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LA STORIA DELLA DIOCESI DI ASCOLI PICENO
Ricordando che l'evangelizzazione in Italia ebbe inizio attorno al Sessanta dell'era cristiana, non fa meraviglia che Ascoli fosse una delle prime città ad essere raggiunta dalla predicazione del Vangelo. 

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 Una delle più antiche strade consolari romane, la Salaria e le relazioni dei Piceni con Roma, la favorivano. Il primo missionario che mise piede nel Piceno sarebbe stato S. Lino "asculano patre natus", il collaboratore diretto di S. Pietro, primo Papa, e il suo primo successore sulla Cattedra del Vicario di Cristo, com dice il "Liber Pontificalis". Egli sarebbe stato mandato a predicare il Vangelo nel Piceno, ove avrebbe prediletto la città di Ascoli per le proprie origini. Dal primo annuncio della Parola di Dio (anni 60), sino alla venuta in Ascoli del vescovo Emidio (a. 300), dopo Lino, avrebbero avuto cura del Piceno, Vescovi regionari: Massurio, inviato da papa Anacleto, nell'85; Alessandro, da papa Fabiano, nel 237; Adriano, da papa Cornelio, 251; Filippo, da papa Dionisio, nel 260. Tutti, con la Parola di Dio, avrebbero offerto per le anime, anche la propria vita col martirio. Già, dopo la predicazione del vescovo Massurio, anime generose sparsero il loro sangue per Cristo: Veneranda, nel 140; Antimo, nel 141; con loro, numerosissimi fedeli.
Malgrado le feroci persecuzioni, papa Marcellino, nel 299, consacrava Vescovo un generoso giovane ventisettenne, di nazionalità germanica, dal nome Emidio e gli assegnava la sede di Ascoli, dando così inizio, con la fondazione della Diocesi, anche alla serie dei Vescovi residenziali.
Nel periodo imperiale Ascoli ebbe una notevole importanza politica e amministrativa. Nel VI secolo subì l'invasione dei barbari. I Goti di Alarico la espugnarono nel 545 e i Longobardi di Faroaldo, duca di Spoleto, la distrussero e assoggettarono nel 578. Nel 774 Carlo Magno la dichiarò contea, sottoponendola al dominio della S. Sede. Libero Comune nel 1183, fu, per la terza volta nella sua storia saccheggiata da Federico II, nel 1242. I Vescovi, nel primo Medioevo, furono la salvaguardia della città e delle popolazioni, opponendosi ai vari tentativi di assoggettamento da parte dei barbari e dei feudatari locali. Intorno al Mille, le due potestà religiosa e civile, si assommarono nella persona dei vescovi (vescovi-conti). E nel 1150 il vescovo Presbitero ricevette a Norimberga, da Corrado II, il titolo di principe di Ascoli. A partire dal 1097, i presuli ascolani vennero eletti liberamente dal Capitolo, salvo il benestare della S. Sede. Dal 1184 il potere civile fu retto da una diarchia, e cioè, dal Vescovo, eletto dal Capitolo e dal Podestà, eletto dal Consiglio dei Consoli e dei Senatori. Nel 1343 i Vescovi tornarono ad essere nominati direttamente dalla S. Sede.
Nel 1458,sorse in Ascoli, per opera del Beato Domenico da Leonessa, il primo Monte di Pietà. Nel 1571 fu istituito in Ascoli il Seminario a norma delle disposizioni dei Concilio di Trento. Nella seconda metà del XVI secolo, in seguito ad un ennesimo tentativo di ribellione al potere di Roma, Ascoli perdette ogni autonomia. Nel 1798-99, fu occupata dalle truppe francesi. Nel 1860, fu unita, col plebiscito del 17 dicembre, all'Italia e dichiarata capoluogo di una delle quattro province marchigiane. Al Vescovo pro tempore di Ascoli, furono riconosciuti e confermati i titoli di Signore di S. Egidio, Conte Palatino di Ancarano e Principe di Ascoli Piceno. La Diocesi di Ascoli Piceno è immediatamente soggetta alla Sede Apostolica.

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Circoscrizione territoriale ecclesiastica sotto la giurisdizione del vescovo e che prende il nome dal luogo della sua residenza abituale.
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