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Comunicati Stampa a cura di Ufficio Stampa
  18/03/2011


Dichiarazioni dell'Arcivescovo in merito alle presunte apparizioni



Dichiarazioni di S.E. Mons. Rocco Talucci in merito alle presunte apparizioni al giovane brindisino Mario D’Ignazio

In riferimento ai fenomeni di presunte apparizioni della Madonna al giovane brindisino Mario D’Ignazio, la Chiesa guarda con rispetto ogni novità che sorge tra i fedeli. La Vergine santa può apparire quando, come e a chi vuole per un messaggio di salvezza.
Ogni fenomeno va considerato con tutto il discernimento possibile, per verificare se le modalità e i contenuti siano degni di fede e conformi agli insegnamenti della Chiesa.
Ogni disparità, esaltazione, enfasi, illusione miracolistica o pretesa di preventiva credibilità, sono motivi di diffidenza e di opportuna verifica.
Nel caso che sta riguardando Mario D’Ignazio, nessun sacerdote è stato inviato nel giardino della famiglia del giovane brindisino perché nella fase entusiastica del fenomeno la presenza di un prete sarebbe stata interpretata come automatica approvazione.
Il fenomeno però è stato seguito da vicino, soprattutto con vari colloqui col giovane interessato. In questi casi è opportuno che una sola persona sia autorizzata a rilasciare dichiarazioni, per evitare che giudizi personali e approssimativi vengano intesi come voce ufficiale della Chiesa, creando confusione.
Ad oggi l’unica voce autentica riguardo il caso di Mario D’Ignazio è quella dell’Arcivescovo. Il presunto "veggente" ha l'obbligo, anzi dovrebbe avvertire l'ansia di riferire tutto all'autorità ecclesiastica, rimettendosi alle sue valutazioni o indicazioni, vedendosi carico di tanta responsabilità. Il Vescovo fa il suo discernimento personale ed ecclesiale non per impedire, ma per verificare quanto avviene.
Ogni fatto nuovo va preso in considerazione, perché resti nel suo giusto alveo di riservatezza per meglio comprenderlo, per evitare allarmismi e false illusioni, giacché i fatti eclatanti a volte prendono più dello stesso messaggio.
C'è tempo per dichiarare una verità, è difficile correggere un abbaglio. I fenomeni legati ai presunti miracoli dell’ostia, delle stimmate o della lacrimazione della statua della Vergine creano preoccupazione perché distraggono da un messaggio vero, chiaro, semplice. Troppi elementi concorrono: ostia, olio, sangue. Avviene di tutto, intorno ad un messaggio che invece deve essere la parte centrale del fenomeno. La comparsa di macchie di sangue sulle mani non significa automaticamente stimmate. Tutti gli elementi che accompagnano il fenomeno sono lontani da quella semplicità che di solito caratterizza i fatti prodigiosi. Abbonda l'eclatante che non depone a favore.
La fede non è qualcosa di personale, ma adesione a Cristo e al suo Vangelo annunciato e vissuto nella Chiesa. Il comunicato-stampa preparato e diffuso dalla Diocesi il 3 maggio 2010 attesta che si è preso atto di quanto sembra accadere.
La prudenza suggerisce di non negare il fatto, perché lo si osserva, e di non riconoscerlo perché prematuro. Assicura il rispetto della persona che si presume sincera, ma non avalla quanto potrebbe essere frutto di immaginazione o di emozione estatica. Spiega alla gente di non coinvolgersi più di tanto, perché il Vangelo, l’insegnamento e l’esperienza della Chiesa è più che sufficiente per coltivare la fede, senza la necessità di portarsi sul luogo. A questo si aggiungono i colloqui con il presunto “veggente”, sollecitato ad educare secondo questa linea quanti si accostano al fenomeno. Aggiungo inoltre, che un’apposita relazione è stata già presentata alla Santa Sede. L’alone spirituale che circonda il fenomeno predispone alle reazioni più diverse: chi vede una cosa, chi ne vede un’altra, chi sviene, altri si turbano fino a dubitare di tutto.
L’effetto più serio, forse è solo il clima di preghiera, e questo deve orientare il fedele alla partecipazione alla vita ordinaria delle Parrocchie, dove si ascolta il Vangelo, si riceve l’Eucaristia, si invita all’amore vero verso Dio e verso il prossimo. Il sensazionale passa, l’ordinario resta. La suggestione di gruppo è possibile, per questo ognuno sappia esaminare, ponderare e valutare le proprie sensazioni ed esperienze. La villetta dei D’Ignazio non è e non può essere considerato un “santuario”. Ecco la necessità di evitare tutto ciò che è proprio di un Santuario. Non è permessa alcuna processione, l’esposizione di cartelli indicatori, la produzione di immaginette, scrivere titoli mariani e preghiere proprie, sistemare altarini e fare associazioni.
L’obbedienza alla Chiesa è il miglior rispetto della Madonna e un criterio di autenticità. Le apparizioni possono avvenire, ma non per questo sono tutte vere. Finché sono ancora aperte non è possibile dare un giudizio.
Se il giovane è sicuro di sé deve aver fiducia nella Chiesa anche quando questa rimane in silenzio. È necessario che il giovane venga aiutato alla sua scelta di vita e non considerato come il “santone” a cui chiedere grazie. Altro è il desiderio della preghiera che ognuno può coltivare.
Esorto dunque la gente a credere all’amore della Vergine santa anche senza spostarsi verso la villetta, ritenendo compiuto quanto al massimo è solo un segno, ancora tutto da verificare. Il giovane consegni i messaggi alla Chiesa, consapevole di aver reso un servizio, e si abbandoni con fede.

Brindisi, 18.03.2011

+ Rocco Talucci
Arcivescovo di Brindisi-Ostuni




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