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Chi è il mio prossimo dalla pelle scura?
 
 
 

 

Domande e risposte per conoscere meglio il mondo dei nigeriani nella città di Padova. Il quale è già stato nostro prossimo nella seconda metà del secolo scorso anche se ce ne siamo quasi completamente dimenticati.
a cura di Roberto Sacconi
 
 
 

1 - Cosa sappiamo della Nigeria? Dove si trova? Quali sono le città più importanti? 

La Nigeria è oggi il paese più popoloso dell’Africa con i suoi quasi 130 milioni di abitanti (sui circa 800 milioni complessivi del continente). Situata nel Golfo di Guinea è, da un punto geografico, un territorio grande tre volte l’Italia e presenta caratteristiche che variano dalle pianure aride dell’estremo nord, alle savane del centro ad aree coperte da boschi e foreste nella parte sud. La Nigeria è pressoché divisa in queste tre zone dai suoi due maggiori fiumi, Niger e Benue che scorrono da nord-est a sud-ovest.

L’attuale capitale è Abuja. Città sorta in epoca moderna, non mostra segni di storia che invece sono presenti nella vecchia capitale Lagos. Altre importanti città della Nigeria sono, in ordine alfabetico: Aba, Abeokuta, Ogbomoso, Akure, Badagri, Benin, Enugu,  Ibadan, Ife, Ilorin, Ondo, Jos, Kano,  Kaduna, Oron, Ota, Katsina, Makurdi, Ede, Iwo, Maiduguri,  Onitsha, Sagamu, Oshogbo, Ijebu Ode, Oyo, Port Harcourt, Lokoja, Ado ekiti, Sokoto,  Warri, Yola, Zaria.

Da un punto di vista storico il Paese è appartenuto per oltre 600 anni all’impero Kanem-Bornu; tra il 17° e il 19° secolo furono gli europei viaggiatori e commercianti a fondare città portuali, che poi servirono a praticare il commercio degli schiavi. La Nigeria divenne protettorato britannico nel 1901 e colonia nel 1914. Date le forti spinte del nazionalismo nigeriano che si manifestarono dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, i britannici si orientarono ad un loro autogoverno su base federale. Dal 1960 la Nigeria ottenne la completa indipendenza come federazione di tre regioni principali. Una delle quali, il Biafra, a sud-est, di etnia Igbo, nel 1967 puntò alla piena indipendenza dal resto della federazione. Questo provocò – anche per motivi legati al controllo del petrolio presente in grande quantità nella zona del Delta del Niger - una sanguinosa guerra che si concluse nel 1970 con la sua sconfitta. 

 

2- E’ un paese ricco o povero?

Da un punto di vista economico la Nigeria è un paese ricco grazie al petrolio di cui è uno dei maggiori esportatori del mondo, ma allo stesso tempo molto povero. Paradossalmente la popolazione vive in uno stato di miseria, essendo questa risorsa, unica e gestita attraverso un sistema che presenta corruzione e mancanza di politiche adatte a distribuirne i vantaggi sulla collettività. I governi militari che si sono succeduti prima dell’attuale civile non hanno perseguito una diversificazione produttiva e hanno in questo modo accentuato gli aspetti negativi della dipendenza da un unico settore economico.

Si continua a praticare una agricoltura di sussistenza che non riesce a far fronte ad una popolazione in rapida crescita. Per cui un paese che nel passato era un esportatore di prodotti alimentari oggi è diventato un importatore

Per chi volesse approfondire l’argomento e capire la situazione attuale della Nigeria può consultare il sito di Wikipedia e quello del Ministero degli Esteri italiano che aggiorna di continuo sulle condizioni in generale, di sicurezza e sanitarie.

 

3 – I Nigeriani appartengono ad un unico popolo, ad un’unica etnia?

Uno degli aspetti più incredibili dell’Africa è la varietà di forme di vita e sociali che presenta. La Nigeria sembra riprendere questo patrimonio di diversità e infatti la sua numerosa popolazione è il risultato di circa 250 diverse etnie, le quali parlano oltre 400 lingue e dialetti, molto diversi tra loro.

I gruppi etnici più importanti sono tre: gli Hausa (21% della popolazione) sono presenti nell’area nord del paese; gli Yoruba  (21%) occupano la zona di sud-ovest della Nigeria e gli Igbo, (18%), prevalenti nella zona orientale. Da ricordare anche i Fulani (11%), i Ijaw, gli Ibibio e i Tiu. Al nord, oltre al dominante gruppo degli Hausa da ricordare per la consistenza numerica anche i Nupe, i Tiv e i Kanuri.

La comunicazione interetnica avviene in lingua inglese, ma prevalentemente viene utilizzato una versione semplificata detta comunemente Pidgin English o anche Broken English.

 

4 - Quanti sono i nigeriani a Padova?

Sulla base delle rilevazioni condotte dall’Anagrafe del Comune di Padova ed elaborate dal Settore Programmazione, Controllo e Statistica e comunicate ad aprile 2006 (per chi volesse avere una dettagliata informazione sulla situazione dell'immigrazione a Padova: http://www.padovanet.it) i nigeriani immigrati nel Comune di Padova nel 2005 sono stati 122.
Per avere un'idea più precisa, diciamo che i rumeni giunti a Padova nello stesso anno sono stati 617; i moldavi 454 e gli albanesi 149. Complessivamente i nigeriani presenti nel Comune di Padova sono 1.125, mentre nella Provincia di Padova 1.958.

 

5 - Sono più o meno di rumeni, cinesi, moldavi, albanesi, marocchini, filippini?

Sempre dal lavoro del Comune di Padova elaborato dal Settore Programmazione, Controllo e Statistica emerge che gli stranieri presenti a Padova e in Provincia erano:

Padova                      Provincia di Padova 

Romania 3.681         Romania 10.964

Moldova 1.824          Marocco 6.424

Albania 1.365           Albania 5.509

Filippine 1.159         Moldova 3.694

Nigeria 1.125            Cina 2.168

Marocco 1.101          Nigeria 1.958               

Cina 640              Filippine 1.348  

 

6 – Da che parte della Nigeria vengono?

I nigeriani che incontriamo a Padova sono per oltre il 90% di etnia Igbo. Vengono dunque dall’area sud orientale della Nigeria, quell’area che noi conosciamo come Biafra che fu interessata dalla sanguinosa guerra del 1967 e dalla concomitante carestia che portò alla morte milioni di persone. Della comunità nigeriana di Padova fanno parte, anche se in numero esiguo, Yoruba, Efik, Ibibio.

 

7 - Di che religione sono?

Gli Igbo, dai quali è composta la maggior parte della comunità nigeriana di Padova, sono in maggioranza cristiani. Tra questi è predominante la componente di rito Cattolico Romano, ma séguito hanno anche la chiesa Anglicana, Pentecostale e altri culti Evangelici. Gli Yoruba sono per metà cristiani e per un altro quarto musulmani. Gli Hausa-Fulani sono in maggioranza musulmani. I restanti seguono religioni animiste tradizionali. L’animismo è presente in tutte le etnie e il suo influsso è percepibile un po’ in tutte le confessioni religiose praticate in Nigeria

  

8 - Perché vengono in Italia i nigeriani? 

I motivi per cui una persona emigra sono molteplici, ma nella maggior parte dei casi determinati da condizioni di vita da cui si vuole emanciparsi, sia per ragioni economiche, quasi sempre predominanti, che per ragioni sociali o politiche. Nel caso dei nigeriani probabilmente queste tre componenti si sommano essendo la povertà una condizione diffusa e la possibilità di trovare occasioni di miglioramento economico e professionale molto ridotte da pratiche di corruzione radicate. Anche l’instabilità politico-amministrativa gioca a favore della decisione di andarsene altrove a cercare fortuna.

C’è poi una componente “etnica” che porta gli igbo soprattutto a emigrare dal loro paese ed è legata ad una certa dinamicità dei soggetti di questa etnia che mal sopportano lo stare ad aspettare che qualcosa cambi e preferiscono essere loro in prima persona i fattori principali del cambiamento. Infine va considerata la componente religiosa che evidentemente agevola l’inserimento nel tessuto sociale in cui entra a far parte il nigeriano cristiano.

  

9 -  Hanno studiato o sono appena alfabetizzati?

I nigeriani che giungono in Italia hanno nella maggior parte dei casi un titolo di studio e spesso sono anche in possesso di una qualche competenza professionale. Ricordiamo che chi emigra spesso non è in stato di assoluta povertà e disperazione, perché in queste condizioni non avrebbe nemmeno le risorse per andare via. Spesso si tratta di persone che non vedono possibilità nel proprio futuro e hanno qualche carta, professionalmente parlando, da spendere. Molti sono diplomati; qualcuno ha conseguito una laurea breve; altri si sono laureati nel nostro paese. Tutti parlano la lingua della loro etnia e un pidgin english che consente di comunicare tra soggetti di etnie diverse; chi ha seguito un corso minimo di studi regolari conosce l’inglese.

 

10 – A Padova che lavori svolgono?

Molto spesso i primi nigeriani che incontriamo sono quelli che vediamo sulle strade con la sacca in spalla. Vendono porta a porta. E’ un’attività che pratica chi è appena arrivato e nonsi è ancora ambientato e non ha trovato un’occupazione stabile o chi soffre un intervallo nell’attività lavorativa. Normalmente cercano un’occupazione stabile. Le donne o sono sposate e accudiscono i bambini e la casa o svolgono lavori vari, nei servizi (pulizie) o anche in fabbrica. I maschi sono impiegati nell’industria metalmeccanica, nell’edilizia, nei trasporti. Sempre più spesso avviano attività imprenditoriali, nel commercio soprattutto, e qualcuno nella ristorazione.

Sono lavori che, nella maggior parte dei casi, non tiene in alcun conto i percorsi formativi e professionali dell’immigrato.

Chi li avvicina nota forte motivazione e notevole disponibilità a svolgere qualsiasi lavoro che consenta loro di condurre una vita dignitosa.

 

11 - Si trovano bene nella nostra città?

Non è possibile dare una risposta univoca. Chi è riuscito a trovare una sistemazione che gli consente una buona integrazione nella vita locale è abbastanza soddisfatto della vita nella nostra città. Ma non è cosa semplice. Avvertono una certa diffidenza nei loro confronti da parte dei padovani. Si sentono spesso messi sullo stesso piano di quei pochi che, a causa della pessima nomea conquistata da via Anelli dove molti hanno abitato o risiedono, passano per delinquenti, spacciatori o protettori di prostitute.

Chi conosce altre realtà parla positivamente di Padova per quanto riguarda, ad esempio, il disbrigo delle incombenze burocratiche (visti, permessi, ecc.), ma denuncia anche la grave difficoltà in cui si trova chi cerca casa, fortemente discriminato dal colore della pelle e dalla provenienza, nonché dagli altissimi costi degli affitti.

In provincia la distanza tra locali, immigrati nigeriani e di colore più in generale, si avverte abbastanza nettamente. Normalmente non c’è frizione, ma nemmeno condivisione del quotidiano. E’ facile vedere neri con neri, bianchi con bianchi, non mischiati in una condizione di normalità.

Può anche succedere di vedere alla messa domenicale scambiarsi il segno di pace evitando di farlo con la persona di colore.

 

12 - Fanno il possibile per restare o vogliono andarsene, magari tornare a casa?

I nigeriani sono una realtà composita. Molti si trovano bene a Padova, hanno ottenuto la cittadinanza italiana (nel 2005 nel nostro comune è stata riconosciuta a 6 femmine e 4 maschi), hanno messo su famiglia o chiesto il ricongiungimento familiare. E sono nati bambini. Tutto questo radica naturalmente in un luogo l’immigrato, ma non è così per tutti. Molti stanno ancora cercando ciò che speravano; altri pensano di mettere da parte quanto serve per tornare a casa e vivere là dignitosamente; altri ancora pensano di andare in un qualche altro paese anglofono. Sembra vogliano cogliere le opportunità offerte. Se queste si presentano a Padova qui le colgono, altrimenti sono disposti ad andarle a cercare altrove. 

 

13 - Dove vivono?

Anche se la percezione comune punta l’attenzione su via Anelli e magari alla zona retrostante la stazione, si può dire che i nigeriani padovani siano distribuiti in modo abbastanza omogeneo sull’intero territorio. In provincia essi sono “dispersi” nella realtà comunale in cui operano; non hanno una via, un quartiere particolare dove si creano piccole enclave monoetniche. In città si sta operando in questa direzione, anche se vi è una preferenza spontanea a creare delle zone di riferimento. Ma il modello italiano cerca di differenziarsi da quello nord-americano che crea le “Chinatown”, le “Little Italy” ecc.
Secondo i rilievi dell’Anagrafe della Popolazione Residente del Comune di Padova (dati rapporto 2006) i nigeriani in città sono così distribuiti: Centro: 109; Nord: 288; Est: 386; Sud-Est:159; Sud-Ovest: 102; Ovest: 217.
In termini percentuali: Centro: 8,64%; Nord: 22,84%; Est: 30,61%; Sud-Est: 12,61%; Sud-Ovest: 8,09%; Ovest: 17,21%.
Mettendoli a confronto con le altre comunità straniere essi sono percentualmente presenti alla Stanga (13,80%) e in misura minore all'Arcella (8,64%), a San Carlo (8,25%), a Brusegana (7,85%), alla Fiera (5,63%) e a Pontevigodarzere (5,00%).

  

14 - Hanno momenti di ritrovo? E dove?

Il bisogno di vita comunitaria è particolarmente presente in questo popolo. Un forte motivo aggregante è la componente religiosa. La domenica, alla Chiesa Pio X, in zona Stanga, la comunità cattolica tiene una propria e frequentatissima funzione religiosa in lingua inglese; nel patronato sottostante spesso si svolgono feste e incontri di varia natura, dal consiglio pastorale alla preparazione dei canti del coro gospel, a momenti di preghiera.

Un’intensa attività associativa ha luogo invece nei locali retrostanti la Chiesa della Pace dove più volte alla settimana si riuniscono decine di associazioni per parlare di problematiche relative agli aderenti.

Ci sono poi momenti ludici come gli incontri di calcio che settimanalmente si tengono presso campi sportivi del comune o dell’immediata cintura urbana. A Noventa Padovana, per esempio, tra luglio e agosto scorsi si è tenuta l’11a edizione di un torneo di calcio di rilievo nazionale organizzato dal “Nigerian Stars Football Club” di Padova. 

E ci sono i negozi che commerciano loro prodotti. Questi sono dei naturali luoghi di ritrovo in cui i nigeriani si scambiano informazioni e condividono momenti della loro permanenza nel nostro paese.

 

 

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