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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità del Natale del Signore 2017 S. Messa della notte



Letture Is 9, 2-4.6-7; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. Spalanchiamo i nostri occhi e apriamo il nostro cuore: la promessa di Dio si è compiuta e noi celebriamo il compimento di questa promessa nel mistero di questa notte che ci affascina e ci coinvolge. Colui che era l’atteso è arrivato: “Un bambino è nato per noi”, annunciava il profeta Isaia. Quel Bambino è nato per noi, la sua nascita ci dona la gioia di vivere come figli di Dio nella pace, nella riconciliazione, nella speranza. Quel Bambino è il nostro Salvatore. Questo è il grande mistero che stiamo celebrando in questa notte santa.
“Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per noi un salvatore, che è Cristo Signore”. Le parole dell’angelo ai pastori di Betlemme risuonano per ciascuno di noi. I pastori – dice il Vangelo – sono stati avvolti di luce. Così è anche per noi, avvolti di luce e di gioia. Così è per la nostra storia umana: quel Bambino è entrato nel mondo e ha cambiato la storia. La nascita di Gesù è luce, è gioia grande perché Gesù è il Cristo, è il Signore che è venuto ad assumere la nostra realtà umana per abbracciarla e salvarla. È il vero, l’unico Salvatore del mondo e dell’uomo. Confessiamo con convinzione la fede riconoscendo che Gesù Cristo viene a donarci la luce, la gioia, la salvezza. Nella fede della Chiesa proclamiamo: “Oggi è nato per noi un salvatore, che è Cristo Signore”. 
2. L’evangelista Luca scrive che “un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra”, avvenuto quando Quirino era governatore della Siria, da cui dipendeva la Palestina di allora. L’evangelista parla dell’imperatore e del governatore, i grandi di quel tempo, anche per documentare quando l’evento è accaduto. Dio non si fa presente nella sala del palazzo di un re, ma nella povertà di un luogo sperduto. Con gli occhi della fede, contempliamo la grazia del “segno” racchiusa nelle parole dell’angelo ai pastori: “Questo per voi il “segno”: “troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Il “segno” è il Bambino adagiato in una mangiatoia. Dio ha scelto questa strada per comunicarci il suo amore e donarci la sua vita. Dio si manifesta nella povertà della nascita di Gesù. L’amore di Dio arriva a farsi piccolo per donarsi a noi, l’amore di Dio arriva a farsi povero per salvare i poveri, per liberarci dall’oscurità, dal male, dal peccato. 
3. Anche noi oggi, come già l’antico popolo, “camminiamo nelle tenebre” e ricerchiamo la luce, la liberazione dalle schiavitù materiali, morali, spirituali.
Il Natale ci viene incontro: il “Verbo si fa carne e viene ad abitare tra noi”. Egli è l’Emmanuele, il Dio che si fa bambino come noi per abbracciarci e renderci capaci di vivere la nostra vita come figli amati. Il Signore si dona a noi e ci chiede solo di “non temere”, di fidarci, di accogliere il Bambino che nasce. Festeggiamo il Natale contemplando questo “segno” che ci manifesta Dio nella semplicità fragile del Bambino, nell’affetto di Maria, la Madre, che lo avvolge in fasce, nei pastori che si fidano e vanno a vedere: lì sta Dio che ci ama e vuole la nostra salvezza.  
 4. Il Natale suscita meraviglia e ci chiama alla responsabilità della condivisone. Il Figlio di Dio assume la nostra umanità e si fa solidale con l’uomo che sarà per sempre associato a Lui. Il rispetto di ogni uomo, la promozione della dignità umana, la condivisione solidale con i fratelli sono la via assolutamente necessaria per accogliere e amare quel Bambino. Nella sua predicazione, Gesù ha espressamente detto: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).
Gesù si fa uomo per salvare l’uomo. Anche noi, uniti a Lui, siamo chiamati a salvare l’umano, a ridare dignità a ogni uomo nel servizio generoso verso tutti, in particolare verso i più poveri e bisognosi. Così la solidarietà che il Figlio di Dio ha vissuto nella sua vita donata a nostro favore, diventa la norma della nostra esistenza, la logica nuova di una vita veramente umana vissuta nella condivisione. Di fronte alle troppo numerose forme di disagio, di povertà materiale e spirituale, di fronte a parole e gesti di inaudita disumanità, il Natale cristiano ci spinge a diventare uomini e donne di speranza che sanno donare luce e amore ai tanti fratelli senza speranza, senza futuro, senza grandi ideali, senza Dio.
Fratelli e sorelle, la grazia di quel Bambino nato a Betlemme ci avvolga e ci renda fonte di luce, di gioia, di speranza per ogni uomo. Questo è il nostro augurio di “Buon Natale”, augurio che diventa invocazione nella celebrazione eucaristica. Amen. 



24/12/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO