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Il passaggio della sede diocesana da Malamocco a Chioggia

 
Il titolo dei primi vescovi

La Comunità ecclesiale Clodiense celebra nel corrente anno 2010 il IX centenario della presenza della sede episcopale nella città di Chioggia con il trasferimento da Malamocco avvenuto - secondo quanto sempre ritenuto - il 27 settembre 1110. L’antica diocesi di Malamocco (Metamauco) - da cui deriva quella di Chioggia - fu eretta nel VII secolo, ricavandone il territorio dalla diocesi di Padova; originariamente era suffraganea del patriarcato di Grado e le notizie sui vescovi di tale diocesi sono quanto mai frammentarie, ricordando solo che nel IX secolo il vescovo Felice I fu scomunicato dal papa Giovanni VIII. (872-882). Nel calendario Liturgico Proprio della diocesi di Chioggia, rinnovato a norma dell’Istruzione della Sacra Congregazione per il Culto divino - 24 Giugno 1970, oltre alla solennità dei santi Felice e Fortunato martiri, patroni principali della città e diocesi di Chioggia nei vicariati di Chioggia e Sottomarina e festa in tutte le altre chiese della diocesi l’11 Giugno, troviamo al successivo 27 Settembre la Traslazione delle Reliquie dei santi martiri Felice e Fortunato patroni della città e diocesi, avvenuta nell’anno 1110 con il trasferimento della sede vescovile da Malamocco a Chioggia. Da tempo immemorabile, infatti, la maggior parte degli studiosi di storia patria attestano che nel 1110 Enrico Grancarolo, vescovo di Malamocco, con decreto del doge della Veneta repubblica Ordelaffo Falier e il successivo assenso della Santa Sede, trasferì la sede episcopale in Chioggia, unitamente al capitolo cattedrale, titolato a sant’Agnese v.m. e alle insigni reliquie dei santi Protettori Felice e Fortunato, che conobbero il martirio in Aquileia nel 303-304, nel corso delle persecuzioni imposte da Diocleziano e Massimiano. Secondo altri studiosi il vescovo Grancarolo trasferì, invece, la sede nel 1106 e, per altri ancora, nel secondo o terzo decennio sempre del XII secolo. Da Enrico Grancarolo - ritenuto ultimo della serie dei presuli metamaucensi e primo della serie dei vescovi clugiensi - all’attuale ordinario Adriano Tessarollo, si annoverano ottantuno vescovi (1). Il casuale ritrovamento di una bolla plumbea del vescovo Giovanni Falier (1157-1164), nel corso di una ricognizione archeologica di superficie, nel territorio circostante la torre delle Bebe, in prossimità di Chioggia, negli anni 2001-2002 ad opera del Gruppo archeologico “Fossa Clodia” di Chioggia, pone all’attenzione dello studioso delle nuove, basilari conferme sulla storia della diocesi. Infatti, nel “recto”, della bolla ritrovata, osserviamo l’effige in rilievo della Madonna con il divin Figlio e le iscrizioni greche che, tradotte, recitano MADRE DI GESÙ e GESÙ CRISTO. Giova, a tal punto, osservare che l’antica chiesa madre di Chioggia era proprio dedicata a santa Maria, la Madre di Dio, con festa liturgica l’8 settembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria della Natività della B.M.V. Madre di Dio. Nel “verso”, invece, appare l’iscrizione latina che, tradotta, recita GIOVANNI FALIER PER GRAZIA DI DIO VESCOVO DI MALAMOCCO. Come sopra ricordato la maggior parte degli storici ha sempre asserito che la sede episcopale di Malamocco fu traslata a Chioggia nel 1110 e Giovanni Falier risulta il quinto della cronotassi dei vescovi di Chioggia; si conferma, di conseguenza, alla luce di tale prezioso reperto, che il territorio diocesano, dopo alcuni decenni dal trasferimento della sede metamaucense, mantenesse ancora il titolo di “Malamocco” e non si usasse quello di “Chioggia”. Solo, più tardi, con il vescovo Marino nel 1179 - come appare in un documento presente nell’archivio del monastero veneziano del Ss.mo Salvatore - scomparve il primo titolo (Metamaucense) sostituendolo con quello di Chioggia (Clugia: clugiense - clodiense). Non si è a conoscenza, invece, di documento papale di soppressione della diocesi di Malamocco e di erezione canonica di quella con il titolo di Chioggia, per cui non è esatto datare l’inizio della Chiesa particolare al 1110 col trasferimento della sede vescovile e la conseguente scelta della chiesa di Santa Maria (la maggiore allora della città) come Cattedrale e scegliendo come Patroni i santi Felice e Fortunato Mm (2). Si deve, invece, ritenere che la diocesi esista sin dal secolo VII. Tale data viene riportata pure dall’Annuario Pontificio, che trova riscontro anche nella serie dei vescovi di Malamocco (non completa) e di Chioggia. Ricordiamo ancora, per completezza d’esposizione, che il Calendario liturgico della diocesi di Chioggia ascrive al 22 novembre la memoria di santa Cecilia vergine e martire, che è la compatrona della diocesi (3). Tutto risale al 1336, quando nel giorno a lei dedicato, era stata riconquistata la torre delle saline, già espugnata dagli Scaligeri, e, grazie a tale atto di eroismo, fu scongiurata la capitolazione della città. Sempre il Calendario liturgico della diocesi di Chioggia porta la memoria al 21 Gennaio di Sant’Agnese vergine e martire che, per antica tradizione, è la patrona del capitolo cattedrale di Chioggia (4). Nella diocesi di Chioggia sono stati ordinati sacerdoti il celebre cappuccino beato Marco d’Aviano (1631-1699) e il grande filosofo Antonio Rosmini (1797-1855). Sempre in tale diocesi figurano aperte le cause di canonizzazione dei Servi di Dio Padre Raimondo Calcagno C.O. (1888-1964) e Padre Emilio Venturini C.O. (1842-1905).

GIORGIO ALDRIGHETTI

(1) Di questi ricordiamo, in particolare, la grande figura del domenicano fiorentino Jacopo Nacchianti, vescovo di Chioggia dal 1544 al 1569, che fu tra i primi ad entrare a far parte dei padri del Concilio di Trento, nel quale egli, come scrive lo storico Razza, “si mostrò uno de’ più arditi del suo tempo”, distinguendosi, in particolare, con la sua eminente preparazione teologica, nelle controversie sorte circa il senso della S. Scrittura e della Tradizione, la disciplina dei sacramenti della pienezza e dell’Eucaristia, la partecipazione degli abati al Concilio e la residenza dei vescovi. Altra grande figura, il veneziano Giovanni Battista Piasentini, della congregazione dei padri Cavanis, vescovo dal 1952 al 1976 che diede forte impulso alla ricostruzione spirituale e materiale della diocesi dopo le ingiurie del secondo conflitto mondiale.

(2) All’inizio del quarto secolo, durante la violenta persecuzione contro i cristiani, decretata dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, si narra che i fratelli vicentini Felice e Fortunato si recarono ad Aquileia per ragioni di commercio. I due fratelli, ferventi cristiani, furono scoperti un giorno mentre pregavano in un bosco: fatti subito arrestare dal prefetto Eufemio, dichiararono con grande coraggio la propria fede. Si corse a vari espedienti per indurli ad abbandonare la loro fede: si passò dalle lusinghe alle minacce, dalla proposta di bruciare l’incenso in onore degli imperatori alle torture che, a quanto narra la tradizione, dovettero essere sempre più gravi e strazianti. Essi perseverarono nella loro testimonianza invocando il nome di Cristo. Risultando allora vana ogni forma di dissuasione, il prefetto ordinò che fossero decapitati. Condotti nei pressi del fiume Natisone, compresi della gravità del momento, Felice e Fortunato si abbracciarono con affetto e, in ginocchio, resero grazie a Dio, mentre i carnefici si accingevano a decapitarli. Di notte accorsero nel luogo del martirio alcuni cristiani di Aquileia e altri che provenivano dalla città natale dei due martiri: i primi per dare loro onorevole sepoltura, questi per trasportare i corpi a Vicenza. Per non provocare l’ira del prefetto, si decise che le reliquie fossero divise tra Aquileia e Vicenza. Quelle assegnate ad Aquileia furono traslate nel tempo, attraverso vaie peripezie, prima a Grado, poi a Malamocco e nel 1110, secondo la tradizione, insieme con la sede vescovile, a Chioggia dove furono collocate nella chiesa principale che divenne la Cattedrale. Lo slancio di fede e di amore patrio con il quale il popolo clodiense accolse le reliquie dei Santi Martiri fu così ardente che ben presto furono proclamati Patroni principali della città e diocesi.

(3) Mentre alla fine del Cinquecento il territorio della diocesi contava una quindicina di chiese, oltre una dozzina presenti nel centro storico di Chioggia, alla fine del Settecento si segnalano venticinque parrocchie così ripartite dall’abitato di Malamocco alle foci del fiume Po: Cattedrale, Cavanella d’Adige, Canal di Valle, Ca’ Bianca, Malamocco, Pellestrina, San Pietro in Volta, Portosecco, Cavarzere, Rottanova, Pettorazza Papafava, Pettorazza Grimani, Foresto, Fasana. Loreo, Contarina, Mazzorno, Ca’ Cappello, Ca’ Venier, Villaregia, Donzella, Rosolina, Donada, Bagliona, Bocca delle Tolle. Attualmente la diocesi, che comprende la parte meridionale della provincia di Venezia, inclusa l’isola di Pellestrina, e la parte orientale della provincia di Rovigo con un’estensione territoriale di 1.000 km², si avvale del servizio pastorale di 77 sacerdoti secolari e di 38 sacerdoti regolari in 68 parrocchie.

(4) Il capitolo dei canonici, sia cattedrale sia collegiale, è il collegio dei sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale o collegiale. Spetta inoltre al capitolo della cattedrale adempiere i compiti che gli vengono affidati dal diritto o dal vescovo diocesano, così come prescrive il can. 503 del Codice di Diritto Canonico. Per Chioggia, ricordiamo che anticamente il Capitolo aveva tre dignità: l’arcidiacono - titolo annesso al pievano di Malamocco a imperitura memoria della sede originaria della diocesi - il decano e l’arciprete o primicerio oltre a diciassette canonici. Il primo arcidiacono del Capitolo cattedrale risulta, il 16 marzo del 1110, Niccolò Longo, mentre Giacomo dalla Torre, figura il primo canonico decano il 31 marzo del 1422 e Alessandro Boscolo il primo arciprete, in data 6 ottobre 1603. A seguito di una petizione presentata a Sua Maestà Imperial Regia Apostolica Ferdinando I d’Absburgo da parte del vescovo clodiense mons. Antonio Savorin (1830-1840), lo stesso Imperatore, con Sovrana risoluzione 3 marzo 1838, onorava il Capitolo dei canonici della cattedrale di Chioggia con una decorazione consistente in una croce pettorale d’oro, di forma greca, con cordone e fiocco di rosso, da portarsi sopra la mozzetta. Sua Santità Pio IX, il successivo 9 febbraio 1855, con il Breve “Ecclesiarum in primis Cathedralium”, accordava ai canonici del Capitolo clodiense, in perpetuo, l’uso libero e lecito della croce pettorale d’oro e, dietro petizione del vescovo mons. Jacobo de’ Foretti (1843-1867), autorizzava, altresì, la modifica del colore della mozzetta da giacinto in paonazzo. Dal 1985 lo stesso Capitolo ha scelto come compatrono san Pio X, mentre il settantanovesimo vescovo clodiense mons. Alfredo Magarotto (1990-1997), con decreto in data 11 giugno 1996, nella solennità dei santi Felice e Fortunato Mm. patroni della città e diocesi di Chioggia, ha approvato e promulgato il nuovo Statuto del Capitolo.

Chiesa di Santa Maria Assunta, Malamocco (Venezia)
Bolla Falier
Bolla Falier
Cattedrale di Santa Maria assunta, Chioggia
Santi Felice e Fortunato Mm. patroni città e diocesi di Chioggia