Giovedì 15 Aprile 2021
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Messaggio per la Quaresima 2021   versione testuale

“Ricominciare dalla verità”
 
Qualche tempo fa fr. Luciano Manicardi, priore di Bose, ha scritto un lucido contributo dedicato all’utilizzo della parola, quale modo di esprimersi degli umani (Verso un’etica della parola, Qiqajon, Magnano [BI] 2015). Tra l’altro annota:
 
«In una situazione in cui la parola è compromessa, la verità è beffeggiata, la manipolazione delle parole che mira a manipolare le coscienze e ad ottenere potere su di esse, l’uomo di parola, colui che è veridico, che osa una parola limpida, rigorosa e si dispone a pagarne il prezzo, si troverà emarginato» (ivi, p. 18).
 
Il momento più decisivo in cui la parola è svuotata di senso è raggiunto con la menzogna declinata nelle sue molteplici forme proprie del mentire: la verità è nascosta, il significato degli eventi è profondamente e volutamente distorto, fatti mai accaduti vengono presentati e narrati come veri. La menzogna ribadita e ripetuta diventa agli orecchi degli stolti e incapaci di ogni discernimento sapiente, una verità conclamata. «Come un pazzo che scaglia tizzoni e frecce di morte, così è colui che inganna il suo prossimo e poi dice: ‘Ma si è trattato solo di uno scherzo’» (Pr 26,28-29).
Una vera etica della parola umana esige alcune condizioni: il rigore della verità, che implica a sua volta, sincerità e franchezza, senza disattendere il rispetto e il riconoscimento della persona, senza demonizzare l’altro come il nemico da combattere e da eliminare, senza soffocarlo con insulti incontrollati, senza banalizzare i fatti né ritrattare la parola detta gettando sull’altro la responsabilità del fraintendimento, senza trasformare l’altro in un recipiente nel quale riversare tutta la nostra frustrazione diventata veleno mortale. «Unica sia la tua parola. Sii pronto nell’ascoltare, lento nel proferire una risposta. Se conosci una cosa, rispondi al tuo prossimo; altrimenti mettiti la mano sulla bocca» (Sir 5,10-12). Un’etica della parola, dunque, domanda il rispetto dell’altro al quale si parla; esige attenzione alla parola che viene pronunciata e custodia di se stessi, in quanto colui che parla narra sempre del profondo di sé. Il menzognero non conosce quest’etica né questo rispetto; queste realtà non gli sono famigliari, non fanno parte del suo patrimonio di vita perché solo il rancore e la rivendicazione incontrollati lo abitano. «Non contraddire alla verità, ma vergognati della tua ignoranza» (Sir 4,25). L’apostolo Paolo, da parte sua, precisa: «Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce» (2Cor 11,13-14).
Al riguardo, Papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima 2021 rivolto alle comunità cristiane in cammino verso la Pasqua del Signore sottolinea:
 
«In questo tempo di Quaresima, accogliere e vivere la Verità manifestatasi in Cristo significa, prima di tutto, lasciarci raggiungere dalla Parola di Dio, che ci viene trasmessa, di generazione in generazione, dalla Chiesa. Questa Verità non è una costruzione dell’intelletto, riservata a poche menti elette, superiori o distinte, ma è un messaggio che riceviamo e possiamo comprendere grazie all’intelligenza del cuore, aperto alla grandezza di Dio che ci ama prima che noi stessi ne prendiamo coscienza. Questa Verità è Cristo stesso, che assumendo fino in fondo la nostra umanità si è fatto Via, esigente ma aperta a tutti, che conduce alla pienezza della Vita».
 
In riferimento al digiuno, quale prassi che accompagna il cammino quaresimale della Chiesa, secondo un’antica tradizione, sempre Papa Francesco sottolinea:
«Digiunare vuol dire liberare la nostra esistenza da quanto la ingombra, anche dalla saturazione di informazioni, vere o false, e prodotti di consumo, per aprire le porte del nostro cuore a Colui che viene a noi povero di tutto, ma “pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14), il Figlio del Dio Salvatore».
 
La dimensione della verità è ripetutamente sottolineata da Papa Francesco anche nella sua Lettera enciclica Fratelli tutti (3 ottobre 2020):
 
 «In effetti, «la verità è una compagna inseparabile della giustizia e della misericordia. Tutt’e tre unite, sono essenziali per costruire la pace e, d’altra parte, ciascuna di esse impedisce che le altre siano alterate […]. La verità non deve, di fatto, condurre alla vendetta, ma piuttosto alla riconciliazione e al perdono. Verità è raccontare alle famiglie distrutte dal dolore quello che è successo ai loro parenti scomparsi. Verità è confessare che cosa è successo ai minori reclutati dagli operatori di violenza. Verità è riconoscere il dolore delle donne vittime di violenza e di abusi […]. Ogni violenza commessa contro un essere umano è una ferita nella carne dell’umanità; ogni morte violenta ci “diminuisce” come persone […]. La violenza genera violenza, l’odio genera altro odio, e la morte altra morte. Dobbiamo spezzare questa catena che appare ineluttabile» […]. Infatti, “l’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé”, promessa che lascia sempre uno spiraglio di speranza» (nn. 227-228).
 
Quale cammino, pertanto, sta davanti a noi all’inizio del tempo santo della Quaresima? Quali atteggiamenti sono richiesti ai discepoli del Signore? Con quale spirito interiore ci disponiamo ad intraprendere il cammino quaresimale? L’apostolo Paolo ce lo rammenta senza raggiri di parole vuote: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). Questa è la speranza nella riconciliazione, che è luogo di perdono, di pace, di comunione, di incontro nella nobile e ricca differenza che ci caratterizza, di sguardo rinnovato su Dio, su se stessi e sull’altro. «C’è qualcuno che desideri la vita e vuole giorni per gustare il bene? Preservi la sua lingua dal male, le sue labbra da parole di menzogna, stia lontano dal male e faccia il bene, ricerchi e persegua la pace» (Sal 34,13-15).
È necessario ricominciare da qui, ossia dall’Evangelo che è la verità e la buona notizia di Dio per tutti, ben oltre le rivendicazioni miopi e grette, i torti subiti e fatti o le ragioni accampate come giustificazione di sé. Ricominciare dall’Evangelo, Gesù Cristo che è la verità di Dio, significa operare per la riconciliazione, per l’edificazione del suo corpo vivente che è la Chiesa. Ricominciare dall’Evangelo, verità della Parola unica detta da Dio e rivolta ad una umanità ferita, disorientata e stanca, significa ritrovare motivi ben fondati per camminare insieme riconoscendoci fratelli e sorelle nell’unico Padre; egli guarda ai suoi figli con misericordia e compassione, ben oltre attese mondane fatte di ricatti e di risarcimenti.
Solo allora, le nostre parole non saranno vuote, né scontate, né offensive, né violente, né lesive della dignità dell’altro. Abitate dalla verità dell’Evangelo, le nostre parole saranno luogo di incontro e di comunione, di scambio fraterno e di racconto della verità di chi noi siamo, ma mai senza l’altro. Abitata dal perdono, mai disgiunto dalla giustizia e dalla misericordia, la nostra parola sarà edificazione efficace, distanza annullata con l’altro, possibilità di incontro nel quale ci è dato di riconoscerci “tutti fratelli”.
 
Buon cammino di conversione e di riconciliazione verso la pasqua del Signore, parola eterna di Dio in cui abita la pienezza della verità, che ci rende liberi.
 
+ Ovidio
 
vescovo di Fidenza
 
Fidenza, 2 febbraio 2021
 
 
 
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