Santa Maria del Carmine

 Il Carmine è certamente una delle chiese più belle di Pavia e uno degli esempi più significativi del gotico lombardo, conservato intatto per secoli, in cui si respira un’atmosfera unica. Da tempo non sono più reperibili pubblicazioni in merito, ultima quella di Faustino Gianani, ormai introvabile. Assai opportuna pertanto la guida, che Luisa Erba, docente all’Università di Pavia, ha curato con la competenza e la passione che conosciamo; guida piccola, ma preziosa, non solo per il turista che visita casualmente la chiesa, ma anche per i fedeli che la frequentano abitualmente, e che vi troveranno tante notizie utili per conoscere ed apprezzare sempre meglio la loro chiesa.

 

Intorno al 1364 i Carmelitani di Pavia si trovano a dover abbandonare la propria primitiva sede a nord della città (che occupavano dal 1298) per lasciare spazio alla nuova residenza viscontea. Ottengono in cambio l’uso della chiesa dei Santi Faustino e Giovita, entro le mura, e qui avviano – sembra a partire dal 1373 – i lavori per la costruzione del complesso monastico su progetto di Bernardo da Venezia, l’architetto di fiducia dei Visconti, che aveva da poco compiuto il castello. La conclusione della chiesa si avrà circa un secolo dopo, con la realizzazione della facciata nel 1490. La chiesa, di grandi dimensioni perchè legata ad un Ordine di predicatori, e il monastero che le si addossa a sud occupano l’intero isolato.
La planimetria della chiesa, inscrivibile in un rettangolo, è rigorosamente giocata sul modulo quadrato delle campate, secondo la sigla di Bernardo da Venezia. Alle tre navate si aggiunge sui due lati una sequenza di otto cappelle quadrate.
La facciata, a salienti, è realizzata con mattoni di raffinata fattura e sottilissimi letti di calce, decorata con statue e rilievi in cotto e ritmata da sei contrafforti rastremati fino alle sottili guglie terminali a sezione quadrata. La grande dimensione della chiesa comporta tre ingressi, corrispondenti alle tre navate, sovrastati da quattro ampie eleganti bifore e, più sopra, dal grande rosone ai lati del quale due nicchie ospitavano le statue dell’arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata a cui la chiesa è dedicata. Più in alto, da una nicchia in-quadrata da una importante incorniciatura in cotto, si affaccia il Padre eterno benedicente.
Sul fianco settentrionale, i solidi contrafforti rastremati che si interrompono al di sotto dello sporto del tetto sono la prova evidente che la chiesa avrebbe dovuto adornarsi di una corona di guglie, che poi non vennero realizzate. Si eseguì invece il poderoso campanile, con le ampie trifore della cella campanaria e l’alto cono di copertura concluso da un’elegante lanterna.
La suggestiva spazialità gotica dell’interno, basata su rigorosi rapporti proporzionali, è ritmata da pilastri a fascio a sistema alternato che reggono volte a crociera costolonate. Il rosso del cotto di sostegni e nervature è valorizzato dal contrasto con le ampie stesure d’intonaco delle pareti.
Il monastero si articola intorno a due corti, di cui il chiostro occidentale, porticato sui quattro lati, si addossa alla navata destra della chiesa.
La vicenda è per quattro secoli quella dei carmelitani, che si segnalano per il ministero sacerdotale, per la predicazione e per l’insegnamento. Le soppressioni di fine Settecento determinano una svolta radicale: viene scorporato il monastero, mentre la chiesa, grazie all’ampiezza e alla elevata qualità formale, viene trasformata in parrocchia nella quale confluiscono i beni e gli archivi di alcune chiese circostanti soppresse come San Rocco, San Zeno, Santa Croce, Santa Maria Gualtieri e la Santissima Trinità. 
Il contributo economico offerto per la costruzione della chiesa da parte delle grandi famiglie e delle Corporazioni cittadine consentì loro di disporre delle cappelle per le proprie sepolture. Molte lastre tombali con stemmi gentilizi – per lo più scalpellati dai francesi – sono ancora presenti, benché generalmente rimosse dalla primitiva collocazione. Rimangono invece integri, talvolta perfino con l’originaria coloritura, gli stemmi scolpiti nelle chiavi di volta delle singole cappelle o delle campate antistanti; evidentemente le grandi altezze della chiesa hanno scoraggiato la sistematica opera di distruzione. 

La lettura del significato religioso della chiesa deve mettersi in relazione con l’ordine dei Carmelitani. Essi propongono all’interno della propria chiesa il culto per i santi legati alla loro devozione.
L’Ordine era originariamente formato da eremiti che vivevano sul monte Carmelo. Al tempo della prima crociata, con la riforma di Amerigo patriarca di Antiochia, i Carmelitani vengono riuniti in un monastero e messi sotto l’obbedienza di un priore. Intorno al 1208-1209 Sant’ Alberto patriarca di Gerusalemme codifica la tradizione monastica del Carmelo e ne detta la Regola; è pertanto venerato dai Carmelitani come il proprio legislatore. Rientrando dalla crociata il re San Luigi IX conduce in Francia i primi Carmelitani e in breve l’Ordine si diffonde nell’intera Europa. 
 
 
Questo testo è tratto dall'opuscolo "Le chiese di Pavia - Santa Maria del Carmine" (a cura di Luisa Erba), ove sono contenute maggiori e più dettagliate informazioni.
Il libretto si può acquistare presso la chiesa di Santa Maria del Carmine e presso l'Ufficio Pastorale della Curia (Pavia - p.zza Duomo, 11).
Santa Maria del Carmine, parrocchia
Piazza del Carmine - Pavia 
tel. 0382.27357
sito web: www.chiesadelcarminepavia.it
e-mail: carmine@parrocchie.diocesi.pavia.it