Domenica 18 Febbraio - Iª domenica di Quaresima
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Carissimi,
il cammino che ci viene proposto da questa Settimana della fede vuole vedere i giovani, sia quelli all'interno della Chiesa sia quelli più lontani, come protagonisti, per ascoltarli, perché esprimano desideri, incertezze aspettative.
Tutto il popolo di Dio è impegnato a vivere questo evento perché possiamo rispondere alla vocazione che ci è stata data, nell'appartenenza alla Chiesa, aiutati dalla testimonianza personale, comunitaria e pubblica.
Vi attendo tutti e vi benedico!
+Filippo Santoro
Arcivescovo Metropolita di Taranto
Programma (in formato PDF)
17 febbraio 2018

MESSAGGIO PER LA QUARESIMA
DI S.E.R. MONS. FILIPPO SANTORO
ARCIVESCOVO METROPOLITA DI TARANTO
 
Fratelli e Sorelle,
siamo alla prima Domenica della Quaresima con il capo profumato ancora della santa cenere. Le ceneri per il mondo non profumano, sono un segno drammatico di inutilità e di fine che si vuole censurare. Per i credenti esse sono paradossalmente il segno della rinascita, di una terra che aspetta da Dio il soffio vitale, il vento bruciante del respiro e della rinascita: Adamo che per la decadenza del peccato tornava alla polvere dalla quale era stato levato dall¿opera creatrice di Dio, viene richiamato alla vita dalla redenzione del Cristo che per la sua Croce e la sua Resurrezione ridona la vita e la ridona per sempre.
La Quaresima è un tempo privilegiato per essere inondati da un soffio di vita e di speranza; è il tempo del rinnovamento della vita. Tutto ciò accade con l¿appartenenza all¿umanità del Signore, come il figlio appartiene ai genitori prima di ogni sua decisione perché essi sono all¿origine della sua vita. All¿inizio non c¿è il nostro sforzo, ma il fatto della presenza di Cristo nonostante la nostra distrazione e la scontatezza, la svogliatezza con cui viviamo i nostri giorni. È il mistero di Cristo Crocifisso e Risorto che innesta nella nostra vita il movimento della creazione nuova. 
Il Santo Padre Francesco nel suo messaggio per la Quaresima ci passa una metafora dantesca particolarmente significativa in questo tempo propizio nel quale il nostro cuore deve scaldarsi, deve vincere il freddo diabolico dell¿isolamento, dell¿individualismo e deve tornare a Dio e ai fratelli. Il diavolo, colui che divide e accusa, colui che ci mette l¿uno contro l¿altro, siede all¿inferno nell¿immagine di Dante Alighieri su un trono di ghiaccio perché incapace di amare, di legarsi, di condurre bontà. La Quaresima è l¿esercizio della nostra libertà, della nostra volontà che risponde all¿amore infinito che ci trasfigura e ci libera dal freddo.
Il Papa ci mette in guardia anche dai falsi profeti: «Essi sono come ¿incantatori di serpenti¿, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall¿illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!». Questo tempo santo ci allena a far riemergere dal fondo delle distrazioni quotidiane e dalla confusione di voci che reclamano prepotenti il nostro ascolto, la voce dello Spirito Santo, che ci libera dai lacci dell¿ansia, di ogni paura. Egli è il soffio grande  che libera da ogni tipo di angustia, per non essere più suggestionati dalle tenebre, ma ispirati dall¿azione luminosa di Dio. 
Dalla dimensione personale della nostra conversione non dobbiamo scindere il valore della comunità, siamo infatti  un popolo che vuole vivere la Pasqua del Signore! Per questo motivo questi quaranta giorni sono il tempo fecondo per riappropriarci maggiormente del nostro percorso diocesano. In questo viaggio ci portiamo le cose essenziali e necessarie come le tre parole che ho consegnato all¿inizio dell¿anno pastorale: vocazione, appartenenza e testimonianza, approfittiamo per condividerle e renderle in qualche modo visibili nelle nostre parrocchie.
VOCAZIONE.
Questo il tempo migliore per vivere a pieno il proprio Battesimo. Dio ci chiama a servire nella sua Chiesa mediante la nostra vocazione specifica: la via del matrimonio, del sacerdozio, della speciale consacrazione. Proprio nella prospettiva vocazionale desidero invitare tutte le realtà ecclesiali del nostro territorio a vivere con entusiasmo la prossima Settimana della Fede che si terrà in concattedrale, incentrata sul prossimo Sinodo dei giovani. Non ci è dato di mettere in sordina il Vangelo, perché il Signore continua a chiamare i giovani e le giovani nella consacrazione anche a seguirlo attraverso il sacerdozio, la vita consacrata, o il matrimonio.
Non dobbiamo lasciarci cogliere da uno spirito di timidezza e di falso pudore che ci fa arretrare dal fare la proposta, dall¿indicare la via, dal mettere semplicemente in comunione la bellezza dell¿avere incontrato Gesù. Siamo spesso colti da fatti raccapriccianti di cronaca che manifestano un¿umanità brutta,  che ha praticamente sfrattato Dio, che non ascolta la sua voce, che non risponde alla chiamata ad esistere per l¿amore, per la vita. Urge annunciare Dio, urge dire ai nostri ragazzi: «Il maestro è qui e ti chiama!» (Gv 11,28).
Invitiamoli a ricercare la sua voce.  Disarcioniamo i nostri ragazzi e non solo loro, da quella rete che parla a vuoto di amicizia, di stati d¿animo, di condivisione, che butta tutto fuori sui balconi dei social ciò che hanno di più intimo,  lasciando il cuore al freddo e privo di risposte. Pratichiamo una rete di legami veri, ognuno di noi ha la propria vocazione, ascoltarla e seguirla vuol dire scoprire la felicità. Anche per questo desidero ricordare qui l¿iniziativa proposta da papa Francesco, 24 ore per il Signore, a cui darò inizio il 9 marzo alle 19:30 nella parrocchia di San Lorenzo da Brindisi e che terminerà alle 18:00 del 10. È un¿occasione per spiegare e praticare il sacramento della confessione, di scoprire la preghiera silenziosa e comunitaria di fronte all¿amore che arde e mai si consuma, l¿Eucarestia. Pregheremo per le nostre famiglie, per la Città, per il nostro martoriato territorio.
APPARTENENZA
La Quaresima ci fa uscire, ci spinge nel deserto per ritrovarci fianco a fianco nel cammino di conversione. Il ghiaccio della solitudine e dell¿isolamento a cui si accennava prima, viene sciolto dal calore di una vita sparsa perché ogni uomo o donna scopra di essere figlio amato dal Padre. Prendiamo parte alla stessa eredità di Dio, alla sua famiglia. Dopo l¿incontro che cambiò la sua vita San Paolo viene affidato ad un luogo, ad una casa di Damasco, e, in particolare, ad una persona, ad Anania che alle prime battute  manifesta  la sua perplessità con per tutto ciò che ha saputo di Paulo in quanto persecutore della Chiesa, a lui il Signore affida l¿apostolo delle genti; Anania si fida perché appartiene a Gesù. Paolo viene battezzato come segno dell¿appartenenza a Gesù e alla Chiesa. La nostra sodalità non nasce da pie intenzioni: è il legame del nostro Battesimo e di una comunità concreta. È l¿antidoto alla dissoluzione dei rapporti di una società liquida o gassosa.
Nell¿appartenenza si sviluppa il cambiamento del battezzato in discepolo, in apostolo con un compito per il mondo. Nei luoghi dove siamo mandati, il Signore ci aspetta e ci cambia, anche se non li abbiamo scelti noi. Paolo a Damasco ha trovato gente comune, semplice, dei quali il Signore si è servito per formare l¿uomo nuovo, l¿intrepido, l¿apostolo delle genti.
L¿appartenenza è il punto su cui lavorare in questo tempo di Quaresima perché ci aiuta a vivere concretamente, come in una famiglia il rapporto col Signore. 
Valorizzeremo secondo le nostre tradizioni i riti della penitenza e della passione, ma il sacrificio più vero è l¿appartenenza  a Cristo e alla Chiesa perché questo ci aiuta a superare l¿individualismo e costruire comunione nelle nostre parrocchie, movimenti ed associazioni e anche nella nostra conturbata società. Per questo non posso non incoraggiare tutte le iniziative pastorali e di preghiera che vedono coinvolte a livello vicariale più parrocchie e gruppi, per non rinchiudersi nel proprio orto e per guadagnare un unico sentire ecclesiale, capace di carità verso vicini così come lo sguardo sulle  istanze dei fratelli di tutto il mondo, come per i cristiani perseguitati in tante terre del nostro pianeta e per le chiese più povere.
TESTIMONIANZA
Una persona che riconosce di appartenere al Signore vive da testimone. La testimonianza è lo scopo della nostra vita. Testimonianza, parola essenziale al nostro essere cristiani. Insita nel nostro battesimo come dicevamo, siamo al contempo battezzati e inviati ad annunciare, a cambiare il mondo circostante, a seminare la speranza.
Il tempo quaresimale rimane un tempo privilegiato anche per vivere la carità come segno visibile e credibile del cammino interiore di conversione. Le pratiche del digiuno e dell¿astinenza dalla carne che non sono cadute nel disuso né tanto meno sono state sostituite, devono essere proposte  con quello spirito di maturità che non le vede come esercizi ascetici fini a sé stessi, ma come quell¿allenamento che ci porta a liberarci dalla schiavitù delle cose e dall¿egoismo, perché il cuore rimanga sveglio per condividere e abbia occhi per vedere le necessità dei fratelli. Rinunciare a qualcosa sulla nostra mensa, mettere da parte dei risparmi per i poveri, sono gesti che possono rivelarci quanto libero o meno sia il nostro cuore e soprattutto quanto sia capace di gioire più nel donare che nel ricevere (cfr. At 20,35).
In questa Quaresima di fraternità voglio incoraggiare tutte le iniziative di sostegno e di sensibilizzazione del Centro di accoglienza notturna San Cataldo Vescovo. Queste settimane siano l¿occasione anche perché i gruppi parrocchiali lo visitino, possano vivere nella cappellina del centro per momenti di preghiera e perché le nostre comunità conoscono questo miracolo della Provvidenza e della generosità di tutti. Quella che è un¿opera buona ha bisogno di essere custodita, sostenuta e mai dimenticata. Non è passato molto tempo da quando un ospite del San Cataldo Vescovo mi ha ringraziato commosso per avergli restituito la dignità di un posto caldo e pulito, dopo le disavventure di un matrimonio fallito e di tanti errori, ha trovato la carezza di una Chiesa accogliente e pronta. Quella Chiesa siamo noi, la Chiesa di Taranto, che concretamente vuole rendere possibile a tutti l¿incontro con Gesù! È bello allargare il cuore come il Signore ci chiede.
La nostra testimonianza è richiesta in tutti gli ambiti della vita, compreso quello civile, sociale e politico e sarà un nostro impegno quaresimale anche approfondire e vivere con responsabilità la nostra chiamata al voto. Mi rendo conto ogni giorno di più che dobbiamo riscoprire la passione per la partecipazione di tutti i cittadini e quindi dei cattolici alla politica. In questa tempesta di promesse inverosimili, di toni esasperati, di ricercate patenti di moralità improbabili, forse che non abbiamo bisogno di orientarci intorno a principi della Dottrina Sociale della Chiesa? Forse che non abbiamo bisogno di tornare a riaffermare l¿inalienabile valore della vita? In una situazione di precarietà generale del nostro Paese abbiamo una maggiore responsabilità, quella di continuare ad essere sale della terra e luce del mondo! Nella nostra diocesi è attivo da diversi anni ormai un vero e proprio laboratorio¿scuola di formazione sociale e politica al quale partecipano tanti giovani. Non dobbiamo aver paura di mettere in circolo il grande patrimonio della Chiesa circa le questioni sociali. La Chiesa di Taranto in questi anni, non ha fatto mai mancare la sua parola di riflessione, di incoraggiamento tenendo sempre la stessa direzione del bene comune, a prescindere dalle opportunità e dagli scenari politici ed economici che si sono avvicendati e che oggi in fase di campagna elettorale assumono valore tristemente variabile, ma che per noi rimangono gli stessi. I cattolici ancora una volta devono dare testimonianza di coscienza retta, tesa al bene comune, alla difesa della vita, dell¿ambiente e del lavoro. Cari amici, non perdete questa occasione di votare!
Questa Quaresima, ricca di iniziative, di tradizioni, di momenti in cui ci si stringe ai simboli dell¿amore immutabile del Signore nella sua Passione, Morte e Risurrezione sia anche un tempo di rinascita sociale facendo sviluppare il meglio della nostra terra. È tempo di responsabilità e di appartenenza. Non deleghiamo a nessuno la nostra libertà e la nostra solidarietà. Vinciamo il lamento con la partecipazione attiva come accade nelle pratiche della nostra fede. In ogni angolo della nostra terra si moltiplicheranno i momenti di preghiera, i riti e i gesti di solidarietà; incoraggiamoci gli uni gli altri: «venite camminiamo nella luce del Signore (Is 2,5)».
A tutti la mia benedizione in questo tempo prezioso che prepara la Pasqua.
 
+ Filippo Santoro
Arcivescovo 
È questo il tema dell'incontro che si terrà nell'aula sinodale 'M. Magrassi' della Curia Arcivescovile di Bari sabato 3 febbraio 2018 dalle ore 9.30 alle ore 18.00.
Introdurranno l'incontro mons. Francesco Cacucci, Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, mons. Filippo Santoro (che terrà una relazione sul tema della giornata), mons. Vito Angiuli e mons. Giovanni Ricchiuti.
Sono invitati a partecipare i direttori delle Commissioni diocesane per la Pastorale Sociale e gli animatori del Progetto Policoro; gli incaricati diocesani per la Pastorale Giovanile e un giovane delegato per diocesi; i Presidenti e un delegato delle Consulte Diocesane per il Laicato; i Presidenti e un delegato delle Aggregazioni Laicali.
Nota dell'Arcivescovo
Sostegno dell’arcivescovo di Taranto Mons Filippo Santoro ai comuni che manifesteranno contro l’ampliamento della discarica in località «La Torre Caprarica» di Grottaglie.

«Rilevo positivamente la mobilitazione di numerosi comuni della provincia, compreso quello di Taranto, alla manifestazione in favore del diniego all'ampliamento della discarica di Grottaglie.
La comunione di intenti in difesa del territorio e dell'ambiente è la strada da percorrere per ottenere finalmente la giusta attenzione.
Sono al fianco di chi ha a cuore la salute dei cittadini e dell'ambiente nel solco di quanto indicatoci da papa Francesco nella Laudato si'.
Il nostro territorio, già così gravemente compromesso, non può sopportare ulteriori carichi e bene fanno, sindaci e cittadini a far sentire la loro voce».
Omelia dell'Arcivescovo nella solennità dell'Epifania
Nell'occasione della Concelebrazione Mons. Santoro ha annunciato la VISITA PASTORALE 

Il messaggio dell'Epifania è la chiamata alla salvezza di tutte le genti. Per ogni persona è offerta la luce che viene dal Signore per il cammino dell'esistenza. I Magi sono il segno dei popoli che cercano qualcosa che illumini tutta la vita.
In una celebre omelia Papa Benedetto XVI diceva: 'Che cosa li ha fatto partire?'.Li ha fatti partire il desiderio della verità che è dentro il cuore di ogni persona, di ogni uomo, di ogni donna. Il desiderio della verità li ha mossi nella ricerca; attraverso la stella i Magi cercano una luce più grande, più bella di quella delle stelle; una luce che non si spegne, una luce che non scompare. Cercavano il bene perché non si accontentavano semplicemente di sopravvivere, nelle vicende, nelle difficoltà di tutti i giorni, ma cercavano la verità, una luce per  il quotidiano e per il destino. Questo li ha mossi. Sono stati mossi da un segno, dall'apparire della stella. Hanno trovato un segno e lo hanno seguito. Quella stella è stata il segnale da cui si sono sentiti chiamati, il segnale della vocazione. Si sono mossi perché attraverso il segno sono stati chiamati. È sempre la realtà  che ci chiama, la realtà che fa scaturire la nostra risposta e ci accorgiamo che il Signore attraverso i segni ci chiama a cercare la verità, a cercare Lui. E per ciascuno di noi i segni sono importanti. Voi vedete anche oggi i sacerdoti, il capitolo metropolitano; qualcuno è raffreddato come tantissimi altri del popolo di Dio, poiché, l'influenza prende pure i canonici; il segno è quello dell'unità dei sacerdoti con il vescovo e dell'unità di tutto il popolo di Dio.  Con i segni il Signore ci chiama e ci sollecita ad una risposta, a cercarlo di più, ad incontrare qualcosa di ancora più grande. La risposta dei Magi è stata il mettersi in cammino,  in questo dire di sì,  in questo non rimanere fermi. (testo integrale)
 

Il 5 gennaio prossimo ricorre il sesto anniversario dell¿ingresso di S.E.R. Mons. Filippo Santoro nella diocesi di Taranto. Poiché Mons. Arcivescovo non desidera eventi particolari, comunico che celebrerà l'Eucaristia:
 
il 5 gennaio alle ore 18,00 nella parrocchia S. Egidio (Tramontone)
e
il 6 gennaio alle ore 11,30 nella Concattedrale.
 
Esorto tutti a  pregare nelle Sante Messe invitando coloro che ne abbiano la possibilità e lo desiderino (sacerdoti e laici),  di partecipare liberamente all'una o all'altra celebrazione.
Un cordiale saluto e buon anno.
don Alessandro Greco
messaggio augurale di
S.E.Mons. Filippo santoro
arcivescovo metropolita di Taranto
   

Carissimi Fratelli e Sorelle,
giunga a ciascuno l’invito alla gioia che ci viene dal Vangelo nel Tempo del Natale, una gioia che siamo invitati a riconoscere e a ricercare anche se nelle circostanze in cui ci troviamo può sembrare la cosa meno credibile. Il Bambinello ci scomoda, disorienta e cambia la lettura della storia, imprime un movimento nuovo alle nostre azioni e ci fa volgere verso ciò che gli uomini scartano, che non notano nemmeno.
In ciascuno di noi c’è una domanda, un grido, un’attesa di giustizia, di verità, di bellezza, di amore. Ecco perché il Natale è la festa del bambino e del povero, del debole, di coloro che attendono il dono e volentieri lo condividono. Il Centro di accoglienza notturna “San Cataldo Vescovo” è un segno dell’amore gratuito del Signore sorto dal contributo di tutta la nostra diocesi per i senza tetto che sono simili a Gesù, per il quale non c’era posto, che non aveva una casa dove poter nascere. 

Riscopriamo innanzitutto la presenza del Bambino e con lui il valore della solidarietà, della gratuità nei confronti di chi ha bisogno, del nostro prossimo. Facciamoci coinvolgere senza paura dal prossimo bisognoso, prendiamoci cura dei nostri poveri e di quelli arrivati dopo aver attraversato il mare.
Come si è fatto presente nel bambino di Betlemme così il Signore si fa presente nel fragile segno dei suoi, di quelli che lo seguono, della comunità cristiana.
La nostra missione consiste nel rendere testimonianza al Signore, nel comunicare a tutti che Lui è venuto, che ci ha  accolti e ci spalanca il cuore all’accoglienza. 
(testo integrale)
 
 
L'arcivescovo Santoro e l'associazione Noi & Voi vi invitano all'inaugurazione del centro d'accoglienza e spiritualità Casa Madre Teresa di Calcutta che si terrà domenica 1° ottobre, alle ore 11.30, in via della Transumanza al quartiere Paolo VI, nell'ex monastero delle Carmelitane scalze nei pressi del seminario
Il centro, che si trova a Paolo VI, nell'ex convento delle Carmelitane, risponde ai numerosi e accorati appelli di papa Francesco, appelli che l'arcivescovo Santoro ha da subito accolto con impegno fattivo.
Per il nostro vescovo quello dei migranti e degli ultimi è un 'tema di grande attualità nazionale, l'accoglienza dei migranti non può essere ridotta ad una discussione da osteria né noi cattolici possiamo permetterci il lusso dei luoghi comuni che equiparano terrorismo, integralismo islamico, delinquenza, degrado, quei luoghi comuni che ci rendono disumani', come sottolineò sempre in quella omelia impegnando i fedeli, nell'ambito della 'Testimonianza', una delle tre parole chiave scelte per l'anno pastorale insieme a 'Vocazione' e 'Appartenenza', indicando loro come luogo concreto di testimonianza proprio l'accoglienza dei migranti.

Omelia dell'Arcivescovo S.E.R. Monsignor Filippo Santoro per l'inizio dell'anno pastorale a San Giovanni Rotondo
Vangelo del Giorno
Mc 1,12-15

12 Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana.