Modena / S. Vincenzo

S. Contardo,

 compatrono di Modena

 

 

Ricorre lunedì 16 aprile la festa di S. Contardo d’Este, compatrono di Modena; per l’occasione l’arcivescovo mons. Benito Cocchi celebrerà una  Messa nella chiesa di San Vincenzo  (pantheon degli Estensi) in corso Canalgrande a Modena, alle ore 18.30.

Contardo nacque nel 1216, alcuni mesi dopo la morte del padre Aldobrandino d'Este, marchese di Ferrara e Ancona. Come primogenito maschio avrebbe avuto diritto, per privilegio dinastico, al titolo di marchese che, però, non gli fu riconosciuto e che passò poi ad Azzo VIII, fratello minore del padre. Vissuto, forse, ad Este insieme alla madre e alla sorella Beatrice, poi beata, fu "totus deditus Deo", come scrive l'antica Cronaca del Crosnin (1376), e non rivendicò per se né quel titolo né gli onori del casato.

Divenuto adulto, scelse di vivere in povertà e in preghiera, improntando la sua vita ai valori spirituali che lo portarono a rifiutare la logica della guerra e della violenza; testimone di fede e di fiducia in Cristo, fattosi pellegrino raggiunse, forse, Gerusalemme per pregare sui Luoghi Santi; nel 1248 è in pellegrinaggio verso il santuario di San Giacomo di Compostela. Nel 1249 è a Broni, località su uno dei tanti sentieri che confluivano sul Camino di Santiago, qui sostò, si ammalò ed, dopo una dolorosa agonia, confortata solo dalla sua fede, morì. Era il 16 Aprile 1249. la sua morte fu accompagnata da eventi straordinari che suscitarono una particolare attenzione degli abitanti di Broni verso quel giovane pellegrino di cui già si parlava per la sua fede e la sua santità.

Chiunque si avvicinasse alla sua tomba nel cimitero, ne riceveva benessere spirituale e fisico; numerose furono le guarigioni miracolose che attirarono a Broni tanti fedeli dai territori circostanti. Si decise allora di trasferire il corpo di quel giovane venerato già come santo nella chiesa del paese; oggi quel corpo è custodito nella Collegiata di San Pietro, tra la secolare devozione di intere generazioni che lo hanno acclamato patrono di Broni.

La devozione si diffuse in tutto l'Oltrepo Pavese e nel piacentino dove, da allora, Contardo è venerato come Santo. Le guarigioni miracolose continuarono, in tanti accorrevano per trovare sollievo spirituale e fisico e forza interiore nel continuare il proprio cammino di vita.

I "parentes", cioè gli Estensi, informati di quanto accaduto, vennero da Ferrara con l'intenzione di riportarvi quel corpo, ma furono dissuasi dalla reazione decisa dei Bronesi che si opposero. E così iniziò quel legame di fede tra Broni e il giovane Estense pellegrino, per tutti già san Contardo,e come tale venerato, per intere generazioni. Circa trecentocinquanta anni dopo, nel 1609, il Vescovo di Piacenza fece richiesta alla Congregazione dei Santi di un riconoscimento ufficiale che, concesso, inserirà san Contardo tra i santi della Chiesa.

A Modena il culto e la devozione furono portati dagli Estensi dopo il 1598. Nel 1628 un Breve di Papa Urbano VIII concedeva l'indulgenza nella Diocesi di Modena, il 16 aprile, ricorrenza della morte di san Contardo. Nel 1698, il 29 dicembre, il Consiglio dei Conservatori della Comunità di Modena, come risulta dalle Vacchette conservate all'Archivio Storico del Comune di Modena, lo acclamava compatrono della città con San Omobono ed istituiva il 16 aprile la festa di San Contardo Estense: tale ricorrenza fu celebrata fino al 1859 prima nella chiesa di San Vincenzo, poi in quella di San Domenico.

Oggi, nella Chiesa di San Biagio, sono conservate due reliquie del Santo di cui c'è traccia già in alcuni documenti del 1661, conservati in Archivio di Stato.

 

 

Monchio

Ricordando Rolando Rivi

 

In ricordo del Martirio del Servo di Dio Rolando Rivi,  seminarista, domenica 15 aprile si svolgerà una celebrazione alla presenza dell’arcivescovo mons. Benito Cocchi. Il ritrovo è fissato per le ore 10.  Alle ore 10.30 preghiera e benedizione sul luogo del Martirio, presieduta da Sua Eccellenza Mons. Benito Cocchi Arcivescovo di Modena-Nonantola. Alle ore  11 Santa Messa presso la chiesa parrocchiale di Monchio, presieduta da Sua Eccellenza Mons. Benito Cocchi.

Il luogo del martirio si trova qualche chilometro prima di Monchio, salendo da valle, dove in corrispondenza di una curva sulla destra si trova una grande croce.

Il comitato che promuove la beatificazione del giovane ha scelto di promuovere anche questa iniziativa, per fare in modo che la figura del giovane Servo di Dio sia  conosciuta sempre più in tutta la diocesi.

 

Città dei Ragazzi

Si è spento monsignor Ronchetti

 

E’ andato alla casa del Padre, lo scorso 7 aprile, ad 83 anni, monsignor Sergio Ronchetti, penitenziere del Duomo di Modena. Monsignor Ronchetti era nato a Modena il 16 settembre del 1923 ed era stato ordinato sacerdote nel maggio del 1946. Tuttavia, la vita di don Sergio è sempre stata legata alla Città dei Ragazzi di via Tamburini, che ha seguito fin dalla sua fondazione, collaborando alle attività ed ai centri estivi insieme a don Mario Rocchi. All’impegno nella Città dei Ragazzi, don Sergio ha affiancato, per brevi periodi, quello di parroco a Collegara-San Damaso e a Gaiato di Pavullo. Dal 1990, invece, aveva assunto il servizio di confessore nel Duomo di Modena, senza però trascurare il lavoro alla Città dei Ragazzi, dove per oltre 40 anni si è adoperato con tutto se stesso per la realizzazione dei centri estivi e anche come coordinatore dei corsi di formazione: un sicuro punto di riferimento all’interno della struttura di via Tamburini. Nel  1991 l’arcivescovo mons. Santo Quari gli affida l’incarico di penitenziere della cattedrale modenese con la facoltà di assolvere, nell’ambito del ministero della confessione, anche quei peccati per cui è prevista la scomunica, come l’aborto, l’apostasia e l’assassinio. Un ruolo certamente impegnativo (“impossibile non ricordare don Sergio letteralmente “murato vivo in quel confessionale”, ha ricordato un suo confratello) a giudicare dalla coda di fedeli che, sia di mattina che di pomeriggio, quotidianamente si affollavano davanti al suo confessionale per accostarsi al sacramento della Riconciliazione. Così fino all’ultimo: per le feste di Natale don Sergio ha prestato ancora questo suo prezioso servizio in Duomo, poi quando le condizioni di salute non gli hanno più consentito di recarsi in cattedrale, un foglietto sul confessionale della navata destra, scritto di suo pugno, avvisava i fedeli che, “secondo le indicazioni dei medici non potrò più essere presente in confessionale ma chiunque lo vorrà potrà contattarmi al numero di telefono o a casa…”.