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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità del Natale del Signore 2017. Messa del giorno



Letture: Is 52,7-10; Ebr 1,1-6; Lc 2, 1-14
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. Rivolgo a tutti voi il mio più fervido augurio di Buon Natale: la grazia e la pace del Signore Gesù rendano più luminosa la nostra vita e ravvivino la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità. Siamo qui in preghiera per rendere lode e grazie a Dio e per contemplare ancora una volta con rinnovato stupore il mistero della nascita di Gesù.  
Abbiamo ascoltato il racconto della nascita di Gesù secondo l’evangelista Luca, riprendendo il brano evangelico proclamato nella celebrazione della notte. Questo racconto così semplice ci immerge nell’avvenimento che ha cambiato la storia umana. Siamo coinvolti nel mistero con il fascino del Bambino che nasce e con una provocazione alla nostra logica umana: in quella notte spunta la luce e sgorga la fonte della speranza. È infatti una sfida al nostro modo di pensare l’invito che l’angelo rivolge ai pastori in quella notte di duemila anni fa: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia”. Queste parole non hanno cessato di risuonare nel corso dei secoli per giungere fino a noi.
Anche se, lo sappiamo, non è mai stato facile accogliere l’invito da parte dell’uomo che si affida solo alla sua logica umana. Sempre, in ogni epoca e per ogni uomo, è stato difficile vincere la paura e la diffidenza. Eppure l’annuncio del Natale ha continuato a risuonare nel corso dei secoli: anche questo fa parte del mistero del Natale, del suo fascino che provoca la nostra ragione umana. Anche oggi, in modi diversi e con intensità differente, molti sperimentano la gioiosa verità di quell’annuncio, molti - forse tutti - percepiscono, di poco o di molto, qualcosa che avvicina al mistero, come un’iniziale esperienza che introduce al sorprendente amore di Dio.
 2. Riascoltiamo l’invito e accogliamolo nel nostro cuore, mentre riconosciamo che non è semplice liberarci dalla paura che ci paralizza e genera chiusure e diffidenze. I nostri occhi vedono le povertà materiali e spirituali che segnano il nostro Paese e il mondo intero, vedono le guerre che si diffondono in molti posti, vedono uomini e donne che sono costretti a fuggire e a cercare rifugio lontano dalle loro terre. Non possiamo ignorare tutto questo, come non possiamo dimenticare le tenebre causate dai drammi che travagliano il cuore umano, le molte lacerazioni dei legami familiari, le tante sofferenze di ogni genere. Quell’invito dell’angelo a “non temere” e ad accogliere l’annuncio di una grande gioia è avvenuto nella notte. È bene non dimenticarlo, perché proprio nella notte siamo chiamati ad affidarci a Dio, ad accogliere la sua iniziativa di amore che libera dalla paura e infonde gioia e speranza.   
3. “Vi annuncio una grande gioia. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Ecco il dono di Dio per i pastori, e, attraverso i pastori, per tutti gli uomini. A noi che viviamo nella tenebra è data la grazia della luce, che è Gesù. A noi che viviamo nella paura è data la grazia di attingere alla sorgente della speranza: questa sorgente è il Bambino che nasce a Betlemme.  
Ai pastori l’angelo dice: “Questo per voi il segno”. Il Bambino nasce nella nostra fragile umanità. Che segno è mai questo? Come riconoscere in quel bambino il Salvatore lungamente atteso dai profeti e da tutto il popolo d’Israele? Ma proprio questo è il segno di Dio: la piccolezza e la fragilità del Bambino ci dicono in modo sorprendente quanto sia straordinario l’amore di Dio per noi. Dio ci ama e ci ama così: si fa bambino per la nostra salvezza, si fa piccolo per la nostra libertà. I prodigi non servono, perché questo è il più grande dei prodigi.
I pastori vanno a vedere e, stupiti, riconoscono che il Bambino “è nato per noi”, per donarci la gioia della salvezza. Quel Bambino è l’Emmanuele, è Dio che si fa uno come noi per essere alla nostra portata, accanto a noi e con noi. “Questo è il segno”, “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Colui che non aveva un posto per nascere, se non nella povertà di una mangiatoia, è il Salvatore.
 4. Cari fratelli e sorelle, la luce di quella notte illumina la storia umana, come aveva annunciato il profeta Isaia: “il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. Il Natale è il grande dono di Dio per l’umanità bisognosa di luce, di gioia, di speranza. Il dono del Natale è fecondo, inaugura un legame nuovo con Dio e con i fratelli, rigenera il cuore e le comunità. Non dimentichiamo mai che anche sul tronco inaridito di un cuore spesso chiuso e diffidente, spunta il germoglio di vita nuova. La salvezza è alla portata di tutti e la vita comincia a risplendere in chi accoglie quel Bambino nato nella notte a Betlemme. Egli, che ci ha resi figli dell’unico Padre celeste, ci ha donato la grazia di vivere come figli del Padre e come fratelli tra di noi. La luce e la gioia del Natale, la vita nuova vissuta nella pace e nella fraternità: è il dono di Dio per noi. Nella preghiera eucaristica chiediamo per noi e per l’umanità intera la forza di vincere la paura e di aprire il cuore per accogliere il dono del Natale e rinascere come figli di Dio e come fratelli tra noi. Amen. 



25/12/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO