale: uno spirito missionario e la ricchezza della comunione ecclesiale. Di ritorno da Juina sento che tutto questo ci viene donato in larga misura". “Appena accolti nel piccolo aeroporto - prosegue il vescovo che parla al plurale anche a nome di don Italo, interprete del gruppo in quanto di madre lingua portoghese - dom Franco ci ha accompagnati nella nuova abitazione del Padre Roberto (ora si chiama così). Sarà nuovo parroco della Chiesa Cattedrale e con un certo orgoglio mi ha fatto notare che la sua parrocchia è più grande della mia Diocesi. Ma non sarà da solo, perché vive in comunità e in comunione con Padre Gino, un sacerdote torinese, e Padre Oliveiro, un simpatico prete brasiliano, che canta volentieri e regala un sorriso contagioso. Insieme presteranno servizio a trentasei comunità disperse sul territorio, raggiungendo circa 45.000 persone. Non sembrano neppure troppo spaventati, perché hanno accolto volentieri l’idea di condurre come animatori anche il seminario diocesano, più popolato del nostro. Ogni comunità ha la sua Chiesa, il suo Consiglio Pastorale, il responsabile referente, il Consiglio per gli Affari Economici, i catechisti e gli animatori liturgici. Accettano che il servizio venga offerto nel quadro di una organizzazione globale e l’esperienza di Chiesa procede grazie ad una buona organizzazione e ad una comprensione vicendevole. Conclude mons. Ravinale con una riflessione di fondo per tutta la nostra diocesi: "Nella nostra terra il dono della fede e la presenza della Chiesa sono molto antichi. Abbiamo il privilegio di una lunga consuetudine di vita cristiana e il dovere di non tenerla gelosamente per noi, perché nessuno ha il diritto di essere fortunato da solo. Talvolta la nostra vita cristiana denuncia segni di stanchezza. L’invecchiamento globale della popolazione, la povertà di vocazioni religiose e sacerdotali, i cambiamenti culturali e sociali possono insinuare l’impressione che la vita cristiana sia retaggio di un tempo passato e destinato a non ritornare più. La Divina Provvidenza ci offre l’opportunità di affiancare la ricchezza della nostra storia con la freschezza di una nuova “implantatio ecclesiae” e ci permette di condividere la bella esperienza di una Chiesa giovane e aperta al futuro. Non mi pare un’ipotesi inimmaginabile il pensiero che qualche giovane seminarista brasiliano fra qualche tempo possa frequentare il nostro seminario, per arricchire il nostro clero di una visione universale, estremamente preziosa in un contesto sociale in cui la globalizzazione non risparmia la vita della Chiesa. Fin d’ora è molto prezioso il fatto che ad una radicata tradizione religiosa venga affiancata l’esperienza di una Chiesa che si propone come grande novità. A Juina non si può pensare che qualche proposta si faccia strada da sola. Ogni iniziativa deve essere puntigliosamente pensata, organizzata e sorretta. Sarebbe bello che anche a noi si potesse trasmettere la disponibilità a sostenere le proposte pastorali con una ostinata determinazione, nella consapevolezza che non ci si può più illudere che qualcosa possa funzionare da solo". | ||
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Domenica 19 Maggio 2013 | Copyright © credits |