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CORTEMILIA

Sin dal tardo medioevo operavano in Cortemilia diverse Confraternite, con scopi di sostegno sociale, di soccorso ai poveri, agli infermi, agli orfani e alle vedove.
La Confraternita della Santissima Trinità, aveva in origine sede nella chiesa del borgo di San Michele, edificata tra il 1595 ed il 1605, poi attribuita ai Penitenti Rossi. Questi ultimi, assieme ai Penitenti Bianchi del borgo di San Pantaleo, continuarono la loro attività, consistente prevalentemente nell'organizzazione di importanti celebrazioni religiose, specie di tipo processionale, sino all'epoca preconciliare, per poi progressivamente disciogliersi.
Riconoscibili dal colore delle tuniche, i penitenti, localmente detti “Batù” (Battuti - flagellanti), sia Rossi che Bianchi, si incaricavano di portare in processione statue, baldacchini, stendardi, torce ed altri oggetti devozionali.

Il MUSEO DIOCESANO propone una visita all’esposizione di alcune opere legate alla devozione popolare.

 

La chiesa della della SS. Trinità ospita due importanti gruppi processionali in legno e stucchi policromi, detti "I giudei", appartenenti all'antica Confraternita dei Penitenti Rossi, che sino agli anni ’60, venivano portati in processione il Venerdì Santo.
Il più antico dei due gruppi, detti "casse della Passione", l' Ecce Homo è presumibilmente di epoca tardo barocca. Presenta, a destra, Pilato che indica il Cristo coronato di spine e, a sinistra, un aguzzino dallo sguardo feroce. Gli abiti e gli incarnati sono di colori molto vividi, probabilmente in seguito alla ridipintura operata dal Brilla.
La Flagellazione, venne realizzata in legno di tiglio negli anni 1836-1837 dagli scultori savonesi Giacomo ed Antonio Brilla, con uno stile più raffinato: il Cristo ha fattezze nobili e un'espressione dolente, dignitosa e composta, mentre i flagellatori sono meno truci di quelli del gruppo più antico.
 

 

 

Dai documenti dell’archivio parrocchiale risulta che agli scultori Brilla vennero richiesti altri due bozzetti di gruppi statuari: La deposizione dalla Croce e Gesù nell'orto degli ulivi.
Forse per motivi economici la prevista Deposizione si ridusse all'unica statua del Cristo morto, della Cappella di S. Rocco al Cimitero, senza i consueti personaggi di contorno. Anche la fattura di questo Cristo denota raffinatezza ed equilibrio compositivo, pur nel sostanziale realismo della destinazione devozionale. L'espressione è ancora dolente, ma non particolarmente drammatica e il corpo del morto è colto nel momento immediatamente seguente alla deposizione.
 

 

Un altro oggetto devozionale di pregio, utilizzato per la processione del Venerdì Santo, probabilmente dalla Confraternita dei Disciplinati Bianchi è una croce di grandi dimensioni che presenta una particolare struttura a cassa sulla quale si aprono, lungo i bracci, 15 piccole “finestre”, di forma rettangolare ed ovale. Su ciascuna apertura, ad un sottile vetro è applicato un piccolo dipinto su tela leggera che, illuminato dall'interno, presenta in trasparenza un simbolo della Passione. I dipinti sono stati realizzati con grande perizia. L'illuminazione, che dopo un recente restauro è ottenuta con piccole lampadine collegate in serie, si produceva sistemando sezioni di candele su apposite linguette di metallo distribuite regolarmente all'interno della struttura.

 

La reliquia della Santa Spina, proveniente dalla corona di spine imposta a Cristo durante la Passione, giunse fortunosamente a Cortemilia nel XVI secolo. Di proprietà della comunità ed affidata in custodia ai padri conventuali di San Francesco, per disposizione pubblica, veniva consegnata dai francescani, il giorno 3 di maggio, all'arciprete, che con grande partecipazione di popolo, la recava in processione per i due borghi. Fatta coincidere poi con la processione del Corpus Domini, quella della Santa Spina consisteva nella traslazione della reliquia dall'una all'altra parrocchiale ed è caduta in disuso. Negli ultimi tre secoli comunque la Spina fu molto venerata in Cortemilia e le stesse amministrazioni pubbliche, in epoche di gravi calamità e pestilenze, chiedevano ai francescani o ai parroci che ne divennero depositari, ostensioni e benedizioni particolari, le quali venivano anche amministrate a richiesta di singoli fedeli con specifici riti.


 

 

 

 


 


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