Stili di vita

Con l'avvento del nuovo millennio si moltiplicano gli interrogativi sul destino dell'umanità. Non solo l'attentato di New York dell'11 settembre 2001 e le conseguenti guerre in Afganistan e in Iraq hanno disegnato nuovi scenari. Anche il crollo delle grandi certezze politiche, economiche e sociali e l'inefficacia delle ricette che promettevano future società perfette e felici, unitamente ad un sempre più diffuso ricorso alla violenza (non solo su larga scala, ma anche nel privato) come mezzo di risoluzione delle controversie, acuiscono un senso di insicurezza e di smarrimento generale.

Rimangono quindi segnali allarmanti, che si possono sintetizzare in tre generi di squilibri a livello di tutto il pianeta:

»    lo squilibrio sociale (in termini economici e tecnologici) che produce "ricchi sempre più ricchi, a spese di poveri sempre più poveri", sia nei rapporti tra nazioni che all'interno di uno stesso paese;

»    lo squilibrio ecologico, che produce un degrado ambientale così accelerato da mettere in pericolo la stessa possibilità di esistenza delle future generazioni (si pensi all'inquinamento, all'effetto serra con i conseguenti mutamenti climatici sempre catastrofici, all'esaurimento delle risorse…);

»    lo squilibrio esistenziale, che produce - nella coscienza degli individui e dei popoli - una perdita di valori morali  e una mancanza di amore e di senso alla vita.

Possiamo scommettere che "cambiare si può"?

Non si tratta di un semplice auspicio. Molte persone - singoli, coppie, famiglie e comunità, giovani, adulti e anziani - hanno già intrapreso la strada del cambiamento, senza clamore e senza la pretesa di essere migliori degli altri, ma soprattutto per un bisogno profondo di autenticità, di libertà e di solidarietà. Per tutti loro l'impegno per uno stile di vita improntato alla sobrietà e alla solidarietà non è semplicemente una necessità dovuta ai gravi squilibri cui sopra si accennava, ma è un'occasione irripetibile per recuperare il vero significato del "vivere bene".

Infatti, solo uno stile di vita che persegua il bene di tutti, in particolare dei più deboli, più esposti perché più indifesi, e rispettoso della natura e dei diritti delle generazioni future, ci permette di trovare anche il nostro vero bene e quello dei nostri figli.

Tale cambiamento di "stile di vita" non implica assolutamente un'attitudine negativa verso i beni del mondo. Al contrario, aiuterà a scoprire nuove dimensioni della vita umana e condurrà a forme di realizzazione e soddisfazione qualitativamente più elevate, restituendoci, in primo luogo, la libertà di scelta di fronte ai condizionamenti della società dei consumi e il gusto per le gioie semplici che la vita ci offre in continuazione e, poi, la consapevolezza che un supplemento di fatica, di sforzo, di buona volontà può contribuire a trasformare quelle "strutture di peccato" che condannano milioni di persone ad una vita disumana (SRS 47).

Per favorire ciò, evidentemente, è necessaria ed urgente una grande opera educativa e culturale, alla quale ognuno di noi può portare un piccolo contributo cercando di conoscere e di appoggiare esperienze ed iniziative diffuse sul territorio, che rappresentano già una concreta alternativa [continua].

Ufficio Diocesano per la Pastorale Missionaria
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