ASTI
 
Asti>
Vescovo>
Sinodo Diocesano>
Introduzione>
Parte Prima>
Parte Terza>
Parte Quarta
Storia Sinodi<
Sinodali>

- DIOCESI DI ASTI -

Per una Chiesa
a servizio del Vangelo

SINODO DIOCESANO 2001

PARTE SECONDA

 

LE MISSIONI: DISCEPOLI IN TUTTE LE ETA’

 

CAPITOLO 4

 

LA PASTORALE DEI RAGAZZI

 

"IL RISORTO VUOLE I FANCIULLI E I RAGAZZI ATTORNO A SÉ"

 

   Gesù pone i bambini al centro del suo annuncio quando spiega la condizione per essere suoi discepoli. Le sue parole (Mt 18,2-6) indicano la grande responsabilità della comunità cristiana in ordine all’accoglienza dei piccoli. L’accoglienza della comunità cristiana nei confronti dei fanciulli e dei ragazzi si manifesta soprattutto nel cammino di iniziazione cristiana: “Per iniziazione cristiana si può intendere il processo globale attraverso il quale si diventa cristiani. Si tratta di un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore, attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale alla vita cristiana e si impegna a una scelta di fede e a vivere come figlio di Dio, ed è assimilato con il battesimo, la confermazione e l’eucarestia, al mistero pasquale di Cristo nella chiesa” (Il catechismo dell’iniziazione cristiana di fanciulli e dei ragazzi – Nota dell’Ufficio catechistico nazionale 1991)

   In questo capitolo prevalentemente dedicato ai ragazzi vengono inserite anche alcune indicazioni per gli adulti che devono compiere o completare l’itinerario di iniziazione cristiana.

 

1

 Il criterio di fondo per il conferimento dei sacramenti dell'iniziazione cristiana deve essere quello di una chiarezza responsabilizzante, unita a una misericordiosa fermezza. Non si possono negare sacramenti a chi li chiede legittimamente, fatte salve le disposizioni del diritto canonico. E' però fondamentale aiutare le persone a riconoscere le condizioni oggettive necessarie per accedere validamente e fruttuosamente ai sacramenti (chiarezza responsabilizzante), senza leggerezza e superficialità ma anche senza pretendere una vita cristiana perfetta (misericordiosa fermezza).

Sottolineiamo subito che oggi, vista la situazione di partenza in relazione alla fede cristiana, anche i cammini tradizionali di catechesi per la preparazione ai sacramenti si devono configurare come cammini di evangelizzazione. Mediante la preparazione al sacramento si cerchi di educare alla fede cristiana. Non si può mai dare per scontata la fede, la conoscenza del Dio di Gesù Cristo e la conseguente vita cristiana, limitandosi a presentare il sacramento di volta in volta richiesto. È molto importante inoltre, nell'attuale contesto sociale, presentare esempi e modelli di vita cristiana coerenti e positivi, riscoprendo in modo intelligente le figure dei santi.

Questo discorso, che diventa particolarmente evidente per i giovani e gli adulti che chiedono di ricevere la cresima, vale comunque per gli itinerari di preparazione a tutti i sacramenti.

 

2

 Tenendo conto che l'itinerario dell'iniziazione cristiana avviene oggi per la grande maggioranza delle persone nel periodo dell'infanzia e della fanciullezza, appare urgente coinvolgere il più possibile i genitori in questi cammini, non escludendo la possibilità di affidare direttamente ad alcuni di essi il compito di fare in casa il catechismo a piccoli gruppi di ragazzi (senza dimenticare l’importanza di legare questo cammino alla vita della comunità attraverso momenti specifici). Quando l'educazione cristiana e la vita cristiana non hanno il sostegno e la testimonianza della famiglia, difficilmente producono frutti significativi per quanto riguarda una costante e motivata partecipazione alla vita ecclesiale. Nelle occasioni di incontro e di catechesi con i genitori deve essere costante l'attenzione ai temi fondamentali della fede e alle tematiche educative.

            Non bisogna dimenticare che ancora oggi la preparazione ai sacramenti è l'occasione che consente di incontrare il maggior numero di persone, molte delle quali "lontane" da una pratica regolare di vita cristiana.

            Pur lasciando alle singole parrocchie e alle singole unità pastorali il compito di individuare quali concreti cammini proporre ai genitori, sottolineiamo la necessità e il dovere morale di proporre qualche incontro per i genitori lungo tutto l'arco dell'iniziazione cristiana. Nel Progetto per la pastorale dei ragazzi (1997) sono indicate svariate possibilità di lavoro con i genitori tra le quali è possibile individuare quelle che si ritengono più idonee alla propria situazione. E' anche importante far conoscere alle altre parrocchie le iniziative che sembrano produrre frutti più significativi.

 

3

In tutti gli itinerari catechistici il metodo sia quello dell'integrazione tra la fede e la vita. Si cerchi di favorire il più possibile l'esperienza della vita cristiana, il dialogo e il confronto, l'intelligente capacità di far vedere come la fede cristiana risponda in modo significativo a tutte le domande più autentiche del cuore dell'uomo. Indicazioni più ampie e precise per quanto riguarda il metodo da privilegiare nell'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi si trovano nel citato Progetto diocesano per la pastorale dei ragazzi. Si valorizzino nell'azione catechistica tutte le forze disponibili, coinvolgendo in modo attivo e responsabile associazioni e movimenti, fermo restando però il riferimento al progetto catechistico italiano e al progetto diocesano.

 

4

Il Sinodo conferma le indicazioni fornite dal Progetto per la pastorale dei ragazzi (paragr. 2.3) per quanto riguarda la formazione spirituale, la competenza dottrinale e la preparazione metodologica dei catechisti. Si stabilisce che l’età minima per fare i catechisti è 18 anni; persone più giovani possono eventualmente essere introdotte nell’attività catechistica come aiuto-catechisti.

Si ritiene necessario che a livello di Zona o di Unità pastorale si verifichi la disponibilità di catechisti numericamente sufficienti e adeguatamente preparati, anche in considerazione dell’indicazione del Progetto di creare gruppi non troppo numerosi (10-12 ragazzi), e ci si attivi sulla base dei riscontri per avviare a questo servizio persone adatte, fornendo loro una preparazione di base.

Una maggiore collaborazione tra Zone, Unità Pastorali e Ufficio per l’evangelizzazione e la catechesi è richiesta proprio per predisporre corsi di formazione che tengano conto dei problemi catechistici specifici delle Zone o delle Unità Pastorali. Anche per la formazione permanente e l’aggiornamento dei catechisti già in servizio è indispensabile un maggiore collegamento tra le parrocchie e l’Ufficio per l’evangelizzazione e la catechesi.

Per la concreta realizzazione di queste istanze occorre individuare in ogni Zona pastorale un sacerdote e almeno due catechisti che entrino a far parte della commissione del servizio per la pastorale dei ragazzi.

Le indicazioni date per i catechisti dei ragazzi e per la loro formazione vengano prese in considerazione, con gli opportuni adattamenti, anche per i catechisti delle altre fasce di età (giovani, adulti) e altre forme di catechesi (gruppi di ascolto, preparazione dei genitori al Battesimo).

 

5

Non ci sono serie motivazioni teologiche per abbandonare la prassi del battesimo dei bambini. Naturalmente la richiesta di battezzare un bambino prima dell'uso di ragione è giustificata dalla fede dei genitori. Anche in questo caso, fatte salve le disposizioni del diritto canonico, l'eventuale decisione di non battezzare un bambino dovrebbe essere presa dai genitori stessi: aiutati a capire meglio le motivazioni che stanno alla base della loro richiesta di battezzare il figlio e lo stile di vita e gli impegni che la coerenza nella fede cristiana comporta, dovranno essere loro a decidere.

E' dunque importante predisporre itinerari seri, naturalmente tenendo conto della compatibilità con gli impegni particolarmente onerosi dei genitori, per aiutare i genitori a capire bene il senso di quello che chiedono e per favorire un effettivo inserimento nella comunità cristiana. Il Servizio per la pastorale della famiglia in collaborazione con l’Ufficio per l’evangelizzazione e la catechesi, sentite le esigenze e i problemi delle varie zone, provveda a preparare uno schema di riferimento per questi incontri (numero minimo di incontri, contenuti, metodo). Fatte salve esigenze particolari ma non arbitrarie, questi itinerari di preparazione al sacramento devono diventare obbligatori. Questi corsi devono essere abitualmente realizzati a livello di Unità pastorale.

Si deve valorizzare maggiormente anche il ruolo dei padrini e conseguentemente verificarne meglio l'effettiva idoneità a svolgere il loro compito, soprattutto nei casi in cui le garanzie offerte dai genitori in ordine all'educazione alla fede appaiano deboli.

 

6

             Per quanto riguarda gli itinerari, i metodi, i contenuti per la preparazione alla prima comunione e alla cresima si rimanda al Progetto diocesano per la pastorale dei ragazzi.

            Particolare attenzione, per il loro progetto nell'ambito della formazione cristiana dei fanciulli e ragazzi che permette una molteplicità di proposte educative sostenute da interessanti mediazioni pedagogiche e didattiche, deve essere data all'Azione Cattolica Ragazzi e all'Agesci.

            Per quanto riguarda l'età, la Messa di prima comunione si mantenga di norma intorno ai nove anni e la cresima intorno ai dodici\tredici anni.

            Sembra per ora prematura e in ogni caso problematica (mancanza di catechisti, difficoltà nell'individuare criteri precisi nel formare i gruppi e soprattutto il rischio di penalizzare ulteriormente chi è poco aiutato dalla famiglia) la realizzazione di veri e propri itinerari differenziati. Si ritiene però fondamentale lavorare in piccoli gruppi (10-12 ragazzi) per favorire i catechisti nella conoscenza dei ragazzi e delle famiglie.

            Sono certamente utili e si devono promuovere in via sperimentale, per chi lo ritiene opportuno e identifica criteri sufficientemente chiari e condivisi, tentativi anche piccoli di itinerari differenziati. Questi tentativi, se si riveleranno significativi, serviranno in futuro per un ripensamento profondo degli itinerari di iniziazione cristiana dei ragazzi: possono offrire utili indicazioni per la realizzazione di questi itinerari gli orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi e la guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi (7-14 anni).

            Per l'ammissione ai sacramenti si utilizzi il criterio di una costante partecipazione al catechismo. La partecipazione alla Messa festiva sia tenuta in debito conto. Si valuti anche la partecipazione dei genitori agli incontri loro proposti, almeno negli anni in cui i figli ricevono i sacramenti.

            Nessuna parrocchia ammetta a ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana ragazzi la cui preparazione non è stata ritenuta sufficiente nella parrocchia dove hanno o avrebbero dovuto frequentare il catechismo.

 

7

             Particolare attenzione e cura vengano messe per inserire nei gruppi di catechismo i bambini e i ragazzi portatori di handicap. Sia loro data la possibilità di raggiungere i livelli di conoscenza possibili in rapporto alle potenziali capacità. L'attenzione a queste persone è molto importante per mostrare il volto accogliente e attento ai più deboli della Chiesa. Il loro inserimento in un gruppo è inoltre elemento di beneficio per gli altri che sono portati a una graduale accettazione della diversità.

            Nel limite del possibile si eliminino le barriere architettoniche che possono rendere difficile la partecipazione dei disabili alla vita della Chiesa. E' inoltre importante favorire la preparazione di qualche catechista per l'uso di metodi adatti ai singoli tipi di handicap. Anche nelle celebrazioni liturgiche si cerchi di coinvolgere maggiormente le persone disabili.

 

8

             Si stabilisce indicativamente, per quanti non hanno ricevuto il battesimo ma fanno richiesta di partecipare al normale cammino catechistico, di amministrare il battesimo e l'eucaristia nella celebrazione in cui i compagni ricevono la prima comunione. Prosegue poi il normale cammino di preparazione alla cresima (Cfr. cap. 4° del Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti-RICA). Indicazioni più ampie e dettagliate si trovano nel documento “L’iniziazione cristiana. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni”. Nota pastorale del consiglio episcopale permanente, 23 maggio 1999.

 

9

             Esiste un servizio diocesano di preparazione degli adulti alla cresima. Sia potenziato e tutte le parrocchie vi facciano riferimento. La preparazione di questi adulti si estenda per un intero anno pastorale (almeno una quindicina di incontri) perché la preparazione sia seria e possa essere scandita sull'anno liturgico.

            E' però necessario che anche a livello di Zone si verifichi l'utilità di istituire tali itinerari di preparazione per adulti alla cresima per renderne più facile l'accesso a tutti.

 

10

             E’ in aumento, per varie ragioni, la richiesta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana da parte di persone adulte (si intende superiori ai 14 anni). Il referente per l'iniziazione cristiana degli adulti è il vescovo, per questo non si prendano decisioni senza averlo consultato.

            In Diocesi si è costituito un servizio per l'iniziazione cristiana degli adulti, che si farà carico di indicare i criteri e le norme che devono essere rispettati nell'iniziazione cristiana degli adulti in continuità con quanto indicato nel "Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti".

            Si stabiliscono, in ogni caso, le seguenti indicazioni: il cammino di preparazione all'iniziazione cristiana degli adulti deve durare almeno un anno;  l'itinerario catechistico sia realizzato - almeno fin quando i casi non superano i quindici/venti  all’anno – a livello diocesano; la parrocchia di provenienza del catecumeno deve però individuare un garante che segue personalmente il cammino di fede e l'inserimento del catecumeno in parrocchia; i momenti celebrativi previsti dal RICA si svolgono in parrocchia;  la celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione cristiana si svolge abitualmente in Cattedrale  nella veglia pasquale.

                                                                            

11

             Un grande aiuto alla formazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi può essere dato dall'oratorio. L'oratorio deve diventare un ambiente e un'esperienza effettivamente educativa. A questo proposito è indispensabile coinvolgere il più possibile i genitori. Per gli orientamenti educativi dell'oratorio si faccia riferimento alle indicazioni contenute nel Progetto per la pastorale dei ragazzi, dove l'oratorio è presentato all'interno dell'itinerario complessivo.

            E' però indispensabile a livello di parrocchia e di unità pastorale verificare gli oratori che già esistono e individuare strutture e persone perché possa sorgere qualche oratorio, dove se ne scorge maggiormente la carenza.

            Si valuti l'opportunità di creare un coordinamento degli oratori, in collaborazione tra il servizio per la pastorale dei ragazzi e il servizio per la pastorale giovanile. Coordinamento dove potranno essere sviluppati, precisati ed anche confrontati con i problemi che si incontrano negli oratori, gli orientamenti educativi e i suggerimenti contenuti nel Progetto per la pastorale dei ragazzi.

            Si valorizzi, in ogni caso, la valenza educativa dello sport, anche in relazione al grande numero di bambini e di ragazzi che fanno attività sportiva. Si favorisca quindi il confronto e la collaborazione delle parrocchie soprattutto con il Centro Sportivo Italiano (CSI) e le Polisportive Giovanili Salesiane (PGS). In particolare si stimoli il dialogo e un attivo coordinamento tra i responsabili dell'Oratorio, gli animatori e gli allenatori. Si cerchi di fare in modo che gli allenatori delle squadre siano cristiani convinti ed educatori competenti.

 

12

            La comunità parrocchiale, dove ci si prepara a ricevere e si ricevono i sacramenti, deve essere abitualmente quella di residenza. I parroci che ricevono richieste di ammissione alla preparazione ai sacramenti di soggetti provenienti da altre parrocchie abbiano quindi cura di convincere i richiedenti a non depauperare la loro parrocchia di residenza, evidenziando come l'avere una precisa comunità di riferimento per il presente e per il futuro sia molto più importante della comodità del servizio.

            Tuttavia, vista la grande mobilità del nostro contesto sociale, non si può escludere che in qualche caso vi siano ragionevoli e fondati motivi per chiedere di frequentare l'itinerario dell'iniziazione cristiana in una parrocchia diversa dalla propria. Si verifichino quindi con attenzione i motivi addotti e si accettino le richieste solo quando c'è l'impossibilità obiettiva o comunque gravi difficoltà nel partecipare alla preparazione nella parrocchia di residenza.

            Non si ritiene necessario richiedere fogli di consenso per non burocratizzare tali processi e dare l'immagine di una Chiesa comunione. Si chieda agli interessati di avvertire il proprio parroco per dare opportunità di contatti pastorali. In ogni caso, il parroco che ammette a ricevere i sacramenti chi non ha svolto il cammino di preparazione nella sua parrocchia deve verificare che il cammino sia stato effettivamente fatto.

 

13

             L'attenzione ai cammini tradizionali di preparazione ai sacramenti, dev’essere accompagnata dall'attenzione a nuove forme di dialogo, di evangelizzazione e di catechesi rivolte soprattutto agli adulti.

            A titolo puramente indicativo, elenchiamo: forme rinnovate di catechesi al popolo; piccoli centri di ascolto e di confronto disseminati sul territorio della parrocchia; incontri di confronto con chi non è credente o con esponenti di altre religioni; forme di dialogo e di incontro con immigrati di altre religioni.

 

14

             Un’istituzione particolarmente rilevante nella vita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani è la scuola. E' dunque fondamentale la presenza, l'impegno e la testimonianza dei cristiani all'interno della scuola pubblica, in modo da proporre con l'esempio e con l'insegnamento i valori di riconoscimento della pari dignità di ogni essere umano pur nella diversità, di rispetto e attenzione agli altri, di condivisione e di solidarietà.

            I genitori e gli insegnanti cattolici si facciano parte attiva e diligente per favorire nella scuola una più evidente attenzione all'educazione oltre che all'istruzione. I catechisti e gli animatori cerchino di conoscere e di tener conto dell'influsso della scuola nella vita dei ragazzi e dialoghino con gli insegnanti impegnati nella scuola statale che sono maggiormente inseriti nella comunità cristiana.

            Particolare attenzione dev’essere rivolta agli insegnanti di religione a cui è richiesta una dedizione particolare, data la facoltatività della materia. Dove è possibile si favorisca il confronto reciproco tra catechisti, animatori e insegnanti di religione, in modo da facilitare l'elaborazione, sia pure nella distinzione dei ruoli e dei metodi, di un comune progetto educativo. Gli insegnanti di religione siano il più possibile inseriti nella vita delle comunità parrocchiali.

Si sensibilizzino i genitori e i giovani perché scelgano di avvalersi dell'insegnamento della religione. Per favorire l'attenzione ai problemi educativi della scuola si crei la Consulta per la scuola e l'educazione. Si stabilisca una domenica in prossimità dell'inizio dell'anno scolastico per celebrare la giornata della Scuola e dell'educazione in cui, oltre alla preghiera per la scuola e per tutto il personale scolastico, si sviluppino alcune considerazioni sul problema scuola ed educazione.

 

15

            Una maggiore attenzione da parte delle comunità cristiane deve certamente essere riservata alle scuole cattoliche. La natura della scuola cattolica consente di elaborare un progetto educativo di chiara ispirazione cristiana e nel contempo cerca di armonizzare la competenza professionale  a livello pedagogico e metodologico-didattico, doverosa per chiunque lavori in ogni tipo di scuola, con una più spiccata sensibilità formativa da parte degli insegnanti con i quali si dovrà verificare, corresponsabilizzandoli, l'efficacia educativa di ogni specifica scuola cattolica, anche al fine di essere testimonianze significative nel nostro territorio.

            Si faccia sentire agli istituti religiosi e agli insegnanti, da tempo e in mezzo a molte difficoltà impegnati a far vivere le scuole cattoliche, stima, apprezzamento, incoraggiamento e sostegno per il loro lavoro. Si ascoltino con più interesse e cordialità i loro problemi e i loro suggerimenti.

            E' necessario, soprattutto negli incontri con i genitori, ricordare questa importante opportunità educativa sia per suggerire l'iscrizione dei figli a questo tipo di scuola, sia per favorire una più marcata sensibilità sociale perché sia effettivamente riconosciuto il diritto, sancito anche dalla Costituzione, alla libertà di scelta della scuola da far frequentare ai propri figli.

  

CAPITOLO 5

 

LA PASTORALE GIOVANILE

 

“IL RISORTO CHIAMA I GIOVANI A SEGUIRLO”

 

1

Questo Sinodo sollecita le comunità parrocchiali e i loro responsabili a rilanciare la pastorale giovanile ordinaria. Sarà la comunità ecclesiale tutta (a livello di parrocchia, unità pastorale, zona e diocesi) a dare vita a tale pastorale. Per questo è necessario che la comunità cristiana si proponga ai giovani come “una casa accogliente, in cui trovare occasione di dialogo con gli adulti e nello stesso tempo essere valorizzati come soggetti attivi, protagonisti della propria formazione e dell’evangelizzazione” (Con il dono della carità dentro la storia, n. 39). Senza disperdere le energie in iniziative estemporanee e straordinarie, la pastorale giovanile abbia sempre come meta di “educare progressivamente i giovani alla figura adulta della fede ecclesiale” (Progetto di pastorale giovanile della diocesi di Asti). In questo obiettivo sono già indicati i nodi principali: una meta chiara e condivisa, educatori preparati, un cammino verso l’incontro personale con Cristo, l’appartenenza responsabile alla comunità ecclesiale.

 

2

 La comunione ecclesiale dei sacerdoti e degli altri operatori della pastorale giovanile attorno al vescovo e tra di loro è condizione essenziale per una fruttuosa opera educativa. Si faccia ogni sforzo per collaborare all’unità di intenti sia nell’ambito della pastorale ordinaria delle parrocchie che nell’adesione alle iniziative zonali e diocesane.

 

3

 Si trovi nuovo coraggio per continuare (o tornare) a proporre l’esperienza del gruppo formativo, che non si deve considerare superato. Il gruppo, più che un semplice strumento, è il contesto concreto in cui il giovane vive un’autentica esperienza di Chiesa e dove gli è offerta la possibilità di un cammino di crescita nella fede. Come elementi essenziali per la crescita nella fede dei giovani che partecipano ai gruppi si indicano le tre grandi dimensioni della vita cristiana: la formazione alla fede mediante la catechesi, la partecipazione alla vita liturgica e sacramentale nella comunità parrocchiale, l’impegno nella testimonianza della carità. I gruppi siano impostati come autentiche esperienze di comunione fraterna e con una marcata tensione alla missionarietà, senza cadere né nell’intimismo né in una pura azione sociale.

 

4

 Attenta alle situazioni di vita e di fede del mondo giovanile, la pastorale giovanile intende incontrare tutti i giovani diversificando le proposte e formulando pertanto itinerari di primo annuncio e cammini differenziati. Cammini che non si propongono ovviamente mete ultime diverse, bensì una maggiore attenzione alla situazione reale delle persone. Pur sentendo il bisogno di offrire ai più sensibili e impegnati proposte di educazione alla fede proporzionate al loro grado di maturità, è necessario fare in modo che l’accettazione o il rifiuto della proposta cristiana dipenda solo dal mistero della coscienza di ogni persona e non sia condizionato a priori da criteri e linguaggi non adeguati al mondo reale dei destinatari.

5

La tensione missionaria impone di essere attenti agli ambienti di vita dei giovani (famiglia, scuola, economia e lavoro, arte e spettacolo, sport e turismo, salute e malattia, emarginazione sociale). Pertanto “la pastorale attuata nelle strutture parrocchiali dovrà saldarsi organicamente con la cosiddetta pastorale degli ambienti, in modo che la parrocchia si edifichi come comunità missionaria e soggetto sociale sul territorio” (Con il dono della carità dentro la storia, n. 23). E’ perciò decisivo che la pastorale giovanile impari sempre più a lavorare in modo coordinato con altre agenzie educative e con altri soggetti della pastorale (uffici pastorali, associazioni, movimenti), sia per un’efficace collaborazione sia per il confronto e la progettazione comune. In vista di questo coordinamento e di quella attenzione alla vita reale dei giovani, appare opportuno un osservatorio della cultura giovanile, inteso anche come spazio dove progettare e proporre percorsi di formazione e approcci al mondo del disagio.

 

6

 Di fronte ad adolescenti che, oggi più che mai, esprimono diffidenza nei confronti di appartenenze troppo forti, di programmi troppo definiti, di etichette troppo impegnative, il gruppo, pur restando fondamentale per educare i giovani alla fede, non appare più sufficiente; può sembrare loro eccessivamente selettivo e quindi non dev’essere considerato come l’unico elemento formativo. E’ urgente, perciò, tentare nuove strade: si pone il problema di facilitare l’accesso, di ridurre le barriere che possono ostacolarlo. Concretamente si tratta di andare incontro agli adolescenti nei loro luoghi di aggregazione, sviluppando capacità di ascolto, attesa, relazione informale; ipotizzare strategie di educazione di soglia, che traducano le metodologie della cosiddetta “pastorale di strada”; concepire l’intervento educativo a partire dai bisogni dei ragazzi prima che dalle nostre aspettative.

 

7

 Di fronte alla situazione dei giovani di oggi, che accettano con fatica proposte eccessivamente strutturate, l’oratorio è da riscoprire come una grande risorsa, presentandosi come un ambiente molto articolato, capace di integrare anche elementi di informalità e di proporre molteplici figure educative, con stili diversi di relazione, che offrano risposte ai bisogni reali di tutti.

L’oratorio è un ambiente educativo dove poter vivere momenti di gioco, di festa, di lavoro, di servizio, valorizzando gli interessi dei giovani (la musica, il teatro, la creatività, la manualità) e in particolare lo sport. Quest’ultimo è una grande occasione di crescita della persona, luogo di aggregazione e acquisizione del senso dell’insieme, educazione al sacrificio e all’osservanza di regole precise.

L’oratorio è uno spazio dove, superando una concezione intellettualistica della formazione, diviene possibile proporre esperienze concrete che consentano all’adolescente di misurarsi, in un’ottica di “laboratorio”, con i problemi e i conflitti della vita reale. E’ un luogo accessibile a tutti, dove i singoli ricevono attenzione personale, dove il gruppo giovanile trova un’occasione privilegiata di servizio, testimonianza e missionarietà. E’ un luogo adatto alla formazione dei giovani a una progressiva responsabilità, che offre occasioni di impegno e di servizio verso i più piccoli e verso situazioni di disagio soprattutto giovanile presenti nel territorio, creando così le condizioni per la maturazione di vocazioni al servizio di animatori.        

 

8

Gli animatori della pastorale giovanile devono essere scelti tra persone che stanno sinceramente camminando nella fede, in modo che possano realmente aiutare i più giovani all’incontro personale con il Signore. Non si deve temere di investire tempo ed energie per aiutarli a crescere: la formazione globale (religiosa, culturale, pedagogica) degli animatori è un’urgenza prioritaria. Gli animatori dovrebbero essere i primi destinatari della paternità spirituale, così da incoraggiare anche gli altri a cercare persone mature di riferimento. Si cerchi di attuare anche dei corsi specifici per allenatori sportivi, animatori di oratorio e della più difficile “pastorale di strada”.

 

9

I giovani devono essere educati progressivamente alla fede adulta, con l’attenzione alla crescita nell’assunzione di responsabilità, sia nell’ambito ecclesiale che in quello sociale, diventando capaci di testimonianza soprattutto nella scuola e nei luoghi di lavoro. Per questo è importante presentare il cammino cristiano come chiamata del Signore Risorto a seguirlo nei vari ambiti della vita; in un tale contesto sarà più facile affrontare il tema della vocazione. Sia inserito nel cammino formativo dei giovani il tema dell’educazione all’amore e della formazione del carattere. Si facciano conoscere ai giovani i gruppi, le associazioni e i movimenti ecclesiali, soprattutto quelli presenti nell’Unità Pastorale a cui appartengono.

 

10

 Si potenzi il servizio diocesano di pastorale giovanile, anche con l’istituzione di commissioni operative (vedi Laboratorio della fede) per attuare le indicazioni sinodali. Suo primo e irrinunciabile compito sia di offrire orientamenti alla pastorale ordinaria; inoltre sostenga il cammino ordinario con alcune iniziative di carattere diocesano: incontri di preghiera (specialmente la lectio divina), esercizi spirituali, corsi per animatori. Vengano fornite tracce per percorsi comuni di formazione nei gruppi e per l’impostazione dei campi scuola, come un servizio della diocesi verso le parrocchie e per far crescere la convinzione che l’unitarietà della pastorale giovanile è importante ai fini di una presa di coscienza del valore dell’appartenenza a una chiesa locale. Per le iniziative formative diocesane, zonali e parrocchiali, si prendano in considerazione come luoghi privilegiati da scegliere le case alpine della diocesi.

Per arrivare alle singole realtà parrocchiali, il servizio diocesano di pastorale giovanile si serva delle strutture di coordinamento zonale. In ogni zona pastorale, su sollecitazione del servizio diocesano di pastorale giovanile, si costituisca un gruppo di coordinamento presieduto dal sacerdote responsabile zonale della pastorale giovanile. Il gruppo abbia il compito di promuovere la pastorale ordinaria nelle singole parrocchie o per lo meno nelle singole unità pastorali, collaborando con i parroci; inoltre raccordi queste realtà locali con il servizio diocesano di pastorale giovanile, informandole sulle iniziative di carattere diocesano, nazionale o internazionale. Il gruppo abbia l’effettiva possibilità di operare, essendo riconosciuto come un organismo ufficiale della zona.

 

 

 

CAPITOLO 6

  

LA PASTORALE FAMILIARE

 

"IL RISORTO VIVE NELLE COPPIE E NELLE FAMIGLIE"

 

1

"Dio è amore" (1 Gv 4, 7). Da questo amore deriviamo, da questo amore siamo stati redenti e da questo amore siamo animati per mezzo dello Spirito Santo che è in noi. Si può dedurre che la vocazione primaria di ogni uomo è amare: amare Dio e amare ogni essere umano.

L'amore è il fondamento di ogni vera relazione e di ogni crescita umana. Ad amare, però, si impara, ricevendo innanzitutto amore nella famiglia e poi, a mano a mano che si cresce, educandosi al dono di se stessi, all'attenzione all'altro, al servizio.

Riteniamo pertanto necessario che il servizio diocesano per la pastorale della famiglia proponga un progetto organico di educazione all'amore per ogni fase della vita e faccia costante riferimento al Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa Italiana della CEI.

 

2

 In questo compito di educazione all'amore la comunità ecclesiale intende collaborare con la famiglia e le altre istituzioni educative, in un rapporto di reciproco riconoscimento e di integrazione, senza ovviamente mimetizzare il suo specifico che è quello di educare a credere all'amore di Dio e a ricambiarlo con una gioiosa dedizione da figli. E’ utile qui parlare di sussidiarietà perché questo atteggiamento pone la comunità cristiana accanto alla realtà di ogni famiglia, riconoscendo la sua originale dignità e il suo specifico ruolo. La Chiesa in quanto parrocchia o diocesi non si sostituisce alla famiglia, “chiesa domestica”, non supplisce alle sue carenze, ma si sforza di sostenere quei valori positivi che comunque continuano a sussistere in ogni nucleo familiare.

 

3

 Il tempo del fidanzamento sia valorizzato molto attentamente. È un tempo di grazia. Infatti, anche chi arriva a chiedere il matrimonio-sacramento con motivazioni religiose scarse, può riscoprire la via della fede se, accolto con evangelica lungimiranza, trova proposte significative e convinte. L'esperienza insegna che è utile arrivare, gradatamente ma con chiara determinazione, a proporre a ogni coppia di fidanzati almeno un anno di preparazione immediata al sacramento del Matrimonio. I modi di programmare un tale anno di preparazione al matrimonio possono differenziarsi, secondo la sensibilità e creatività delle singole comunità parrocchiali o delle Unità pastorali. Si può partire dall'ormai consolidato "corso" per poi proseguire con incontri mensili a carattere più spirituale.

È necessario uniformare i contenuti e la durata, incrementare la presenza di coppie di sposi che gestiscano in comunione con il sacerdote i vari corsi a livello parrocchiale o di Unità o di Zona pastorale. Si deve ogni anno pubblicare tempestivamente il calendario di tutti i corsi previsti nell'ambito della diocesi. Si sente inoltre l'urgenza di una più razionale distribuzione dei corsi prematrimoniali nei mesi dell'anno e nelle serate della settimana. Lo stile di tale preparazione deve testimoniare il lavoro della grazia di Dio su ogni persona per poco che si renda disponibile. Occorre grande fiducia, disponibilità all'ascolto e al dialogo, fermezza e comprensione insieme.

 

4

 L'azione pastorale deve dare più attenzione alla famiglia, considerata nella sua globalità, perché la famiglia è l’istituzione che tocca l'esistenza di tutte le persone. Ogni comunità cristiana si attivi con la predicazione e soprattutto con atteggiamenti positivi di ascolto, di attenzione "simpatica" e premurosa, perché ogni nucleo familiare possa attingere quel sostegno di cui ha bisogno. Si insista anche, nella predicazione ordinaria e negli incontri per genitori, sulla necessità dell'educazione in famiglia aiutando con opportuni sussidi e suggerimenti.

In ogni caso annualmente dovrà essere organizzato a livello diocesano un ciclo di incontri di approfondimento e di formazione sulle tematiche attinenti alla coppia e alla famiglia (dialogo, revisione di vita, sessualità, educazione dei figli) con la presenza di relatori e animatori altamente qualificati per esperienza di vita, ricchezza spirituale e studi compiuti, che possano fornire alle coppie di sposi un solido nutrimento, un valido aiuto per la loro vita in comune, conoscenze e stimoli per diventare esse stesse animatrici di gruppi-famiglia nelle loro parrocchie.

 

5

Uno degli strumenti per realizzare una più efficace pastorale familiare è la costituzione dei "gruppi famiglia". Essi siano formati da persone sensibili all'ascolto assiduo della Parola di Dio e alla preghiera e umanamente ricche di serena cordialità e ottimismo cristiano.

Si cerchi di individuare coppie di sposi che si rendano disponibili alla formazione e animazione di questi gruppi. Tra gli obiettivi primari che il Sinodo propone è l'impegno di costituire in ogni parrocchia o Unità pastorale almeno un "gruppo famiglia" (anche piccolissimo) che diventi segno per tutta la comunità di un'iniziale proposta di cammino di fede per adulti. A questo "gruppo" si chiede di esprimere una coppia di sposi che diventi referente nella parrocchia o Unità pastorale per il servizio diocesano di pastorale familiare.

 

6

Una felice opportunità d'incontro e di formazione delle famiglie è offerta dai percorsi catechistici dei figli. È bene che i genitori non solo acconsentano alla formazione proposta ai figli, ma essi stessi si sottomettano alla fatica di un'educazione cristiana integrale e permanente. Siano proposti non solo incontri sporadici e organizzativi, ma veri e propri cammini di formazione che di anno in anno li portino a riscoprire o a rafforzare la loro fede e appartenenza alla Chiesa.

Inoltre si avverte la necessità di promuovere in famiglia scelte di solidarietà, di sobrietà, di giustizia, assumendo stili di vita conseguenti, così da essere testimoni più credibili dell'autentico amore cristiano, che è qualcosa di più qualificante della semplice solidarietà.

 

7

Constatiamo che si fa sempre più urgente la premura, il sostegno e il conforto della comunità cristiana verso le famiglie in difficoltà economica e relazionale.

In situazioni di povertà economica, culturale o di maturazione umana, per quanto è possibile si instaurino “gemellaggi familiari” di coppie disposte, con molta discrezione, a camminare accanto alla coppia disagiata, collaborando anche nell’educazione dei figli perché non restino vittime di questi disagi.

Quanto alle situazioni di coppie irregolari si è spesso tentati di emarginarle dalla Chiesa. Le persone che vivono queste situazioni familiari  non devono sentirsi giudicate, ma accolte nelle nostre comunità per proposte di incontri di preghiera e per iniziative di carità. Devono continuare a sentirsi amate dalla Chiesa nella verità e fedeltà al Vangelo, anche se la loro condizione non consente di accostarsi ai sacramenti o di poter svolgere alcuni compiti più specifici (es. catechista o padrino di Battesimo o di Cresima).

 

8

Nella casa diocesana "Famiglia e Vita” ci sono persone che lavorano gratuitamente con generosità e competenza. Si potrà fare sempre meglio se sorgeranno altri operatori disponibili e preparati a offrire collaborazione sia nel Consultorio come nel Centro Metodi Naturali e nel Centro Accoglienza Vita. È ovvio che il Consultorio familiare e gli altri servizi hanno bisogno di personale non solamente dotato di buona volontà: il servizio richiede competenza, equilibrio, sensibilità, fedeltà alla vita cristiana e alla dottrina morale della Chiesa.

Si avverte inoltre la necessità di una Scuola permanente di formazione per operatori di pastorale familiare.  Si chiede infine che ci sia maggior informazione su questi preziosi servizi che vengono svolti a favore della famiglia e della vita.

 

9

È necessario rilanciare l'attività del Servizio diocesano per la pastorale familiare al fine di promuovere, sostenere e coordinare tutte le iniziative per l'annuncio del Vangelo del matrimonio, a sostegno delle varie attività di pastorale ordinaria che su questo ambito devono realizzare la parrocchia, le Unità pastorali, le Zone e la Diocesi.

  

 

CAPITOLO 7

 

LA PASTORALE DEGLI ANZIANI

 

"IL RISORTO CAMMINA CON GLI ANZIANI E LI CHIAMA A SEGUIRLO"

 

1

 Agli anziani che sono una risorsa preziosa delle nostre comunità la Chiesa chiede che continuino la loro missione apostolica, non solo possibile e doverosa a questa età, ma da questa età resa in qualche modo specifica e originale. La Chiesa di Asti si impegna pertanto a delineare una pastorale specifica degli anziani che ne interpreti le attese più profonde, ne valorizzi le esperienze e le competenze, illumini il valore dell'esistenza e la possibilità di crescere ancora nella vita cristiana e nella  fede per creare testimoni del Cristo Risorto.

 

2

 Considerato che l'esperienza fondamentale della preghiera trova nell'età del pensionamento un suo particolare momento favorevole, è importante che gli anziani siano aiutati a vivere la terza età come la stagione di una preghiera più grande. Si ritiene quindi necessaria una valida catechesi permanente, che educhi gli anziani a servire la crescita del Regno di Dio con la preghiera personale e in gruppo con particolare attenzione a valorizzare quella liturgica: liturgia delle ore e Celebrazione Eucaristica. In questo contesto va pure valorizzata la collaborazione degli anziani per quanto concerne l'animazione liturgica, la cura degli arredi sacri e degli edifici di culto, che si auspica siano più accessibili (anziché quasi sempre chiusi) ai fedeli, il disbrigo di pratiche amministrative e burocratiche relative alla gestione della parrocchia, l'attività di volontariato anche a favore di altri anziani.

 

3

 La comunità cristiana deve guardare agli anziani non come oggetto di carità ma come soggetto attivo, puntando ad un loro recupero nell'ottica della nuova evangelizzazione al fine di renderli protagonisti della vita ecclesiale. Si ritiene necessario che la comunità cristiana promuova momenti formativi, affinché maturi nelle singole famiglie un clima di rispetto e di attenzione agli anziani, e si adoperi nel contempo a creare gruppi di volontariato che portino sostegno agli anziani soli e alle famiglie in difficoltà per l'assistenza. La Chiesa astigiana si adoperi a costruire una Commissione che abbia il compito di seguire e verificare le problematiche legate al processo di invecchiamento, che valuti le iniziative a favore della terza età in Diocesi.

 

4

La comunità cristiana, che molto riceve dagli anziani, è debitrice nei loro confronti di tanta attenzione e di molta cura soprattutto per aiutarli a vivere alla luce della fede i giorni difficili della sofferenza, della malattia e della morte. Al riguardo è urgente e doveroso che i sacerdoti e le comunità garantiscano agli anziani malati e non autosufficienti sia a domicilio che nelle Case di Riposo, un’assidua e adeguata assistenza religiosa, che sappia offrire con la dovuta delicatezza il conforto dei sacramenti della fede: la Confessione, l'Eucaristia e l'Unzione degli infermi. Si chiede in particolare che sia valorizzato, attraverso una saggia catechesi e una corretta prassi pastorale, il Sacramento dell'Unzione degli infermi, grazie al quale il malato riceve la forza e il dono di unirsi più intimamente alla passione di Cristo e di contribuire alla santificazione della Chiesa e alla salvezza di tutti gli uomini, per i quali la Chiesa soffre e si offre, per mezzo di Cristo a Dio Padre.

 

CAPITOLO 8

 

LA MISSIONE AD GENTES

 

“IL RISORTO VUOLE ESSERE ANNUNCIATO AD OGNI UOMO”

 

1

 Il coinvolgimento diretto della nostra Diocesi nell’impegno missionario “fuori dai propri confini” si proporrà come obiettivo primario, in sintonia con le scelte cella Chiesa italiana, di realizzare un vero e proprio “scambio” tra Chiese sorelle; e inoltre tale progetto favorirà una partecipazione diversificata di sacerdoti “fidei donum”, di laici (singoli e famiglie) e, se possibile, di religiosi, in modo da offrire la testimonianza di una vera e propria esperienza di Chiesa in missione.

 

2

La consapevolezza che l’esperienza di tanti missionari, più di ogni altra cosa, può alimentare nei fedeli l’ardore apostolico, impegna le nostre comunità a valorizzare maggiormente la testimonianza dei sacerdoti fidei donum e dei tanti religiosi e religiose partiti dalla nostra diocesi, soprattutto quando rientrano in Italia per qualche tempo o per rimanervi definitivamente. Impegna altresì gli istituti religiosi e i missionari stessi a mettersi volentieri a disposizione per l’animazione missionaria della comunità cristiana, coordinando tale attività nel Centro Missionario Diocesano.

 

3

 Tra gli strumenti che la Chiesa italiana ha proposto in questi anni per la crescita del suo impegno missionario vi è la Commissione Missionaria Parrocchiale. “Promossa dal consiglio pastorale parrocchiale o, dove già esiste, accolta adeguatamente in esso, è formata da quanti in parrocchia si impegnano per la missione universale”. Nelle situazioni in cui sia difficile costituire una Commissione missionaria parrocchiale, si cerchi di farlo a livello di Unità pastorale o Zona; “quando ciò non sia possibile, si abbia cura di avere almeno qualche animatore che promuova l’apertura della comunità parrocchiale alla missione universale”.

 

4

 Le missioni suscitano un’attitudine al dialogo con le culture diverse, che si rivela oggi particolarmente importante in una società come la nostra, sempre più fortemente connotata dall’incontro con altre tradizioni culturali e religiose. In questo contesto, si ritiene significativo attivare in Diocesi una proposta permanente di educazione alla mondialità e all’interculturalità, promossa congiuntamente dagli Uffici Pastorali interessati e aperta alla collaborazione con tutte le associazioni che esprimono un impegno in questo ambito.

 

 

Asti>
Vescovo>
Sinodo Diocesano
Introduzione>
Parte Prima>
Parte Terza>
Parte Quarta>
Storia Sinodi>
Sinodali>