"Una chiesa che dimentica i suoi martiri non è degna di sopravvivere ", aveva detto ai suoi cristiani mons. Pedro Casaldàliga, Vescovo di S. Felix (Brasile). Anche la Chiesa vicentina ha un debito di riconoscenza verso dodici suoi missionari che un giorno come altri hanno lasciato la loro terra e i loro affetti per farsi vicini a gente abituata da sempre a subire. Testimoni miti, ma decisi, non hanno dimenticato che essere cristiani vuol dire fare la scelta dei più poveri. Fino in fondo. A guardarle più da vicino, le loro storie si assomigliano: in tempi e luoghi diversi, con carnefici che hanno altri nomi, tutti sono stati eliminati perché divenuti testimoni scomodi. Niente sorprese, quindi. La loro era una morte annunciata: Mi vogliono morto, aveva confidato un giorno p. Valeriano Cobbe ad un amico. Non si sbagliava. Tutti l'hanno messo in conto il martirio, chi più, chi meno. Non senza timori: Ho avuto tanta paura!, confesserà in tutta onestà p. Egidio Ferracin, dopo essere scampato ad un'intimidazione. La parte dell'eroe non mi si addice! Nessuno sconto, quindi, per questi martiri che prima di essere religiosi e missionari, hanno dovuto fare i conti con la loro umanità: Non vi ho forse mai dato esempi di virtù eroica - scriverà p. Giovanni Botton ai suoi - ma spero avrete capito che il sacerdote è umano ed ha le debolezze degli uomini. Anche loro, uomini in cammino verso una pienezza di umanità, si sono scontrati con resistenze interiori, oltre che esteriori. Alla fine, però, hanno raggiunto il traguardo. Vittoriosi. Per tutti l'arma vincente è stata la medesima: quella dell'abbandono fiducioso e incondizionato a Dio. Senza riserve. I frutti non sono mancati: dopo un lungo e paziente tirocinio, durato una vita intera, hanno superato a pieni voti anche la prova più impegnativa, quella finale, del perdono. Non una parola di odio o di condanna infatti esce dalla loro bocca, neanche in punto di morte: Io vi perdono, io vi perdono, ripeterà in fin di vita p. Tullio Maruzzo, se è da credere a ciò che riferì uno dei suoi sicari, di lì a qualche giorno, sotto l'azione dell'alcol. La testimonianza di queste persone che si sentivano uomini come altri ricorda a tutti che è davvero possibile essere cristiani fino in fondo. Senza facili compromessi, senza rinunciatari pessimismi perché Dio comunque è più grande delle nostre lentezze, delle nostre incoerenze. Loro lo hanno fatto: si sono fidati, forti della convinzione che quel Dio che li inviava sulle strade del mondo ad annunciare il Suo amore non li avrebbe abbandonati. Così è stato. È per questo che la Chiesa vicentina oggi può fare memoria di questi dodici suoi figli che hanno saputo vivere da profeti e morire da martiri. Pensando a loro, tornano buone le parole che il Papa pronunciò il 6 febbraio 1996 allorché il Presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala gli consegnò una lista con l'elenco dei testimoni per la fede: 'L'eredità che tutti i guatemaltechi hanno ricevuto da questi eroi della fede è bella e allo stesso tempo impegnativa, poiché comporta l'urgente compito di proseguire l'evangelizzazione'. Questo in fondo è il debito di riconoscenza che la Chiesa vicentina ha nei confronti dei suoi martiri. Loro non staranno ad aspettare, inoperosi. C'è da crederlo. Ogni anno il 24 marzo - data dell'uccisone di mons. Oscar A. Romero in San Salvador - si celebra in Italia una giornata di memoria e di preghiera per i Missionari Martiri.
La VEGLIA DIOCESANA DI PREGHIERA in memoria dei Missionari Martiri si terrà quest'anno (2016) sabato 12 marzo alle ore 20.30 presso la Basilica di Monte Berico.
Insieme con tutti gli operatori pastorali nel corso del 2015 sarà ricordato p. Lazzaro Graziani, missionario cappuccino ucciso in Angola nel 1961.
Ci uniremo anche alla preghiera di tutta la Chiesa per i cristiani perseguitati e uccisi in queste ultime settimane "per il solo fatto di essere cristiani", come ha affermato papa Francesco.
 
p. Giovanni Botton, saveriano
p. Piergiorgio Cavedon, cappuccino
p.Valeriano Cobbe, saveriano
p. Silvio Dal Maso, comboniano
p. Giovanni Didonè, saveriano
fr. Vittorio Faccin, saveriano
p. Egidio Ferracin, comboniano
p. Tullio Maruzzo, frate minore
p. Ottorino Maule, saveriano
p. Pasquale Angelico Melotto, francescano
p. L. Epifanio Pegoraro, francescano
p. Giuseppe Schiavo, stimmatino
sr Olga Raschietti, saveriana

MARTIRI…

in Africa

Cavedon p. Piergiorgio, di Marano Vicentino, cappuccino - Angola 2 gennaio 1981

Dal Maso p. Silvio, di Pugnello di Arzignano, comboniano - Uganda 2 maggio 1979

Didone' p. Giovanni, di Cusinati, saveriano - Congo (Zaire) 28 novembre 1964

Faccin fr. Vittorio, di Villaverla, saveriano - Congo (Zaire) 28 novembre 1964

Ferracin p. Egidio, di Malo, comboniano - Uganda 4 agosto 1987

Maule p. Ottorino, di Gambellara, saveriano - Burundi 30 settembre 1995

Schiavo p. Giuseppe, di Costo di Arzignano, stigmatino - Tanzania 27 aprile 1996

Raschietti sr Olga, di Montecchio Maggiore, saveriana - Burundi 7 settembre 2015

in Asia

Botton p. Giovanni, di Carmignano, saveriano - Cina 30 aprile 1944

Cobbe p. Valeriano, di Camisano, saveriano - Bangladesh 14 ottobre 1974

Melotto p. Pasquale Angelico, di Lonigo, francescano - Cina 4 settembre 1923

Pegoraro p. Luigi Epifanio, di Montecchio Maggiore, francescano - Cina dicembre 1935

nelle Americhe

Maruzzo p. Tullio Marcello, di Lapio di Arcugnano, dei frati minori - Guatemala 1 luglio 1981

 

bibliografia

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Pensieri dei / sui
Missionari Martiri

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