San Teodoro

  L’architettura della chiesa è chiara e ben delineata, gli affreschi sono in prevalenza cinquecenteschi e, tra tutti, è famosa la veduta di Pavia collocata a sinistra dell’ingresso.
Lo sguardo è catturato dall’insieme, ma poi si colgono i particolari, come il paliotto dell’altare maggiore o il trittico collocato nella piccola abside di destra.
È suggestiva anche la sacrestia con i grandi armadi del Cinque e del Seicento e con i dipinti del Crocefisso, della Vergine e della Natività di Cristo.
Sono stati rinvenuti, alla destra dell'ingresso principale, mosaici pavimentali romanici.

La storia

La chiesa di San Teodoro si trova nella porzione sud occidentale della città, su un terrazzamento naturale degradante verso il Ticino.
L’edificio sorge nella zona denominata Porta Calcinara, anticamente abitata da pescatori, barcaioli e commercianti che svolgevano le loro attività lungo il fiume.
È probabile che proprio i paratici, ossia le associazioni corporative di questi mestieri, abbiano avuto parte attiva nella costruzione della chiesa dedicata al Santo che veneravano come patrono.
Questa collocazione in una zona ‘popolare’, oltre alla tarda valutazione dell’architettura medievale, ha nel corso dei secoli penalizzato non poco la chiesa di San Teodoro, che è rimasta a lungo al di fuori dagli itinerari storico-artistici della città.
Risulta difficile, inoltre, ricostruire una cronologia rigorosa delle vicende costruttive a causa della limitatezza della documentazione rinvenuta.
La chiesa fu edificata nella seconda metà del XII secolo sulla preesistente chiesa altomedievale di Sant’Agnese.
La ricostruzione in forme romaniche fu probabilmente determinata dalla ne cessità di accogliere all’interno della chiesa le spoglie di San Teodoro, che era stato vescovo di Pavia alla metà dell’VIII secolo, nel periodo di passaggio dalla dominazione longobarda a quella carolingia.
Le spoglie del Santo furono traslate, probabilmente dalla chiesa di San Giovanni in Borgo, nella cripta di San Teodoro realizzata in corso d’opera.
A metà del XVI secolo vennero costruiti il campanile e il lanternino sovrastante la cupola, e all’interno della chiesa furono aggiunte delle arcate trasversali di rinforzo, rese necessarie dalle deformazioni delle volte determinate dal non simmetrico allineamento degli elementi di sostegno.
Ancora alla fine del XVII secolo ci furono degli interventi di rifacimento barocco dell’arredo nella zona presbi terale e all’inizio del XVIII risalgono in terventi di consolidamento statico nella cripta.
Tra il 1887 e il 1909 furono infine condotti una serie di consistenti interventi di consolidamento dell’intera struttura e 6 un restauro in stile, teso a eliminare tutte le “superfetazioni” cinquecentesche, barocche e settecentesche per riportare l’edificio a una presunta omogeneità originaria (Ferraresi 1995).

L’architettura

La chiesa ha impianto basilicale triabsidato articolato in tre navate, di tre campate ciascuna, coperte da volte a crociera rette da pilastri cruciformi di tipo romanico non perfettamente allineati.
Il transetto contratto ha copertura a botte sui bracci e, all’incrocio, cupola con tiburio ottagono, percorso all’esterno da una galleria di arcatelle cieche, e decorato da preziosi bacini policromi, tra cui alcuni lustri di manifattura islamica.
Il cupolino sovrapposto è alleggerito da bifore richiamate dalle aperture a edicola del lanternino cinquecentesco.
La zona presbiterale è sopraelevata: al di sotto, per tutta la larghezza delle navate, corre la cripta con monofore aperte su ogni abside.
All’esterno la parte probabilmente più antica è quella absidale. Qui il paramento di mattoni, lasciato a vista, è scandito da sottili lesene e da una cornice ad archetti con capitelli e mensole a testina.
Sul lato settentrionale è visibile il fronte del transetto inquadrato da due contrafforti. Altri tre contrafforti corrono sul fianco intervallati dalla presenza di un portale coro 8 nato da lunetta  e dalle monofore che illuminano la navata laterale.
La facciata, ripartita da quattro paraste, nell’Ottocento era a salienti ed è stata trasformata a capanna dai restauri novecenteschi.
Ora al di sopra del portale, molto semplice, anch’esso sormontato da una lunetta, si aprono una trifora centrale e due monofore laterali. Più in alto anco ra tre aperture: una centrale a croce greca e due oculi laterali.
Nella fascia superiore, sotto una cornice a dentelli e dadi, corre una loggetta cieca decorata da bacini ceramici.
Il fianco meridionale presenta uno spanciamento della cortina muraria ed è rinforzato, per contrastare la maggiore pendenza del terreno, da contrafforti più spessi rispetto a quelli del fianco settentrionale.
Sul lato sud sono disposti la sacrestia e il campanile.

I mosaici pavimentali

Nella prima campata della navata destra, durante i lavori eseguiti nel 1998 per l’impianto di riscaldamento, è stato rinvenuto un lacerto musivo di grande interesse. 
Si articola in scene contornate da fasce con motivi decorativi e iconografici tipici del repertorio romanico.
La fascia più esterna a zig-zag è inter-vallata da riquadri con animali e mostri e quella più interna presenta un intreccio a quattro capi: entrambe sono interrotte nell’angolo da un tondo composto da cerchi concentrici stellati.
Secondo una prima ipotesi il mosaico sarebbe stato realizzato intorno alla metà del XII secolo e potrebbe essere stato nascosto da interventi resi necessari in seguito ai cedimenti del terreno verificatisi in questa parte della chiesa.

La decorazione

Sui pilastri e sul fronte della cripta si conserva una parte consistente della decorazione parietale originaria che, coperta da strati di intonaco e costruzioni successive, fu riportata in luce dai restauri condotti a partire dalla fine dell’Ottocento.
I dipinti, caratterizzati da elementi della cultura figurativa lombarda e di derivazione bizantina, furono realizzati complessivamente nel secolo XIII e sono testimonianza della devozione popolare in quanto commissionati dagli stessi fedeli.
Quelli della navata principale recano ancora le tracce del nerofumo delle candele che venivano disposte probabilmente su piccole mense lignee addossate ai pilastri.

Le storie di San Teodoro

La vicenda di San Teodoro, raccontata sulla parete settentrionale del transetto, fu realizzata nel 1514, durante il rinnovo della decorazione della chiesa voluto da Luchino Corti, secondo quanto attesta l’iscrizione posta nella cornice superiore.

Le storie di Sant’Agnese

La vicenda di Agnese, martire a Roma intorno alla metà del III secolo, si snoda nel transetto meridionale. 

Questo testo è tratto dall'opuscolo "Le chiese di Pavia - San Teodoro" (a cura di Luisa Erba), ove sono contenute maggiori e più dettagliate informazioni.
Lo si può richiedere al parroco.
San Teodoro, parrocchia 
tel. 0382.21206
e-mail: santeodoro@parrocchie.diocesi.pavia.it