Mons. Giovanni Dettori Vescovo di Ales-Terralba | |
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Testimoni di Gesù Risorto dalla Parrocchia ai luoghi del vivere Piano Pastorale Diocesano per il quinquennio 2005 – 2010 INTRODUZIONE 1. Con profonda devozione al Santo Padre Benedetto XVI, in comunione con tutta la Chiesa, questo Piano Pastorale Diocesano si radica dentro gli orizzonti proposti dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per il primo decennio del nuovo millennio in Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia che, a sua volta, fa riferimento alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Novo millennio ineunte che sollecitava la Chiesa tutta a recuperare il primato dell’evangelizzazione nella “spiritualità di comunione” nello spirito del comandamento nuovo: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). Ne consegue, come premessa irrinunciabile, che prima di programmare iniziative, una comunità ecclesiale deve innanzitutto promuovere una spiritualità di comunione. Questo significa che i fratelli nella fede vanno sempre, - e tutti!, - accolti nell’unità profonda del Corpo Mistico. Insieme si condividono gioie e sofferenze in spirito di vera amicizia. Occorre che ogni credente sappia vedere ciò che di positivo c’è nell’altro per valorizzarne i talenti come dono prezioso di Dio per tutta la comunità. La spiritualità di comunione esige ancora che ciascun battezzato respinga la tentazione egoistica che insidia il cuore e la mente e che, inevitabilmente sfocia in competizione, carrierismo, diffidenze e gelosie. Le persone devono riscoprire nella piena comunione fra loro, la presenza viva e reale del Risorto nella Comunità. Soltanto dopo potranno scoprire la presenza e l’azione di Cristo nei Sacramenti. Non dobbiamo dunque illuderci: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero i nostri piani pastorali. «Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita»[1]. Già il Concilio Vaticano II ricordava che l’ecclesiologia di comunione rappresenta una delle grandi svolte nel cammino della Chiesa lungo i secoli. Raccomando pertanto a tutti: confratelli nel sacerdozio, diaconi, religiose e laici, di accogliere l’esaltante dono della fede in Gesù crocifisso e risorto, dentro la prospettiva della carità e della comunione. Diversamente, lo ripeto ancora, risulterebbe inutile ogni ulteriore riflessione e proposta. 2. L’anno scorso, nella nostra chiesa diocesana, con la Nota Pastorale La parrocchia in un mondo che cambia, abbiamo voluto fermare l’attenzione sul documento della CEI Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia. Alcune considerazioni rimangono valide e sono quindi da riprendere in funzione dell’auspicato rinnovamento delle nostre comunità. Il presente Piano Pastorale non può non riproporre un itinerario di vita cristiana che ha nella parrocchia il suo luogo privilegiato di esperienza e di vitalità. 3. Facciamo anche esplicito riferimento al prossimo Convegno Ecclesiale che si terrà a Verona nell’ottobre del 2006 sul tema Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo (cfr. 1 Pt 2, 4-5) nel quale sono come adombrate le prospettive della Chiesa italiana per i prossimi cinque anni. Gli aspetti focali sui quali veniamo chiamati a riflettere sono quelli della missionarietà e della spiritualità laicale. Attraverso di essi siamo sollecitati a ravvivare (1 Pt 3, 15-16) il primato dell’annuncio del Vangelo attraverso percorsi culturali in grado di raggiungere l’uomo dentro il suo contesto vitale e a promuovere tra i nostri credenti una autentica testimonianza nei vari ambiti e condizioni di vita. 4. Prima di proporre gli obiettivi, l’analisi teologico-antropologica, le linee operative e le scansioni tematiche annuali, sento in dovere di ringraziare i vari organismi diocesani che hanno dato un significativo contributo per il presente Piano Pastorale Diocesano. Logicamente, saranno gli stessi organismi i primi chiamati a farlo proprio e a contribuire, ciascuno secondo le proprie competenze, per la sua valida attuazione. Allo stesso tempo sarà compito dei sacerdoti e dei responsabili diocesani dei gruppi e associazioni laicali, unitamente ai consigli pastorali, predisporre un calendario dettagliato (parrocchiale, foraniale o diocesano) e un programma di iniziative conseguenti, per la realizzazione di quanto indicato in questo Piano. Raccomando anche di prevedere momenti comunitari di preghiera, di riflessione, di incontro, di festa e di verifica. OBIETTIVI 5. Ci proponiamo di offrire linee guida per il rinnovamento pastorale della nostra Chiesa diocesana in stretta comunione con gli indirizzi proposti dalla CEI, ma anche con una speciale attenzione alla nostra realtà. Perché questo accada, è necessario che la riflessione eviti gli astrattismi e le enunciazioni generiche, ovviamente disincarnate dal contesto e quindi non propositive. Il confronto dovrà avvenire intorno a queste quattro finalità: l’annuncio del Vangelo della speranza, la credibilià della fede, la missionarietà, la spiritualità laicale. L’annuncio del Vangelo della speranza. 6. Per dare forza e vigore alla testimonianza della fede occorre che questa si faccia proclamazione gioiosa della speranza della resurrezione in un tempo dominato dalla ricerca ossessiva dei beni immediati e che appare ripiegato su visioni di vita incomplete, disorganiche e poco coerenti[2]. Infatti, «credere nel Risorto significa sperare che la vita e la morte, la sofferenza e la tribolazione, la malattia e le catastrofi non sono l’ultima parola della storia, ma che c’è un compimento trascendente per la vita delle persone e il futuro del mondo»[3]. Il testimone cristiano, necessariamente deve diventare un narratore di speranza anche nell’esercizio della carità che non potrà mai ridursi per lui a pura e semplice azione solidale, dal momento che a fondamento del suo agire egli pone il Vangelo e quindi anche la speranza che in esso si trova annunciata: «Il Crocifisso Risorto è il nome della speranza cristiana»[4]. La credibilità della fede. 7. I rapidi e profondi cambiamenti, anche culturali, in atto richiedono un intelligente ripensamento del linguaggio e delle forme di annuncio della fede. La conoscenza seria di tutto quanto l’uomo contemporaneo va sperimentando e riflettendo, diventa, pertanto, un presupposto fondamentale da accogliere senza tentennamenti. Occorre preventivamente aprirsi all’idea che siamo chiamati, con coraggio e prudenza, ad aggiornare modi e forme di annuncio, così da consentire, anche oggi, al Vangelo di affermarsi nel cuore degli uomini come proposta significativa in grado di orientare la vita verso l’orizzonte del trascendente e della speranza. Spetta a noi individuare percorsi formativi e nuove modalità di annuncio attraverso la fatica del confronto serrato e sincero, in comunione e amicizia, all’interno delle foranie, delle parrocchie e dei gruppi. Diventa perciò irrinunciabile lo sforzo di offrire orizzonti di senso a quanti sono alla ricerca della luce di Cristo dentro le complessità dell’esperienza. Non si può non convenire sull’urgenza, per i credenti, di confrontarsi e di interrogarsi sulle attuali comuni sfide che la cultura e le situazioni contingenti presenti nel nostro territorio pongono all’annuncio del Vangelo. «Non si può più dare per scontato che tra noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il Vangelo di Gesù. […] È quindi indispensabile promuovere una conversione missionaria delle nostre comunità ecclesiali per riproporre il messaggio fondamentale della nostra fede: Gesù Cristo Crocifisso e Risorto è l’unica salvezza del mondo»[5]. Anche oggi, infatti, come due mila anni fa, gli uomini e le donne continuano a chiedersi su chi e su che cosa sia possibile riporre le proprie speranze. La fede cristiana risponde con Paolo: «Chi si affida a Gesù di Nazaret non resta deluso» (cfr. Rm 10, 11). E così c’è chi è alla ricerca di una fede matura, come Nicodemo (cfr. Gv 3, 1-21), chi sente bisogno di dare risposte a domande esistenziali profonde («Chi sono io?»; «Da dove vengo?»; «Dove sto andando?»), e chi, infine, mostrando sicurezza solo apparente manifesta indifferenza o, addirittura, ostilità. Senza mai stancarsi, occorre insistere sul primo annuncio del Vangelo e innestarlo nell’attuale contesto culturale perché possa continuare a parlare all’uomo. Il dialogo alimenta nei credenti un atteggiamento di apertura alla verità di Cristo. Ciò richiede al credente di non cedere al relativismo o al sincretismo e, allo stesso tempo, richiede credenti umili e grati per il dono ricevuto, consapevoli della propria identità, capaci di rendere ragione della propria fede e della speranza cristiana[6]. Infine, quanto all’istruzione religiosa dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani un ruolo del tutto particolare va riconosciuto ai cristiani operanti nella scuola pubblica e privata. Non si può fare a meno del collegamento tra insegnanti di religione, catechisti e animatori parrocchiali in genere e degli oratori in specie. La missionarietà. 8. Occorre risvegliare una coscienza missionaria nei singoli e nelle comunità, nella prospettiva dell’evangelizzazione attraverso la cooperazione delle parrocchie e di quanti, a vario titolo, accolgono e annunciano il Signore Risorto. La Chiesa, per volontà del suo Signore, esiste per evangelizzare e questa sua missione la compie ogni qualvolta indica agli uomini Gesù come via e meta della salvezza. La Chiesa evangelizza con il suo essere più che con il suo fare. «La missione diventa una insopprimibile esigenza e un dovere imprescindibile affinché tutti possano gustare la stessa gioia e sperimentare la salvezza (cfr. Rm 15). L’evangelizzazione così deve precedere la liturgia; lo stesso amore vicendevole e l’amore al povero hanno bisogno di essere illuminati dalla fede: “amiamo perché siamo stati amati, abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (Gv 4, 16)»[7]. Ne consegue, pertanto, che l’efficacia dell’evangelizzazione è strettamente legata alla testimonianza. Non basta parlare del Vangelo, bisogna renderlo visibile e credibile, consapevoli che anche gli aspetti umani vanno tenuti presenti dal momento che molti cuori si aprono alla fede proprio grazie al fascino dell’amicizia e della solidarietà. Naturalmente va anche detto che la missionarietà va oltre i rapporti amicali tra persone e che il Vangelo è da annunciare e non da imporre secondo lo stile di Gesù che l’ha annunciato e testimoniato con la vita, ma senza mai imporlo. Il messaggio d’amore non si annuncia se non attraverso l’amore[8]. Va anche ricordato che «Non c’è prima la fede pasquale e poi il mandato missionario, non c’è prima la comunione e poi la missione: la comunione e la missione della Chiesa sono i due nomi di uno stesso incontro…»[9]. Un’importanza rilevante acquista pure sul versante della missione la pastorale occasionale che per tanti resta la via più comune e ordinaria per conoscere il Vangelo e per giungere alla fede[10]. Ci si deve, dunque, proporre un maggiore impegno formativo sulla vita cristiana dei singoli e delle comunità, perché la fede risulti più credibile, soprattutto nell’ambiente familiare (con i momenti significativi delle Prime Comunioni, Cresime, Matrimoni, ecc…), scolastico e là dove si opera nei vari ambiti della vita sociale e civile, senza dimenticare la realtà sempre più diffusa delle famiglie in difficoltà. La spiritualità laicale. 9. Invito a un serio esame di coscienza per verificare se noi cristiani siamo oggi, di fatto, presenti e incisivi nel mondo contemporaneo quali testimoni di Gesù Risorto, se sacerdoti e laici sappiamo essere vicini all’uomo. La lettura della realtà lascia intravedere una Chiesa in arretramento che non sempre si mostra capace di dotare seriamente di significati cristiani le diverse fasi dell’esistenza e del suo esito finale. Il momento attuale esige cristiani autenticamente missionari e non degli abitudinari la cui coscienza personale e storica sia educata al senso cristiano della vita ed in particolare al senso della creaturalità, dell’incarnazione, della misericordia, della gratuità, insomma ad una visione dell’esistenza come dono e risposta. Il vero credente non si vergognerà mai del Vangelo e sarà lieto di esprimere la fede. “In una convivenza umana ferita dal peccato personale e mortificato da vere e proprie “strutture di peccato”, il cristiano deve alimentare la profezia evangelica di una civiltà fraterna, traducendola in una nuova sintesi di giustizia e amore…“11. Diventa urgente un rinnovato e fattivo impegno dei laici. «Con il loro apporto in tutti i campi dell’azione pastorale, è necessario rifare tutto il tessuto cristiano della stessa comunità ecclesiale»12 Un contributo peculiare dovrà essere dato da tutte le aggregazioni laicali, dalle associazioni e dai movimenti con iniziative mirate nella convinzione che il proprio carisma non è il solo nella Chiesa e che tutti sono chiamati a concorrere, ciascuno per la sua parte, ad annunciare il mistero di Cristo. Occorre individuare, assumere e promuovere forme di servizio stabili e realmente profetiche, dove anche il “genio femminile” possa trovare modalità di servizio più significative ed appropriate13 Un’attenzione particolare occorrerà avere per una più significativa presenza della Chiesa nel servizio all’uomo, soprattutto attraverso la Caritas diocesana e parrocchiale, le Associazioni di volontariato e la presenza qualificata di laici nella pastorale della cultura, della politica, del lavoro, del tempo libero e dello sport. “La società ha oggi bisogno di una rinnovata dedizione cristiana alla politica, che sappia porsi in ascolto della dottrina sociale della Chiesa, levando la sua voce – in modo realmente libero e profetico – in difesa della partecipazione e delle istituzioni democratiche, e progettando nuove forme di incontro fra etica ed economia, per sconfiggere la grande tentazione dell’individualismo” ( Ibidem 14) ANALISI TEOLOGICO-ANTROPOLOGICA 10. Gesù Crocifisso e Risorto è il fondamento e il culmine della testimonianza della speranza cristiana. La Chiesa e i credenti sanno molto bene di non avere altro dono da proclamare se non che «Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito» (1 Pt 3, 18). Nella diversità dei tempi, delle culture e delle latitudini la Chiesa è stata sempre consapevole di questo mandato, pur sforzandosi, sotto la guida dello Spirito, di trovare forme di espressione nuove per l’annuncio. Anche nel presente resta doveroso accettare le sfide dei mutati contesti per comunicare con efficacia il medesimo Vangelo di Gesù. Ricondurre all’essenzialità della fede nel Signore Risorto l’azione missionaria delle comunità ecclesiali, significa anche adoperarsi per aiutare le coscienze a smascherare i rischi sottesi a certo devozionismo. Il vero credente, infatti, sa di dover sempre ricondurre le proprie personali forme di spiritualità all’unico fondamentale mistero della fede che è il Signore Gesù, Crocifisso e Risorto. La devozione ai santi e le espressioni della pietà popolare, con tutto ciò che ne consegue, hanno soltanto valore nella misura in cui rafforzano la fede nel Risorto, altrimenti rischiano di scivolare nel sentimentalismo, nella creduloneria e nella superstizione. Se, dunque, questo è il messaggio e il compito centrale per la Chiesa «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura»( Mc 16, 15), non possiamo non sentirci coinvolti su come, nella nostra diocesi, stiamo rispondendo a questo nostro compito. Al riguardo mi sembra di poter cogliere tre urgenze: la conversione, la missione e la comunione. La conversione. 11. Credo che innanzitutto siamo chiamati, noi per primi, a maturare con responsabilità una fede adulta, dal momento che non è facile per nessuno vivere da credenti in una società dove ormai convivono pluralità di esperienze religiose e di orientamenti di vita e dove i valori propri del cristianesimo non risultano più socialmente condivisi14. È chiaro che le difficoltà che provengono dal contesto non possono né scoraggiare, né diventare occasione di chiusura, difesa e rifugio sull’esistente. Inoltre è importante che si abbia a cuore non tanto il proprio bene, quanto quello delle comunità. Semmai la problematicità del rinnovamento, anche personale, dovrà spingerci ad accogliere, con comprensione e simpatia, le situazioni esperienziali, talvolta, contraddittorie che specificano l’esistenza dei fratelli e delle sorelle cui vogliamo far giungere l’annuncio pasquale del Signore Risorto. La conversione, poi, oltre che personalmente, deve coinvolgerci nel vivere la carità tra di noi, Popolo di Dio della Chiesa di Ales-Terralba, ai vari livelli: nel presbiterio e nella più ampia collaborazione comunitaria. Anche un Piano Pastorale illuminato e chiaro, se manca la sensibilità a mettere in secondo piano le proprie idee per seguire un cammino comune, risulta vano. Diventa quindi prioritaria l’apertura fiduciale dei singoli e dei vari soggetti (presbiterio, comunità parrocchiali, gruppi e associazioni) al confronto e al dialogo costruttivo. Raccomando, perciò, unità nella carità tra i sacerdoti, rispetto per essi da parte dei fedeli laici e disponibilità al servizio ecclesiale fra tutti. La missione. 12. Il più grande dono di cui dispongono i cristiani è il Vangelo di Gesù Cristo. Annunciarlo perché possa essere condiviso da quanti sono alla ricerca di ragioni per vivere, è il compito fondamentale della Chiesa15. La sfida è davvero grande, se si pensa che anche nel nostro contesto risultano in aumento sia l’analfabetismo religioso delle giovani generazioni, che il numero di coloro che si dichiarano agnostici per non parlare dell’eclissi del senso morale dovuto al relativismo e alla indifferenza che serpeggia a livello culturale e comportamentale. In questo quadro di riferimento, a noi credenti, è richiesta sensibilità, passione e intelligenza al più alto grado, evitando le degenerazioni sia delle fughe spiritualiste che dell’attivismo efficientista. Prima del fare, infatti, è richiesto a noi di credere alla Rivelazione e di vivere in fedeltà ad essa, fino a diventare lievito e luce. Gesù ai giudei che gli chiedevano cosa fare per compiere le opere di Dio, rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato» (Gv 6, 29). Sotto il profilo operativo so bene che le domande più comuni riguardo al rinnovamento pastorale delle parrocchie, sono varie: Come ridare loro speranza, slancio ed energia, così da superare la stagnazione in atto? Come rinnovare la pastorale sacramentale, liturgica, catechistica e caritativa? Cosa fare per promuovere con più efficacia l’evangelizzazione del mondo familiare, giovanile, del lavoro e della cultura? Sappiamo che, al riguardo, non mancano qua e là esperienze belle e innovative che meritano attenzione e che possono diventare stimolanti per tutti. È essenziale, però, che vi sia dinamismo creativo, passione propositiva e abilità organizzativa da parte di sacerdoti e laici, perché il futuro si costruisce con il concorso di tutti. Le proposte operative che seguono intendono tracciare un percorso unitario di rinnovamento. Per la loro attuazione, naturalmente si presuppone confronto e dialogo costruttivo tra gli operatori. Il Piano Pastorale Diocesano, infatti, non può essere un ricettario, calato dall’alto, di cose da fare, ma un laboratorio aperto in cui tutti devono sentirsi protagonisti. 13. In particolare, perché l’annuncio del Vangelo possa raggiungere l’uomo là dove vive, spera, soffre e lavora occorre pensare nuovi itinerari di catechesi che siano rispettosi dell’attuale contesto sociale ed ecclesiale e che vedano nella Parrocchia il luogo ordinario dove questo cammino si realizza. Urge una rinnovata attenzione al mondo dei giovani e degli adulti. Conosciamo le difficoltà che oggi si frappongono – in molte circostanze – ad un fiduciale rapporto di tanti uomini e di tante donne con la Chiesa. È più che mai necessario cogliere le domande di senso presenti oggi nell’esistenza e cercare di entrare in contatto con tutti per fare conoscere la ricchezza del messaggio cristiano. La Parrocchia, perciò, non può limitarsi ad offrire i sacramenti a chi li domanda, ma prima di tutto deve farsi consapevole del bisogno di risvegliare la domanda religiosa e quindi il desiderio della fede. Raccomando a tutti gli operatori, clero e laici, di approntare itinerari comuni di orientamento alla fede e di sperimentare vie nuove di presenza e di testimonianza evangelica adeguate alle diverse situazioni, sempre in spirito di comunione e di collaborazione sincera. 14. Un ripensamento si impone anche riguardo all’iniziazione cristiana dei fanciulli. Finora il fine dell’attività catechistica era quello di iniziare ai sacramenti. Oggi, la secolarizzazione diffusa, probabilmente, ci sollecita a mettere al primo posto l’evangelizzazione delle famiglie dei bambini e dei ragazzi in quanto prime destinatarie della nostra catechesi. Al riguardo mi piace ricordare quanto già scritto negli Orientamenti per l’anno pastorale 2004/2005: «Il coinvolgimento della famiglia comincia prima dell’età scolare, e la parrocchia deve offrire ai genitori gli elementi essenziali che li aiutino a fornire ai figli l’alfabeto cristiano. Si dovrà perciò chiedere ai genitori di partecipare ad un appropriato cammino di formazione, parallelo a quello dei figli. Inoltre, li si aiuterà nel compito educativo coinvolgendo tutta la comunità, specialmente i catechisti, e con il contributo di altri soggetti ecclesiali, come associazioni e movimenti. Le parrocchie oggi dedicano per lo più attenzione ai fanciulli: devono passare a una cura più diretta delle famiglie, per sostenerne la missione»16. Non va trascurata la necessaria collaborazione tra Insegnanti di religione e Parrocchia coinvolgendo anche i genitori. La comunione. 15. Strumenti della comunione sono gli uffici della Curia Vescovile come le altre strutture pastorali centrali e periferiche presenti nella Chiesa diocesana. Occorre adoperarsi perché non diventino apparati burocratici e senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita. Come già affermato (cfr. n° 1), anche il rinnovamento in chiave evangelica del servizio degli organismi pastorali diocesani e parrocchiali, presuppone la condivisione degli obiettivi pastorali e l’unione profonda tra le persone. Dal rispetto e dalla sintonia che regnerà tra i vari coordinatori, ne conseguirà anche la positività del loro operare. Il fine di ogni organismo, infatti, è quello di conseguire nel migliore dei modi gli obiettivi specifici che gli sono propri. Diversamente si avrebbe soltanto un inceppamento del sistema, con deficit di organizzazione, operatività ed efficienza. Trattandosi di una comunità di credenti, il dovere della comunione si fa ancora più irrinunciabile. Al di là della sempre legittima libertà di approccio personale ai problemi, quando si tratta di comunicare ad altri ciò che si è ricevuto in dono (il Vangelo e la salvezza), non si può poi restare divisi ciascuno a difesa delle proprie posizioni. LINEE OPERATIVE PASTORALI Comunione in Parrocchia e tra Parrocchie 16. La parrocchia è una scelta storica della Chiesa per comunicare e far crescere la fede in un preciso contesto sociale e geografico, perciò vicina alla gente, capace di entrare nella mentalità, nel linguaggio, nella cultura e quindi anche capace di scoprirne i valori e le esigenze. Nella parrocchia la Chiesa è chiamata ad accogliere le persone facendole entrare in una vita di “famiglia”, nella famiglia dei “figli di Dio”; è chiamata ad accompagnare le persone tessendo trame di solidarietà in nome di un Vangelo vissuto nella verità e nella carità. Si presenta anche umile e semplice, priva di orpelli e di vuote cerimonie perché incarnata nella vita e nella cultura della gente che vuole vivere il Vangelo di Cristo trovandolo autentico, come risposta piena ed appagante agli interrogativi di ogni giorno. Nella realtà attuale diventa sempre più urgente la comunione interparrocchiale nei centri con più parrocchie, come anche la collaborazione pastorale all’interno delle Foranie. Bisogna educarsi a lavorare in sinergia. Ogni Parrocchia deve sempre più relazionarsi alle altre entro la Forania per studiare e definire linee pastorali comuni. Vanno superate le spinte individualiste e l’abitudinarietà, e recuperati i talenti e i carismi per un’azione comune che favorisca la maturazione del laicato e un più qualificato utilizzo del clero. La presenza di laici preparati e motivati potrebbe risolvere tanti dei problemi presenti nelle piccole e grandi comunità. Occorre dare importanza agli organismi parrocchiali (Consiglio pastorale e Consiglio per gli affari economici). Va anche ricordato che se il fine di tutta l’azione pastorale della parrocchia è l’evangelizzazione bisogna che al centro ci sia l’Eucarestia. È sempre più urgente, per rendere significative le celebrazioni liturgiche, la preparazione dei laici riscoprendo in essi i carismi e le motivazioni che possono impegnarli, nei vari organismi parrocchiali e diocesani, in un modo qualificato. Segno forte di comunione è la centralità della Parrocchia intorno al suo parroco in comunione con il Vescovo. Essa è luogo in cui confluiscono e dove si promuovono i dinamismi propri della comunità: la vita di preghiera, di ascolto della Parola, di condivisione e servizio reciproco nella carità, nella vicinanza ai singoli, soprattutto a quelli che versano in difficoltà, negli spazi di aggregazione e di accoglienza. La centralità della Parrocchia deve però aprirsi ad una relazione di collaborazione stretta e sistematica con le altre parrocchie vicine. L’urgenza di tale collaborazione, data la scarsità numerica del clero, comporta la necessità di accelerare processi che la concretizzino nell’ambito delle Foranie, delle zone pastorali con parrocchie piccole, tra parrocchie presenti nel medesimo centro urbano. Di conseguenza, per facilitare la cooperazione tra i sacerdoti, occorre una concorde programmazione delle celebrazioni liturgiche, delle attività formative e delle realizzazioni pastorali. Le Foranie devono essere il centro motore e di coordinamento per iniziative e attività che possono trovare dimensione e respiro congruo a livello interparrocchiale. Ad esse è demandato il compito di uniformare i punti cardine della pastorale: pastorale giovanile, familiare, del lavoro, della carità in modo da avere dei percorsi comuni condivisi da tutte le parrocchie, che ora rischiano di vivere in modo autonomo e indipendente. In Forania sarebbe anche auspicabile che si favorisse la sperimentazione di itinerari nuovi di catechesi e di animazione del mondo giovanile, dei fidanzati e delle famiglie, insieme a concertazione di orari e date di celebrazione, di corsi di formazione, di eventi particolarmente impegnativi. Notevole efficacia hanno riscontrato, dove sono stati sperimentati, i gruppi di ascolto presso case private che hanno ospitato gruppi di famiglie per momenti di riflessione sulla parola di Dio o, comunque, su temi che toccano la vita di fede. In questo tipo di esperienza l’annuncio trova il terreno più facilmente disponibile, a diretto contatto con l’ambiente in cui la gente vive e si relaziona, e può incontrare anche tante persone che solitamente non frequentano gli ambienti parrocchiali. In molte parrocchie è ormai entrato nella consuetudine l’uso di un foglio parrocchiale col quale il Parroco e i suoi collaboratori comunicano con tutte le famiglie presenti nel territorio. Esso concorre a tenere vivo il dialogo anche con chi non ha una frequentazione sistematica con le attività ecclesiali, e diventa un valido mezzo per tenere viva la presenza della Chiesa in tutti gli ambienti. Questa forma di comunicazione non può essere certo intesa come alternativa alla stampa diocesana che conserva nel periodico “Nuovo Cammino” il suo strumento più importante. Questo invece va sostenuto e potenziato con la collaborazione di tutte le componenti ecclesiali, che si devono rendere disponibili a condividere le loro esperienze anche al fine di promuovere la cultura cristiana nel territorio. Tutti devono adoperarsi per la sua diffusione in modo che in un numero sempre più ampio di famiglie possa arrivare questa voce della comunità cristiana. Un grande impegno, infine, si avrà anche nella conservazione e nella valorizzazione dei beni artistici di cui sono ricche le Parrocchie. Tutto, infatti, deve indirizzarsi alla fede in Gesù Risorto e non semplicemente a un recupero del mero valore artistico-museale di quanto posseduto. Si dovrà ricordare ai fedeli e agli eventuali visitatori che gli oggetti sacri sono innanzitutto espressioni e testimonianze di fede e non semplicemente di amore per il bello. Vita sacramentale e liturgica 17. Un ruolo fondamentale per la maturazione della fede dei battezzati va riconosciuto alla liturgia (e cioè alla Domenica e alle celebrazioni occasionali: battesimi, matrimoni, funerali, ecc…). Non si deve dimenticare che, mensilmente, in ogni Parrocchia, si incontra circa il 30% della comunità e il dato, per la sua rilevanza, va accolto come una grande opportunità per evangelizzare. Soprattutto i sacerdoti (e i diaconi) sono chiamati a “spezzare il pane della Parola” consapevoli sia della preziosità di questa loro missione, in quanto momento importante per annunciare la novità del Vangelo ai giovani e agli adulti e sia della povertà che talvolta caratterizza le loro catechesi. Nonostante le difficoltà concettuali e strutturali presenti nell’attuale contesto sociale, occorre fare di tutto per recuperare la centralità della Domenica come “Giorno del Signore” evitando l’appiattimento nell’abitudinarietà e la spettacolarità delle funzioni che però mortifica il mistero che si celebra. Particolare attenzione va ricercata nella formazione dei lettori. Essi siano persone riconosciute nella comunità per la loro vita coerente con la Parola che proclamano; abbiano una vita ecclesiale intensa e attiva, una preparazione culturale adeguata per quanto concerne la conoscenza delle Sacre Scritture e della Liturgia. Si suggeriscono per loro momenti di formazione che li accompagni nell’interiorizzazione dei diversi momenti celebrativi propri dell’anno liturgico. Si eviti pertanto la banalizzazione del momento della proclamazione della Parola col consentire a chiunque, compresi i bambini, di svolgere un ministero di così grande rilevanza. Ai lettori, infine, si raccomandi di preparare in anticipo la lettura loro assegnata, proprio per il rispetto che si deve al testo sacro che va proclamato con chiarezza e convinzione. Anche il canto è momento integrante della celebrazione eucaristica. Oltre al ricco patrimonio del canto liturgico della nostra tradizione e al canto gregoriano, aperta e prudente deve essere la disponibilità ad accogliere forme nuove. Non si trascurino quelli che sono i caratteri essenziali che la dignità della Liturgia richiede. Si ricordi che l’assemblea celebrante deve restare parte attiva anche nel momento in cui, nella forme più solenni, celebra la sua fede. Formazione dei laici 18. La testimonianza suppone la consapevolezza che la fede non può essere relegata nel solo ambito privato e non può identificarsi con la mera enunciazione di verità dottrinali, ma deve coinvolgere tutta l’esistenza. Occorre riscoprire la radice battesimale della propria appartenenza a Cristo. Si assiste frequentemente alla dicotomia tra ciò che si crede e ciò che si vive: come colmarla? Altrettanto diffuso risulta il relativismo in campo etico. Come aiutare chi tende a giustificare qualsiasi comportamento con lo slogan “che male c’è?” a recuperare la normatività dei principi evangelici? Chi, nella comunità ecclesiale, ha il compito di insegnare a guidare (e cioè il Magistero) viene assoggettato pregiudizialmente al proprio modo di pensare: se i contenuti collimano, li si accoglie, diversamente li si rifiuta. Cosa fare per mentalizzare maggiormente i battezzati alla docilità e alla comunione ecclesiale? Come educare i cristiani a professare con coerenza la propria fede accanto agli altri, là dove si vive? Come superare le divisioni e le differenziazioni che si verificano all’interno delle parrocchie tra appartenenti a gruppi e associazioni ecclesiali diverse? Come annunciare Gesù Risorto in un contesto condizionato dall’edonismo, dal relativismo e dal conformismo? Dentro questa realtà, una menzione particolarissima per la preziosità della loro testimonianza e della loro opera, meritano i Religiosi, le Religiose e i Consacrati negli Istituti secolari. Essi vanno valorizzati in tutti i loro carismi riscoperti e aggiornati, in particolare nella pastorale vocazionale e in quella, più generale, che ha per destinatari gli adolescenti, i giovani, i malati e gli anziani. Tra le molte aggregazioni laicali, un’ attenzione particolare merita l’Azione Cattolica per la speciale disponibilità a collaborare con la gerarchia, essendo storicamente strumento privilegiato per la maturazione e la formazione di un laicato vitalmente impegnato e inserito nella pastorale e nella vita sociale. In particolare i gruppi giovanili operanti nelle varie parrocchie seguano possibilmente percorsi formativi comuni in sintonia con la Consulta della pastorale giovanile diocesana, per evitare il rischio della frammentazione e della scarsa continuità generazionale che impoveriscono il pur apprezzabile impegno di questi gruppi. La nostra Chiesa locale ovviamente dà spazio e accoglie tutti i movimenti e le associazioni come una ricchezza. Ad essi chiede un riferimento ecclesiale chiaro, sia a livello diocesano (Vescovo) che parrocchiale (Parroco) per evitare un cristianesimo “fai da te” che non ha il volto della Chiesa o che non si riconosce in essa. Le associazioni e i movimenti sono espressione di una Chiesa viva e attuale, nella misura con cui vivono il proprio carisma in piena comunione con i pastori e in collaborazione con gli organismi di pastorale. È loro compito mostrare la gioia serena e forte dell’essere cristiani, diventare modello di vita cristiana, avere la capacità di essere lievito all’interno della parrocchia, diventando ramificazioni della stessa nella missionarietà e nella ricerca dei “lontani”. È necessario evidenziare la loro incidenza pastorale e anche la potenzialità in un futuro di maggiore comunione così da giungere a “fare squadra” per essere segno di unità e di fraternità. La Consulta delle aggregazioni laicali cercherà di coordinare questa preziosa collaborazione. Di primaria importanza risulta oggi il dovere di assicurare proposte formative adeguate soprattutto per i laici che ricoprono ruoli di responsabilità nella pastorale diocesana e/o parrocchiale. L’Istituto di Scienze Religiose, oltre a garantire corsi curricolari e regolari di cultura teologica, si farà promotore anche di iniziative che, sia nella sua sede istituzionale, sia nei centri delle Foranie, offrano ai laici disponibili opportunità di approfondimento culturale per una maggiore consapevolezza sulle verità della fede e una rinnovata capacità di riesprimere questi contenuti nell’opera della rievangelizzazione. Anche la catechesi dei fanciulli dovrà sempre più decisamente orientarsi al regolare dialogo formativo con i genitori. La loro disponibilità a confrontarsi con i fondamenti della fede, infatti, appare più possibile proprio negli anni dell’iniziazione cristiana dei figli che, pertanto, diventano strumento prezioso per avviare una efficace pastorale familiare. Va pure ricordato che per testimoniare una fede responsabile non basta conoscere le verità rivelate, è necessario fare esperienza di Dio, come popolo, come comunità, come Chiesa. La vita di fede deve entrare nella realtà socio-culturale, nelle abitudini della nostra gente, nell’incontro di vita quotidiana. Nelle feste popolari, ove la religiosità non sempre è totalmente evangelica, appare opportuno un maggiore dialogo con la cultura laica per trasformarle e restituirle a una purezza di fede più accettabile. La Chiesa ha più che mai bisogno di santi, ossia di credenti convinti, gioiosi, umili, tenacemente innamorati del Signore Gesù, che non fanno mai pace con le loro incoerenze, sempre pronti a ricominciare. La santità è tutta questione di amore. La radicalità che richiede non si misura dalla quantità delle cose lasciate, ma dalla disponibilità a vivere in fedeltà al Vangelo e dall’accettazione della propria croce ogni giorno. Il Vangelo non è una proposta eccezionale per persone eccezionali, e la Chiesa non potrà mai diventare una setta di eletti o un gruppo chiuso di perfetti, ma sarà una comunità di salvati, peccatori perdonati, sempre in cammino dietro all’unico Maestro e Signore. Resta, dunque, indispensabile la presenza significativa dei cristiani laici nei vari ambienti di vita. È compito proprio del fedele laico annunciare il Vangelo con una esemplare testimonianza di vita dentro le realtà temporali: famiglia, lavoro, tempo libero e ancora nell’ambito del volontariato, della cultura e dell’impegno politico. Ambiti della testimonianza 19. La testimonianza, per natura sua, deve prestare attenzione ai vari ambiti dell’esistenza che, a sua volta, fa riferimento al mondo, alla laicità e al vissuto. Dunque, per una credibile testimonianza cristiana si rende necessaria una corretta visione biblica delle realtà mondane, dell’identità del laico e della spiritualità propria della vita quotidiana. Più in dettaglio, l’esperienza quotidiana diventa luogo di spiritualità nella misura in cui si fa sintesi tra fede e vita. Per il cristiano, infatti, «gli interlocutori non sono mai semplici spettatori né il contesto è realtà indifferente»17. La formazione cristiana, perciò, non può prescindere dalla vita quotidiana della persona. È infatti dentro le grandi aree dell’esperienza personale e sociale che il credente deve percepire e valutare le sfide che si pongono al suo impegno di testimone. Sarà bene ricordare che gli ambiti nei quali più comunemente si esprime il sentire e il pensare del cristiano sono: la vita affettiva, il lavoro e la festa, il dolore e la sofferenza. 20. La vita affettiva. Dentro questa dimensione l’uomo esprime con la maggiore spontaneità il suo desiderio di felicità. L’esistenza avverte sempre il bisogno di proiettarsi verso un “tu” nel quale completarsi. Bisogna, però, adoperarsi per superare l’emozionalismo su cui tanti fondano il loro relazionarsi. La pastorale dovrà ben evidenziare un attento programma formativo che coinvolga i giovani, i fidanzati, le giovani coppie e le famiglie. Queste iniziative vanno studiate non solo in campo diocesano, ma anche parrocchiale e foraniale. In questo contesto va inserita anche la pastorale vocazionale che dovrà svilupparsi dentro la realtà viva della vita parrocchiale.Uno degli ambiti più significativi per la crescita e la formazione affettiva degli adolescenti e dei giovani è l’Oratorio. Si badi sempre di più a creare in esso un ambiente sereno e positivo in tutti i suoi aspetti di sport, formazione e amicizia. 21. Il Lavoro e la festa. Uno degli ambiti nei quali la Chiesa annuncia ciò in cui crede è il vasto mondo delle povertà e dell’emarginazione, purtroppo in crescita con la disoccupazione giovanile, e in particolare, con il degrado morale e culturale. Attraverso la Caritas diocesana e parrocchiale la Chiesa scruta il panorama delle povertà che oggi segnano la società ed educa i cristiani alla carità evangelica non solo nei confronti dei bisogni materiali, ma anche dei disagi sempre più diffusi di carattere esistenziale, relazionale, affettivo e psicologico, senza dimenticare chi è colpito dal dramma della disoccupazione o della precarietà di un lavoro che non riconosce all’uomo la sua piena dignità. I cristiani sono chiamati a spezzare la spirale egoistica della ricerca ossessiva del tornaconto a tutti i costi, annunciando con la vita il vangelo della carità. E questo diventa sempre più urgente, sia per il mutato scenario mondiale legato alla globalizzazione, e sia per la spietata concorrenza fra i vari poteri economici che continuano a rendere inaccettabile la distribuzione della ricchezza, a motivo delle dimensioni di peccato presenti nei meccanismi che la regolano. La testimonianza della carità ha un itinerario privilegiato nel cammino di fede di ogni credente e di ogni Comunità. L’Ufficio di Pastorale del mondo del lavoro è chiamato ad assicurare una presenza profetica e propositiva là dove le difficoltà risultano più gravi, sia nel settore industriale che agro-pastorale, a nome e per conto di tutta la Chiesa diocesana. La festa poi non va confusa con il riposo settimanale, ma «deve ritornare ai suoi aspetti di tempo dedicato al rapporto con Dio, con la famiglia e con la comunità circostante, non tempo “vuoto”, riempito con l’evasione, il disimpegno e lo stordimento»18. Ecco perché diventa sempre più urgente la cura della pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport. Sono maturi i tempi perché questi settori del vivere sociale trovino un più funzionale coordinamento a livello diocesano anche per educare le famiglie all’unità, al dialogo e al valore dell’ospitalità. 22. Il Dolore e la sofferenza. Occorre essere maggiormente presenti là dove l’uomo sperimenta la malattia, il dolore, la sconfitta. La speranza cristiana annuncia che il Risorto si fa primizia di un mondo nuovo ove il peccato e la morte (e quindi la sofferenza e il dolore) verranno sconfitti. La nostra civiltà tecnologica, invece, tende con esasperazione ad emarginare e a nascondere la fragilità umana, ma essa resta uno degli aspetti più diffusi e vissuti a livello personale e sociale. Perché allora ignorarla o sottovalutarla? Una fede autenticamente evangelica contribuirà a dare senso alla vita nella gioia e nel dolore. Faccio dunque appello ai sacerdoti perché nelle parrocchie o nelle Foranie rendano operativa la pastorale sanitaria curando, ove possibile, i collegamenti tra ospedale e parrocchia, tra il mondo del volontariato e l’assistenza religiosa in famiglia. Insieme ai Sacerdoti, i ministri straordinari della Comunione, in particolare, sono chiamati ad assicurare la regolare e costante presenza della comunità cristiana accanto a chi soffre o vive ritirato. CONCLUSIONE 23. Concludo queste tracce di riflessione e di orientamento per il Piano Pastorale Diocesano per il 2005-2010, richiamando tutti a quanto raccomandato dalla Prima Lettera di Pietro: «Questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1 Pt 3, 15-16), «gettando in lui ogni nostra preoccupazione, perché egli ha cura di noi» (1 Pt 5, 7-8). Facciamo sì che venga sfatata l’opinione secondo cui il cristiano è tale soltanto in chiesa o in sagrestia. Il Vangelo va vissuto sempre in tutti i suoi aspetti: nella vita sociale, in famiglia, nelle relazioni di lavoro, in ogni campo della vita morale. Sentiamoci chiamati a vivere un’intensa,coerente, amorevole ma anche chiara e decisa testimonianza cristiana capace di giungere dalla Parrocchia a tutti i luoghi del vivere, anche perchè siamo convinti che, senza Dio, sarebbero luoghi di malessere e di morte. Santa Maria Aquas, Madre del Signore, nostra speciale Patrona, ci aiuti a diventare veri testimoni del Risorto in «questa stupenda e drammatica scena temporale e terrena» (Paolo VI, Testamento). + Giovanni Dettori Vescovo PREGHIERA PER LA COMUNITA’ CRISTIANA O Gesù, che hai detto: “Dove due o più sono radunati nel mio nome, ivi sono io in mezzo a loro”, sii fra noi che ci sforziamo di essere uniti nel tuo Amore in questa comunità parrocchiale. Aiutaci ad essere sempre “un cuore solo e un’anima sola”, condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare per gli ammalati, i soli, i bisognosi. Fa che ognuno di noi si impegni ad essere il Vangelo vissuto, dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono l’Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana. Donaci il coraggio e l’umiltà di perdonare sempre e di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi, e di mettere in risalto il molto che ci unisce e non il poco che ci divide. Dacci la vista per scorgere il Tuo volto in ogni persona che avviciniamo e in ogni croce che incontriamo. Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri ad ogni tocco della Tua parola e della Tua grazia. Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti, alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini. Fa che la nostra parrocchia sia davvero una famiglia, dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare, aiutare, condividere; dove l’unica legge, che ci lega e che ci fa essere veri Tuoi seguaci, sia l’amore scambievole. Scansioni tematiche per il quinquennio 2005-2010 ANNO 2005 - 2006
Anno di preparazione al Convegno Ecclesiale Nazionale
1. Presentazione Durante quest’anno pastorale saremo chiamati a riflettere e a rinnovarci su queste tre tematiche: § la Parrocchia come luogo di comunione: funzioni, compiti e urgenze di integrazione; § la centralità del Cristo Risorto nell’annuncio della fede e della speranza cristiana; § il dovere della testimonianza che obbliga a percepire la fede non come un fatto privato, una proclamazione di valori o, al massimo, un’esperienza gratificante da gustare all’interno di un gruppo, ma come un impegno a lasciarsi trasformare sul piano di tutta l’esistenza e di tutti i luoghi in cui si opera. Occorre che si prenda coscienza sia del bisogno di speranza che risulta diffuso, oggi, anche tra la nostra gente e sia dell’urgenza che i cristiani tutti, clero e laici, comincino davvero a vivere in comunione e unità al loro interno. La società degli uomini, infatti, ha bisogno delle loro parole, delle loro mani, della loro intelligenza e del loro cuore19. Perciò si propone a ogni comunità parrocchiale e, al suo interno a tutti i gruppi e le associazioni, di partire da un’analisi attenta del territorio in cui si opera assumendo un atteggiamento di simpatia e di solidarietà con le popolazioni che si è chiamati a evangelizzare. Per questo si cercherà di individuare modi e occasioni per annunciare, condividere e testimoniare Gesù Risorto attraverso l’approfondimento delle tematiche proposte dalla CEI per il prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale. Si adopereranno, dunque, per una capillare animazione cristiana della società, sia a livello personale (con la propria testimonianza) che comunitario e cercheranno di prevedere momenti da destinare alla preghiera, consapevoli che ogni grazia e conversione proviene soltanto dal Signore. 2. Riferimento biblico: Prima Lettera di Pietro. 3. Riferimenti al Magistero: § Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo. Traccia di riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona, 2005; § La Parrocchia in un mondo che cambia. Orientamenti e le proposte per l’anno pastorale 2004/05, 2004; § Fare di Cristo il cuore del mondo, 2005. 4. Percorso annuale: § Ci si impegni a porre in atto le iniziative più opportune per un effettivo rinnovamento della comunione in Parrocchia, in Forania e tra Movimenti e Associazioni. Va avviata la formazione dei sacerdoti al lavoro di collaborazione, anche in vista della costituzione delle zone pastorali, per rispondere alle esigenze dei fedeli. § Liberare la Parrocchia dall’idea di essere un apparato macchinoso e pedante finalizzato all’osservanza di leggi e di regolamenti, per dare maggiore rilievo ai momenti di comunione. § Si proceda a una verifica sulla operatività fin qui espressa dagli organismi diocesani e si individuino forme di collaborazione in grado di favorire una più funzionale sinergia tra questi uffici pastorali. § Al termine dell’anno pastorale si propone la celebrazione di un Convegno diocesano sulle tematiche del Convegno Nazionale di Verona per animatori e Consigli Pastorali Parrocchiali. § Si curi una predicazione semplice, chiara, radicata nell’insegnamento evangelico, … piena di speranza. § Creare una mentalità di comunione e sinergia tra Associazioni e Movimenti per un rilancio della Pastorale giovanile coinvolgendo anche i giovani della GMG. Un momento significativo potrebbe essere un Convegno Diocesano o Foraniale Anno 2006 - 2007
Anno della fede
1. Riferimenti sacramentali: § Riscoperta del battesimo per tutti i fedeli cristiani. § Maturazione di atteggiamenti coerenti e iniziative di formazione per i battezzati che hanno abbandonato la fede vissuta, soprattutto per coloro che hanno posto gesti in aperta contraddizione con la via cristiana: convivenze di fatto non fondate sul sacramento (sposati solo civilmente, divorziati risposati…). § Percorsi formativi per i genitori cristiani che chiedono il battesimo per il proprio figlio. § Percorsi catecumenali per i fanciulli, i giovani e gli adulti che chiedono il Battesimo. Sarebbe utile conoscere esperienze nuove sui Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. 2. Riferimenti biblici: § Proposta della Bibbia in tutte le famiglie. § Studio e approfondimento della conoscenza della lettera di S. Paolo ai Romani: su questo libro del N.T. possono convergere le attenzioni dell’aggiornamento del clero, della formazione dei catechisti, dei diversi percorsi di catechesi degli adulti, della formazione propria dei movimenti laicali. 3. Riferimenti catechistici: Catechesi che pongano come trama di riflessione il Simbolo Apostolico e la parte del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica che riguarda la Fede. 4. Riferimenti sociologici: Analisi sociologica che aggiorni i dati già rilevati nella precedente indagine (In ascolto per servire), che individui lo stato di vita religiosa nel territorio della Diocesi: frequenza ai sacramenti, stabilità delle famiglie, consapevolezza della fede, dubbi, situazioni di ricerca che attendono risposte, religiosità nel mondo giovanile, etc. 5. Percorso annuale: All’inizio dell’anno di attività (settembre-ottobre): § Presentazione di una traccia di riflessione per le comunità parrocchiali, circa la fede, il Battesimo, tracce per la lectio divina della lettera ai Romani). § Convegno dei catechisti per educare gli operatori di pastorale a leggere la Bibbia. § Tre giorni di aggiornamento del Clero sulla lettera ai Romani. Durante l’anno: § L’Istituto di Scienze Religiose programmerà incontri nelle Foranie sui temi di questo anno pastorale in modo particolare sul collegamento vivo, sia dei catechisti sia dei ragazzi, con la comunità vitale, e sull’educazione alla preghiera ed al rapporto personale con Gesù Cristo. § Convegno dei neocresimati e dei cresimandi per celebrare il compimento della maturazione della fede. § Incontri di formazione e preghiera per Confraternite, Prioresse e Comitati delle Feste Religiose. § Itinerari di lectio divina per gruppi ecclesiali e per gruppi di ascolto presso le case private. § Valorizzazioni dei “tempi forti” dell’anno liturgico (Avvento, Quaresima, Pasqua) per riscoprire i misteri principali della fede: Incarnazione, Mistero Pasquale. Convegno ecclesiale: § Riflessione sulle nuove forme di religiosità, religiosità popolare, secolarizzazione e fede cristiana. § Analisi delle rilevazioni sociologiche nel territorio e proposte operative per una nuova evangelizzazione. Verifica su quanto proposto in “In ascolto per servire” Anno 2007 - 2008 Anno della speranza 1. Riferimenti biblici: Sal 40; Mt 25, 14-30; 2 Ts 3, 6-15; Tt 2, 11-15; Fil 1; Ap 21, 1-5 2. Riferimenti patristici: Lettera a Diogneto 3. Riferimenti al Catechismo degli Adulti: CdA 351-408; 831; 1182; 1197-1232; 4. Presentazione del tema: «La speranza è prima di tutto un dono con cui Dio ci raggiunge e l’esercizio di essa corrisponde alle attese più profonde del cuore umano: il dono di vincere ogni limite per giungere alla pienezza della vita, rappresentata quasi simbolicamente dalla possibilità di “vedere Dio”, culmine del desiderio dell’uomo. La Speranza apre alla nostra vita orizzonti più vasti di quelli che ora, nel tempo, sperimentiamo. Ogni giorno facciamo esperienza di un limite che sentiamo di voler e di dover superare: la speranza è credere che è possibile superare i limiti della vita umana: quello della fatica, del dolore, del finito, del precario. Dentro il cuore di ciascuno di noi, creato ad immagine e somiglianza di Dio, c’è il desiderio di andare oltre. Sperimentiamo un amore finito, eppure sentiamo di aspirare a un amore eterno… La Speranza è la virtù del futuro, quindi è la virtù dell’attesa. Attendere è impegnativo: richiede desiderio, vigilanza perché il desiderio non si spenga… richiede operosità, perché ciò che sarà già oggi contribuiamo a prepararlo. Richiede fedeltà: il nostro non è solo il desiderio di rigenerazione delle cose, ma è l’attesa dell’incontro “faccia a faccia” con il Signore, amato e cercato per tutta la vita» (AC, Conformi all’immagine del Figlio. Itinerario di spiritualità laicale, vol. 3). 5. Percorso annuale: § Itinerario sull’ Eucaristia, la Domenica e la Liturgia 1. La Pasqua nell’Antico Testamento. 2. La pasqua di Cristo. 3. L’Eucaristia, memoriale del sacrificio di Cristo. 4. Per capire il rito della Messa. 5. Riuniti in assemblea. 6. La liturgia della Parola - accenni generali sulla Bibbia. 7. L’offerta - il dono e il donarsi (riferimento al servizio e al volontariato cristiano). 8. La preghiera eucaristica. 9. “fate QUESTO…” “in MEMORIA di me”. 10. L’Eucaristia convito fraterno. 11. L’Eucaristia fa la domenica. 12. Dall’Eucaristia alla vita… § Proposte pastorali per - Gruppo ministranti, da costituire (se necessario) in ogni parrocchia; - Lettori e lettrici della Parola di Dio. Formazione liturgica e di preghiera ed eventuale incontro diocesano. - Ministri straordinari della Comunione. Formazione liturgica e di preghiera ed eventuale incontro diocesano. - Educare quanti curano l’addobbo delle chiese (volontarie, fioristi) o svolgono particolari funzioni durante le celebrazioni (fotografi, cineoperatori) al rispetto del luogo sacro e delle norme liturgiche. § Approfondimento delle tematiche sociali (lavoro e volontariato come orizzonti di speranza). Proporre un corso di formazione socio-politica. Convegno per giovani cristiani sulla realtà del volontariato. Convegno del mondo agro-pastorale; degli artigiani e commercianti; degli operai. Anno 2008 - 2009 Anno della carità 1. Riferimenti biblici: Prima lettera di Giovanni; 1Cor 13 (Inno alla Carità) 2. Riferimenti al Magistero: CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità. 3. Attualizzazione: La Chiesa, consapevole che la carità è dono di Dio in Cristo, annuncia il Vangelo non solo con la parola della predicazione, ma anche con la comunione fraterna e con le opere di tutti i suoi membri. Di conseguenza, ogni comunità cristiana (parrocchia o forania): § ponga particolare cura nel promuovere la qualità della vita quotidiana e dei rapporti fraterni tra i suoi membri, nella consapevolezza che la sua missione evangelizzatrice si attua anzitutto attraverso la comunione dei discepoli; § promuova multiformi testimonianze di servizio, solidarietà, condivisione con i più deboli; § sostenga e valorizzi tutti coloro che sono impegnati in qualsiasi forma di servizio di carità, a cominciare dai diaconi. L’unione fraterna, prima ed essenziale espressione di una carità che evangelizza, oltre ai rapporti tra i singoli cristiani, riguarda anche le relazioni tra le diverse realtà ecclesiali. In questo senso, la pastorale d’insieme, lungi dall’essere solo un accorgimento di tipo organizzativo, costituisce una manifestazione privilegiata e un’esigenza ineliminabile della carità. 4. Ruolo della Caritas a) La Caritas diocesana. Fin dall’inizio alla Caritas diocesana sono state indicate delle finalità precise: la sensibilizzazione delle comunità diocesane nella conoscenza delle varie forme di povertà presenti sul territorio e il loro coinvolgimento nella risposta con proposte precise di solidarietà; il coordinamento delle iniziative di carità realizzate nell’ambito della diocesi e delle associazioni caritative; la formazione degli operatori volontari e professionali impegnati nei servizi sociali; la promozione della solidarietà e della sensibilità verso i popoli del terzo mondo; l’organizzazione degli aiuti nelle emergenze. b) La Caritas parrocchiale La Caritas parrocchiale è a sua volta l’organismo pastorale che ha il compito di aiutare al comunità cristiana a vivere lo spirito e la pratica dell’amore. La Caritas parrocchiale aiuta la parrocchia a vivere come comunità di amore, segno cedibile dell’amore cristiano nel mondo di oggi e in particolare nel territorio in cui sussiste come chiesa. Questo si realizza attraverso alcuni impegni prioritari che rappresentano la finalità di una Caritas parrocchiale: conoscere le situazioni di sofferenza e di bisogno presenti al suo interno e nel territorio; disporre proposte e forme concrete di intervento; individuare le strade attraverso le quali la carità esprime l’ansia di giustizia e diventa impegno sociale; offrire la possibilità di formazione per quanti si impegnano nel volontariato; creare occasioni di incontro per i cristiani che operano nelle strutture pubbliche dei servizi sociali per verificare la coerenza con la propria fede e la testimonianza della carità nell’esercizio della professione; farsi sensibili e partecipi ai problemi della mondialità. c) Il ruolo del volontariato Le esperienze sempre più diffuse di volontariato sono un segno della costante vitalità della carità evangelica. Partecipi dell’amore di Dio e consapevoli della significatività del tempo gratuitamente vissuto, i volontari e le volontarie: portino speranza a chi è disperato, depresso, sfiduciato; valorizzino la dignità della persona e la difendano; scoprano, guidati dal realismo della carità, i bisogni della gente; vivano l’opzione preferenziale per i poveri; coniughino generosità ed impegno con professionalità e competenza così da essere forza di umanizzazione della società; sappiano rapportarsi con le istituzioni sociali e collaborare con esse nella giustizia e cordialità per il bene della persona. d) Osservatorio delle povertà Si raccomanda la costituzione dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse ed il suo collegamento con le realtà di studio, ecclesiali e non, già esistenti. Là dove non è possibile a livello parrocchiale o interparrocchiale, ci si adoperi per istituirlo nella Forania. e) L’educazione all’amore Occorrerà approfondire in parrocchia e in forania il tema dell’educazione all’amore coi gruppi dei preadolescenti e dei giovani e con i fidanzati negli incontri in preparazione al matrimonio. Di conseguenza bisognerà concordare itinerari e metodologie comuni sull’educazione all’affettività. f) Promuovere incontri/Convegni (diocesani o foraniali) per: -famiglie—giovani coppie e fidanzati -Caritas parrocchiali - Volontariato Anno 2009 - 2010 Anno di verifica È bene fare di questo ultimo anno un tempo di verifica. Guardiamo al quadriennio trascorso esaminandolo con onestà e sincerità nei suoi molteplici aspetti pastorali in base agli obiettivi che ci si era prefissati anno per anno. Questa valutazione non dovrà essere definita dall’alto, ma prenderà forma partendo dalla base ecclesiale (parrocchie, foranie, gruppi e associazioni) per poi coinvolgere anche gli uffici e gli organismi pastorali diocesani. In particolare la riflessione si incentrerà sull’analisi del cammino effettuato dalla nostra Chiesa locale sui temi proposti per ciascun anno dal Piano pastorale. Più a monte si cercherà di capire in che misura le nostre comunità si sono lasciate coinvolgere nell’accoglienza delle sollecitazioni offerte: a) dal papa Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte; b) dalla CEI negli Orientamenti per il primo decennio del Duemila (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia); c) dal documento Testimoni di Gesù risorto nella parrocchia e nei luoghi del vivere (Piano Pastorale Diocesano 2005-2010), d) dal Magistero con i pronunciamenti che in questi anni provvederà a indirizzare alla Chiesa universale, italiana e/o regionale. La verifica, ovviamente, si attuerà dentro il contesto sociale ed ecclesiale che nel frattempo sarà andato maturandosi nella nostra Diocesi. Di conseguenza, sembra prematuro offrire griglie o schemi che saranno approntate nell’imminenza della verifica stessa. Indice Introduzione (nn. 1-4) p. 2 Obiettivi (nn. 5-9) p. 4 La credibilità della fede (n. 6) p. 4 L’annuncio del Vangelo della speranza (n. 7) p. 5 La missionarietà (n. 8) p. 5 La spiritualità laicale (n. 9) p. 6 Analisi teologica – antropologica (nn. 10-15) p. 8 La conversione (n. 11) p. 8 La missione (nn. 12-14) p. 9 La comunione (n. 15) p. 11 Linee operative pastorali (nn. 16-22) p. 12 Comunione in parrocchia e tra parrocchie (n. 16) p. 12 Vita sacramentale e liturgica (n. 17) p. 14 Formazione dei laici (n. 18) p. 15 Ambiti della testimonianza (nn. 19-22) p. 17 La vita affettiva (n. 20) p. 17 Il lavoro e la festa (n. 21) p. 18 Il dolore e la sofferenza (n. 22) p. 18 Conclusione (n. 23) p. 20 Scansioni tematiche per il quinquennio 2005 – 2010 p. 21 Anno 2005 – 2006. Anno di preparazione al Convegno Ecclesiale Nazionale p. 21 Anno 2006 – 2007. Anno della fede p. 23 Anno 2007 – 2008. Anno della speranza p. 25 Anno 2008 – 2009. Anno della carità p. 27 Anno 2009 – 2010. Anno di verifica p. 30 [1] Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 43; Cfr. Conc. Ec. Vat. II LG, c. III [2] «[…] in un tempo dominato dai beni immediati e ripiegato sui frammenti» (CEI, Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, 2). [3] CEI, Questa è la nostra fede, Introduzione. [4] Ibidem. [5] CEI, Questa è la nostra fede, Introduzione. [6] Ibidem. [7] Ibidem, 5-6. [8] Ibidem, 9. [9] CEI, Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, 4. [10] Ibidem, 19. 11 CEI, Fare di Cristo il cuore del mondo, 14. 12 Ibidem, 2. 13 Ibidem, 8. 15 Cfr. CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 32. 16 Mons. Giovanni DETTORI, La Parrocchia in un mondo che cambia, pp.20-21. 17 CEI, Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, 13. 18 Ibidem, 15b. 19 CEI, Fare di Cristo il cuore del mondo, 16. |