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Di prossimo ш rimasto all’uomo contemporaneo solo il cellulare. Ma cosa succede quando si ш troppo soli e da troppo tempo? Si ш contaminati dalla tristezza e poi dalla disperazione. E’ l’esito di una societр retta dall’ideologia del non senso, afferma lucidamente Luigi Zoja nel suo recente libro “La morte del prossimo” . Questi esiti della nostra societр occidentale denunciati da letterati e sociologhi, non sono il frutto di un fato avverso contro cui l’uomo non puђ fare niente, tutt’altro. La situazione attuale non ш generata da un mitico “ caso” capace di polverizzare l’uomo o di guidare l’universo, bensь da precisi itinerari delle societр contemporanee, da libere scelte dell’uomo. E’ nata una raffinata industria del benessere ma persa ш la gioia, perchщ perduto ш l’Altro. 1. La gioia ш frutto dell’essere protesi verso l’Altro Per la gioia, come per l'amicizia, l'uomo che vuole acquistarla mediante una ricerca affannosa, la perde e non la troverр proprio perchщ ш tanto ripiegato su se stesso e preoccupato dei suoi interessi, che non pensa piљ al bene altrui, cioш non si indirizza piљ a un altro per renderlo felice. In altre parole, non considera l'altro come una persona, ma in qualche modo come uno strumento che gli puђ servire per i propri scopi piљ o meno elevati. D'altra parte, l'uomo - l'esperienza ce lo insegna - non puђ sentirsi a lungo felice da solo, perchщ la gioia tende ad una felicitр-con-gli-altri, ad un essere-felici-insieme. L'uomo infatti ш strutturalmente relazione, ш per la sua stessa essenza un essere-indirizzato-verso- l' altro: questo dato fondamentale fa sь che sarр un uomo gioioso solo l'uomo che in tutte le sue relazioni cerca di rendere felici gli altri. Evidentemente, la gioia raggiungerр il suo culmine, dove si rivela come il frutto d'un reciproco amare disinteressato. Ш quindi una regola fondamentale che non si puђ essere sereni e gioiosi interiormente, se non si aiutano gli altri ad esserlo; ciђ in pratica significa che bisogna essere piљ attenti a rendere sereni gli altri che a procurare gioia a noi stessi. La letizia spirituale accompagna una vita dedita agli altri, mentre il farci centro di tutto e il chiuderci in noi stessi ci rende tristi e soli. Cosь, colui che si rende colpevole dell'infelicitр altrui, spegne la luce nei propri occhi ed essi diventano torbidi e duri. La letizia invece fiorisce in colui che sostiene amabilmente i propri fratelli, che ш gentile, benevolo, generoso verso di loro, che dimostra pazienza, comprensione, apertura verso tutti, che ш magnanimo e rispettoso nei suoi rapporti con tutti. In fondo, si sperimenta che la gioia ш un fiore della caritр, un raggio dell’amore cristiano che crea comunione. E’ chiaro che non si puђ porgere la mano all' altro, per condividere le semplici gioie della vita, se non si ha il cuore sereno. Come puђ, chi non vive in armonia con se stesso, incontrarsi in modo gioioso con un altro? Anche qui bisogna ribadire che la gioia accompagna una vita limpida e pura. Il libro dei Proverbi osserva: ЋIl cuore felice rende lieto il volto, il cuore in pena abbatte lo spiritoЛ (Pro 15, 13); e il Siracide: il cuore dell'uomo modella il suo volto, sia in bene, sia in male. Il viso ilare ш indice di animo sereno, il volto triste ш segno di preoccupazioni e affanniЛ (Sir 13,25-26). Tale serenitр dell'anima sarр il  frutto della fedeltр alle proprie convinzioni piљ profonde e all'impegno di andare avanti accogliendo la vita come dono di Dio. Ma dobbiamo anche difendere e proteggere il cuore. Questo richiede da parte dell'uomo un atteggiamento attivo e prima di tutto l'attenzione di allontanare da sщ ogni forma di tristezza insana e malvagia, in cui spesso si cela una vera tentazione da cui bisogna liberarsi con tanto piљ impegno piљ quanto piљ ne ш oscura e imprecisa l'origine. La tristezza, dice in proposito il Pastore d'Erma, ш il peggiore di tutti gli spiriti cattivi. Piљ di ogni altro spirito malvagio distrugge la capacitр creativa dell'uomo, demolisce le forze migliori del cuore e dell'intelligenza, in una parola avvilisce e paralizza i volti piљ luminosi dell' anima. 2. La gioia ш una presenza La gioia, dono del Cristo risorto, non ш una ЋcosaЛ data ai discepoli, ma una presenza, cioш la presenza del Signore risorto grazie allo Spirito Santo. La gioia cristiana scaturisce dal trovarsi alla presenza del Signore, dal sapere che Dio ci ama ed ш vicino. Quando il salmista esclama: ЋUna luce si ш levata per il giusto, gioia per i retti di cuoreЛ (Sal97, 11), ciђ significa che soltanto colui il quale ha il cuore limpido e puro, si accorge della presenza del Signore e se ne rallegra. Cosь gioirono i discepoli alla vista del Signore risorto (cf. Gv 20,20); la sorgente della gioia cristiana sta nell'incontrarsi con Dio, col Signore Gesљ. Si intende allora che anche la gioia, come frutto dello Spirito, ш il risultato della sua presenza nel cuore del credente. Il nostro cuore ш lieto e sereno quando ha in sщ lo Spirito di Dio, il dono del Cristo risorto. E anche dopo l'ascensione, notano gli Atti, nei riguardi dei nuovi convertiti, che: Ћi discepoli erano pieni di gioia e di Spirito SantoЛ (At 13,52). La serena gioia del cuore, dono e grazia di Dio, non significa 1'assenza della sofferenza o delle tribolazioni. Ce ne avverte Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi: ЋE voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo, anche in mezzo a grande tribolazioneЛ (1 Ts 1,6). Si tratta d'una gioia anche in mezzo alle difficoltр e alla lotta. Non ш facile la serenitр interiore quando le disgrazie ci colpiscono, quando le amicizie e le persecuzioni si moltiplicano lungo la nostra vita; solo l'umile fede nella presenza del Signore, del suo amore paterno e provvidente, permette allora di mantenere nel fondo del cuore la serenitр, pur nelle pesanti condizioni dell'esistenza. Nell'ora della prova il Signore non ci abbandona ma sta accanto a noi, affinchщ non solo siamo in grado di affrontarla con coraggio, ma anche di pregare attraverso le misteriose vie della sofferenza come egli pregђ al Getsemani, : ЋSia fatta la tua volontрЛ. La gioia, che ci viene data dallo Spirito, non ш soltanto una nota personale o di carattere, ma, poichщ emana dalla caritр, ha anche una dimensione fraterna ed ecclesiale: non nel senso che sia messa infantilmente in mostra, ma come un servizio ai fratelli, che infonda in essi fiducia e speranza. La serenitр del cuore, e in particolare quella passata attraverso il fuoco prova, renderр migliori anche gli altri, perchщ la vera gioia spirituale, ben lontana dall' amareggiare, scoraggiare, rattristare inutilmente chi vive con noi, li fortifica nell'attuare la realizzazione delle promesse divine di un regno di pace e giustizia, di bene e amore, ormai prossime.  3. Il martirio, testimonianza di una presenza Il martirio, la testimonianza, ш possibile solo a chi ш nella gioia di Dio . Oggi veneriamo la nostra patrona, S. Giulia martire, testimone, di che cosa? Di una filosofia religiosa cristiana, no certamente, ш testimone di una presenza nel suo cuore: quella di Dio, quella dell’Amore, quella della gioia. E’ stata la volontр di non tradire, di non perdere quanto ella aveva trovato a renderle addirittura preferibile il supplizio alla perdita del Signore. Comprendete quanto forte doveva essere in lei questa presenza d’amore, talmente radicata nella sua carne da diventarne motivo d’esistenza, con la Scrittura potremmo dire: soffio vitale . Solo chi ha provato e gustato questa Presenza del Risorto puђ capire, agli altri ш precluso come la libertр ai carcerati, la vita ai morti, la luce ai ciechi. Una nuova evangelizzazione, una rinnovata caritр pastorale, una passione civile per una nuova cittadinanza, come una fedeltр alla propria famiglia, sono generate solo nella gioia di una Presenza che rende capaci di dono . Senza vita nello Spirito non c’ш alcuna riforma ne della Chiesa ne della societр ma solo chiacchere salottiere e potere . Solo chi conosce la gioia puђ condurre alla gioia una Chiesa o un popolo . Il martirio di S.Giulia ieri come quella del Vescovo Oscar Romero, nei nostri giorni, ce lo ricordano con la forza del sangue .  F.Pessoa “Il libro dell’inquietudine” , Feltrinelli, Milano 1995, pg 53  M. Ledrus, I frutti dello Spirito, pp. 52-54.  M. Ledrus, I frutti dello Spirito pp. 57 -58.      =?@AI^xИншщъA 1 F Q S T r ‹ Œ   Ѕ  % a  Т У   C E a s w x y … ёхёжвЮЦЛЗЏЗЈЗžвЈЗšЗ–Ю–ЗŽЏЗЮŠЮŠЮŠЮŠЮŠЮŠЮšвzhadXhHѕ5CJOJQJaJhзl hz/hadX6hadXhjjhDiС0JU h~hDiСhz/hDiС6hDiСhDiСhDiСOJQJh5NGOJQJhz/hHѕh u hHѕCJOJQJaJhHѕCJ(OJQJaJ(h6phHѕCJ(OJQJaJ(*=>?@AIъ Ѕ  w x y А Б и r#†—їїїяяяяяяяяяяяяяяяяяяяяяяяя$a$gdHѕ$a$gdHѕТ)o*|*ўўў… ‡ А Б z €   Њ Ћ Р С з и і ї qr#89O\c‡ˆŠ‹ЃГКНОђї02Kl…†ІЇтуŽ–—ЧШЪщъћ§7VWяплбЪЦЪТЪТЪТЪТЪТбЪТЦЪЦЪТЦТЦТЪТбЪТЪТЪТЪТЛТЛТЛТЛТЛТЛТЛТЛТЛТЛлЦЛлЦЛлЦЛТлбл hKv`hHѕhHѕh Mo hЩ=qhHѕh№)›hHѕ56h№)›hadXhHѕ5CJOJQJaJhadXhadX5CJOJQJaJG…с.ћ BgЧ–—˜ДЕOОЇCР!ИЙ, QЄ Ј!їїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїїї$a$gdHѕ…ежрс-.BC}€ЖЙњћ‹ŒНУд BsvЌё8PQfgЧ”•–—˜ДЕNOЛНОмопј_aІї№ь№ь№ь№ь№ь№ь№ш№ь№с№ь№ька№ь№ь№ь№ь№ьШРБРьшЂша˜а‘ьшь‘ь‘ь‘ь‘ hС?hHѕh№)›h№)›56hadXhHѕCJOJQJaJjh№)›hHѕ0J>*Uh№)›hHѕ>*h№)›hHѕ6h№)›hHѕ56 h Mo56 h]\hHѕh№)›hHѕ hKv`hHѕh№)›hHѕ59ІЇ45CР!ЗИЙ)*+,IYЖЗя +PQІЇ  y z Ѓ Є В Г х ц !!†!Š!Ї!Ј!Љ!T"…"‹"“"Њ"П"Т"д"е"с"х"X#^#i#j#Ё#Ђ#м#н#$$B$C$D$H$I$x$ќѕќѕыуѕќпыѕплѕќѕќѕдќдќдќдќдлдќдќдќдќдќдќЭыдќдХдќдќдќдќдќдќдќдќдќЛќпЌhadXhHѕCJOJQJaJjhHѕ0JUh№)›hHѕ>* h`h№)› h`hHѕh Moh№)›h№)›hHѕ6h№)›hHѕ56 hС?hHѕhHѕDЈ!Љ!е"G$H$I$x$Х$Ц$%Љ%A&ќ&›'œ'z(ѕ(і(A)Т) *=*m*n*o*q*r*t*їїїїїїїїїїїїїїїїїїїѕїї№ююююgdHѕ$a$gdHѕx$•$–$Х$Ц$_'`'œ'y(z(д(щ(є(ѕ(і(A)X)])ƒ)—)С)Т)У) ***<*=*>*?*l*n*o*p*r*s*u*v*x*y*|*}*їяїычучлгЫЦЫСчлчучучНГЏГЏЄЏГЏЏ™‘™‘™‘™‘™НjhKЭUhKЭ h`hУ5yh MohУ5yCJaJhУ5yjhУ5y0JUh­nъ hHѕ6 h"#Œ6hZЮhHѕ6hZЮhзl 5hZЮhHѕ5h;hHѕhadXh№)›h№)›6h№)›hHѕ6)t*u*w*x*z*{*|*}*§§§§§§ѕ$a$gdHѕ,1hА‚. 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