Sabato 3 Febbraio 2018
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San Geminiano Pellegrino   versione testuale

La celebrazione pontificale nella chiesa di San Francesco


Nonostante lo spostamento nella chiesa di San Francesco, un grande numero  di fedeli ha partecipato alla celebrazione pontificale nella festa del patrono, presieduta dal vescovo Erio Castellucci, e con lui all'altare  mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Ovidio Vezzoli, vescovo di Fidenza, mons. Germano Bernardini, vescovo emerito di Smirne, mons. Ignazio Bedini, vescovo emerito di Ispahan dei Latini, mons. Giuseppe Verucchi, vescovo emerito di Ravenna-Cervia. Nel saluto iniziale il vescovo ha detto: "Per cause di forza maggiore, dovendo mantenere in Duomo le impalcature per importanti lavori di consolidamento, l’ambientazione di quest’anno è più francescana che geminiana. Ringrazio quindi prima di tutto il parroco e la comunità di San Francesco, che accolgono le impegnative celebrazioni del nostro santo Patrono; celebrazioni che anche quest’anno raccolgono migliaia di modenesi. il Capitolo della Cattedrale e il suo Arciprete, i presbiteri, i diaconi e i seminaristi, i consacrati e le consacrate, tutti i telespettatori e coloro che sono uniti a noi nella preghiera dalle case e dai luoghi di cura e di riposo, gli operatori della comunicazione, i volontari, chi presta servizio liturgico e servizio d’ordine, la Cappella musicale del Duomo e il suo direttore".

Nell'omelia il vescovo ha toccato il tema del viaggio, quello dei discepoli mandati e quello di ciascuno di noi alla ricerca della santità.

"Vorrei proprio concludere con quest’ultimo tipo di viaggio, comune a Gesù, a San Paolo, a San Geminiano, a San Francesco e a tutti quelli che prendono sul serio l’invito di Gesù a seguirlo: il viaggio della santità. Più persone intraprendono questo viaggio e meno persone intraprenderanno i viaggi della disperazione, i viaggi obbligati da condizioni difficili e proibitive e i viaggi mossi dalla voglia di sfruttare i deboli. Più saranno i santi, i pellegrini del cuore e meno saranno gli operatori di iniquità e le vittime dell’ingiustizia. Questo è forse il viaggio più difficile di tutti, il viaggio interiore, che getta ponti tra le isole dell’egoismo, che scala le montagne della superbia, che attraversa le gallerie della paura. È però un viaggio necessario, se vogliamo alimentare la nostra umanità, iniettare nel mondo i germi della pace, testimoniare la bellezza del messaggio di Gesù e la sua “compassione? per l’uomo".

 

 

In allegato alla pagina i testi del saluto e dell'omelia